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Draghi: “L’aspettativa di vita è diminuita di 5 anni nelle zone più colpite dalla pandemia”. I dati

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 18 Feb. 2021 alle 09:46
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Cambiare il modello di crescita, tutelare giovani, donne e autonomi, riformare fisco, giustizia e pubblica amministrazione con “il primo dovere” che resta ovviamente quello di “combattere la pandemia e occuparci di chi perde il lavoro”: sono alcuni dei punti fondamentali del discorso che il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha tenuto nella mattinata di mercoledì 17 febbraio nell’aula del Senato.

Il nuovo premier ha fatto un cenno importante alle zone colpite dalla pandemia e degli effetti della stessa sulla popolazione. “L’aspettativa di vita, a causa della pandemia, è diminuita: fino a 4-5 anni nelle zone di maggior contagio; un anno e mezzo-due in meno per tutta la popolazione italiana. Un calo simile non si registrava in Italia dai tempi delle due guerre mondiali”, ha detto Draghi.

I dati

Quello riportato da Draghi è lo lo scenario stilato dall’Istat, secondo il quale, nel 2020 si è assistito a un ridimensionamento, in termini di aspettativa di vita, “significativamente più marcato nelle province del Nord”. In quelle maggiormente colpite dal Covid-19, soprattutto nel Nord-ovest e lungo la dorsale appenninica, “si passerebbe da una speranza di vita alla nascita di quasi 84 anni a una di circa 82″.

Nella provincie di Bergamo e Cremona, le più colpite dal Covid, la speranza di vita alla nascita si ridurrebbe di oltre 5 anni nello scenario elaborato dall’Istat. E a Bergamo la perdita, calcolando la vita che resta al compimento del 65 compleanno, raggiungerebbe addirittura i sei anni. “Le criticità appaiono più nette ed evidenti restringendo l’attenzione alle stime sulla speranza di vita degli over 65enni. In particolare, in tutte le province del Nord e parte di quelle del Centro un individuo al 65esimo compleanno poteva aspettarsi di vivere, in epoca pre-Covid, per altri 21 anni (mediamente); mentre con gli effetti di mortalità dovuti alla pandemia, tale durata , facendo riferimento allo scenario intermedio ‘moderato’, scenderebbe a circa 19.

“In alcuni territori – si legge nel rapporto – si torna indietro di circa 20 anni, come nel caso di Bergamo”, dove la speranza di vita stimata equivale a quella accertata “nel lontano anno 2000”, o di “Cremona, dove si torna al 2003, mentre in molte altre Province, quasi tutte al Nord, il ritorno al passato, se anche non arriva ad approssimarsi a un ventennio, è comunque superiore a una decade”.

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