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Afghanistan, bomba contro una scuola a Kabul: strage di studenti

Almeno 48 morti e 67 feriti nell'esplosione in un quartiere sciita. Poche ore prima 40 militari erano stati uccisi dai Taliban nella provincia di Baghlan

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Credit: AFP PHOTO / NOORULLAH SHIRZADA

Almeno 48 persone sono state uccise e altre 67 sono rimaste ferite nell’esplosione di una bomba in un centro educativo privato nella zona ovest di Kabul, in Afghanistan.

Le vittime sono in gran parte studenti che si preparavano per gli esami di ammissione all’università. L’esplosione è avvenuta nel primo pomeriggio di mercoledì 15 agosto 2018 in un quartiere a maggioranza sciita. I Taliban hanno negato qualsiasi coinvolgimento.

“La natura dell’esplosione non è ancora nota”, ha dichiarato Hashmat Stanikzai, portavoce della polizia.

Poche ore prima, in un altro attentato nella provincia di Baghlan, sono morti almeno 40 tra militari e poliziotti. In questo caso i Taliban hanno rivendicato l’azione, che ha preso di mira un avamposto militare nella provincia settentrionale.

È stato Zabihullah Mujahid, portavoce del gruppo fondamentalista a rivendicare l’attacco: 9 i poliziotti, 35 i militari uccisi.

Non ci sono stati commenti immediati dal ministero della Difesa afghano.

Si tratta dell’ennesimo attentato compiuto dai Taliban nelle ultime settimane.

Almeno cento membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi negli scontri con i Taliban avvenuti giovedì 9 agosto per il controllo della città orientale di Ghazni.

Oltre ai cento militari, anche tra i venti e i trenta civili hanno perso la vita, mentre tra i Taliban hanno perso la vita 194 combattenti.

Nella giornata di lunedì 13 agosto sono stati effettuati nove raid aerei. Nella città lo scontro a fuoco continua ma è difficile dare notizie certe sull’avanzare dei due schieramenti.

L’attacco a Ghazni, che si trova a meno di 200 chilometri a sud di Kabul, è iniziato lo scorso giovedì: la città era stata colpita durante la notte e, nelle fasi iniziali degli scontri, i Taliban avevano annunciato di essere riusciti a prenderne il controllo. Il portavoce degli insorti, Zabihullah Mujahid, aveva dichiarato in un comunicato che “centinaia di mujaheddin equipaggiati con armi pesanti hanno sequestrato posti di blocco e stazioni di polizia nella città”.