Così è potuto uscire dal carcere 41 bis il boss Pasquale Zagaria: il documento

L'esponente del clan dei casalesi ora è ai domiciliari. Il capo del Dap Francesco Basentini a Non è l'Arena smentisce le parole dei giudici sulla mancata risposta: "Il dipartimento ha assunto le sue determinazioni". Ecco l'ordinanza che ha scatenato le polemiche

Di Anna Ditta
Pubblicato il 27 Apr. 2020 alle 17:21 Aggiornato il 27 Apr. 2020 alle 17:27
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Così è potuto uscire dal carcere 41 bis il boss Pasquale Zagaria: il documento

“Dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non è giunta risposta alcuna”. Sono parole che pesano quelle che si leggono sull’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Sassari del 23 aprile scorso con cui è stata disposta la scarcerazione e il trasferimento ai domiciliari di Pasquale Zagaria. Un documento che TPI è in grado di pubblicare dopo che l’ordinanza è stata citata da Massimo Giletti nel corso della puntata di ieri di Non è l’arena, su La7. Pasquale Zagaria, imprenditore del clan dei Casalesi e fratello del boss Michele, era recluso al 41-bis nel carcere di Sassari, dove scontava una condanna a 20 anni di reclusione per associazione di tipo mafioso e altri reati. L’ordinanza ha disposto il trasferimento ai domiciliari per poter garantire al detenuto la prosecuzione dei trattamenti di cui ha bisogno per curare una grave malattia, dal momento che la clinica che lo aveva in cura in Sardegna è diventata un centro Covid-19. Ironia della sorte, Zagaria sconterà i domiciliari a casa della moglie, a Pontevico, in provincia di Brescia, una delle zone più colpite dall’epidemia.

Sulla scarcerazione è stata disposta un’indagine interna dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ma sono diverse le domande a cui il Dap (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) dovrà rispondere. Innanzitutto perché i giudici scrivono che il Dap non ha fornito una risposta ai magistrati di sorveglianza che chiedevano, come si legge nel documento, di “verificare l’eventuale possibilità di trasferimento in altro Istituto penitenziario attrezzato per quel trattamento o prossimo a struttura di cura nella quale poter svolgere i richiesti esami diagnostici e le successive cure”. La risposta sarebbe arrivata, come sottolinea Massimo Giletti, solo il 24 aprile, all’indomani dell’ordinanza di scarcerazione di Zagaria.

Più avanti nell’ordinanza i giudici tornano sulla questione specificando che: “Sul punto va detto che il Tribunale ha anche chiesto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria se fosse possibile individuare altra struttura penitenziaria sul territorio nazionale ove effettuare il follow-up diagnostico e terapeutico, ma, come detto, non è pervenuta alcuna risposta, neppure interlocutoria“. Sollecitato da Massimo Giletti, il capo del Dap Francesco Basentini ha dichiarato che “ciò che è stato detto sulle mancate risposte da noi non trova rispondenza”. Basentini ha in sostanza smentito le parole dei giudici: “Il Dap ha assunto le sue determinazioni, ha comunicato che quelle precise indicazioni date dal tribunale di sorveglianza non corrispondono alla realtà documentale accertata presso il dipartimento”, ha detto. “Dal materiale che abbiamo acquisito al Dap, ciò che è stato detto in merito alle mancate risposte da noi non trova rispondenza”.

“Come mai il Dap non ha trasferito Zagaria Pasquale in una struttura idonea il 9 aprile (quando è partita la richiesta dei magistrati, ndr)?”, ha detto il sostituto procuratore di Napoli Catello Maresca, intervenendo in trasmissione. “Zagaria Pasquale è uno dei capi del clan più potente in Italia negli ultimi 20 anni, non può essere trattato come un criminale comune. Queste pratiche vanno trattate con priorità assoluta”, ha aggiunto. “Doveva essere trasferito a Viterbo, a Roma o a Pisa, dove c’è un centro sanitario d’eccellenza, il 9 sera, non il 23”.

“Un trasferimento di detenuto per motivi sanitari, come avvenuto in questo caso, è oggetto di valutazione innanzitutto da parte del personale sanitario, che non fa parte del nostro organico”, ha replicato Basentini. Ma la risposta non convince Maresca, che sottlinea: “il nulla osta sanitario arriva in dieci minuti”. Altri boss mafiosi al 41 bis rischiano di essere scarcerati e finire ai domiciliari nei prossimi giorni per le stesse ragioni emergenziali legate al caso di Zagaria. La speranza è che prima che questi provvedimenti siano adottati il Dap e le autorità competenti valutino e sfruttino tutte le alternative possibili.

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