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Sesso in cambio di cibo: le donne siriane costrette a prostituirsi per ottenere aiuti umanitari
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Credit: Reuters/Stringer

Sesso in cambio di cibo: le donne siriane costrette a prostituirsi per ottenere aiuti umanitari

Un'inchiesta della BBC ha fatto luce sugli abusi del personale ai danni di una popolazione in ginocchio, per anni ignorati dalle Nazioni Unite nonostante le denunce

27 Feb. 2018
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Credit: Reuters/Stringer

Il personale incaricato da Nazioni Unite ed Ong di distribuire aiuti umanitari alle popolazioni del sud della Siria ha sfruttato le donne siriane chiedendo loro prestazioni sessuali in cambio di cibo.

A svelarlo un’inchiesta della BBC da cui emerge la raccapricciante realtà nascosta dietro la distribuzione di aiuti umanitari del sud della Siria.

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Nelle aree di Dara’a e Quneitra i pacchi di cibo e prodotti essenziali vengono utilizzati dagli operatori come merce di scambio, per ricattare le donne siriane ed abusare dei loro corpi.

È quanto ha rivelato alla Bbc Danielle Spencer, un’operatrice umanitaria di una delle organizzazioni attive sul territorio, che aveva già denunciato la situazione in passato.

Nel marzo 2015 infatti alcune donne siriane ospitate in un campo profughi della Giordania le raccontarono di essere state ricattate dagli operatori, i quali “trattenevano gli aiuti che erano stati consegnati loro usando le donne per il sesso”.

Il fenomeno, come racconta Spencer, è diventato talmente diffuso e noto alla popolazione locale da spingere le donne a smettere di fare richiesta per gli aiuti, in modo da sfuggire allo stigma collegato agli stessi.

“Si dava per scontato che chi andava alle distribuzioni aveva compiuto un qualche atto sessuale in cambio degli aiuti” spiega l’operatrice.

Nel giugno 2015 l’International Rescue Committee (IRC) avviò un’indagine su 190 donne di Dara’a e Quneitra, mostrando come circa il 40 percento delle violenze sessuali nella zona avvenisse durante l’accesso ai servizi.

Il 15 luglio 2015 i risultati dell’inchiesta furono presentati ad una riunione tenuta dalla UNPFA ad Amman, in Giordania, alla quale erano presenti rappresentanti di agenzie ONU ed organizzazioni internazionali.

In risposta alle accuse varie organizzazioni dichiararono che avrebbero attivato politiche più severe di contrasto al fenomeno, tuttavia negli ultimi tre anni la situazione non sembra essere cambiata.

Il rapporto “Voci dalla Siria 2018” del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) racconta infatti di incaricati che, in cambio della consegna dei pacchi, chiedevano di ottenere il numero di telefono delle ragazze, o le costringevano ad accompagnarli a casa.

Secondo Spencer le agenzie umanitarie internazionali avrebbero scelto di chiudere un occhio sulla situazione per poter continuare a collaborare con gli operatori locali, l’unica possibilità per recapitare gli aiuti nel territorio, squarciato dalla guerra più feroce dei nostri giorni.

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L’accesso alle aree più pericolose della Siria è infatti interdetto allo staff internazionale, che deve necessariamente servirsi di parti terze (su cui ha un minore controllo) per la distribuzione degli aiuti.

“Lo sfruttamento e gli abusi sessuali a donne e ragazze sono stati conosciuti ed ignorati per sette anni. Le Nazioni Unite hanno deciso di sacrificare i corpi delle donne” commenta Danielle Spencer.

“Da qualche parte qualcuno ha deciso che andava bene continuare a lasciare che i corpi delle donne fossero usati, abusati e violati per poter portare aiuti a più persone”.

Il nuovo rapporto sembra però avere avuto un maggiore impatto sull’opinione pubblica, forse anche a causa dell’attenzione mediatica dedicata alle contraddizioni interne delle grandi organizzazioni umanitarie dopo gli scandali che hanno colpito il mondo della cooperazione.

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Le agenzie delle Nazioni Unite hanno dichiarato di non essere a conoscenza di abusi da parte dei loro partner nella regione, ribadendo la loro politica di “tolleranza zero” per lo sfruttamento sessuale.

Ecco il video dell’intervista della BBC a Danielle Spencer.

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