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Trump vuole aprire allo sfruttamento delle risorse naturali in due parchi nazionali dello Utah

I tagli riguarderanno il Grand Staircase-Escalante National Monument e il Bears Ears National Monument. I gruppi ambientalisti hanno minacciato azioni legali contro Washington

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Credit: AFP PHOTO / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / GEORGE FREY

Lunedì 5 dicembre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dato il via libera al ridimensionamento di due aree naturali protette dello Utah: il Grand Staircase-Escalante National Monument e il Bears Ears National Monument, nelle quali risiedono ancora alcune comunità di nativi americani.

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La mossa di Trump rappresenta uno strappo con le politiche portate avanti da alcuni suoi predecessori, come Bill Clinton e Barack Obama, che avevano introdotto limiti e restrizioni nello sfruttamento delle aree interessate dal nuovo provvedimento.

I tagli nei due parchi riguardano più di due milioni di acri di terra, per una riduzione del 15 per cento dell’estensione totale delle aree protette.

Come riferisce il quotidiano britannico “The Guardian”, la più colpita sarà quella del Bears Ears National Monument, che passerà dagli attuali 1,5 milioni a poco meno di 230mila acri.

Parlando da Salt Lake City, il presidente statunitense ha così difeso la scelta di ridimensionare le due aree naturali: “Alcune persone credono che le risorse naturali dello Utah siano controllate da un piccolo gruppo di burocrati a Washington, ma si sbagliano. Le famiglie e le comunità dello Utah conoscono e amano la loro terra più di chiunque altro. Oltre a questo, sanno prendersene cura e mantenerla al sicuro per le prossime generazioni.”

“Con la decisione di oggi, vi restituiamo la possibilità di scegliere come preferite utilizzare i vostri territori. Verranno restituiti all’uso pubblico perché sappiamo che le persone libere di sfruttare e godere liberamente dei propri territori hanno a cuore più di tutti la tutela e la conservazione dei beni naturali”, ha aggiunto il presidente statunitense.

Il provvedimento dell’amministrazione Trump rappresenta un trionfo per le compagnie petrolifere e i repubblicani dello Utah, che dal giorno del suo insediamento hanno fatto pressioni sul presidente Usa affinché revocasse le tutele introdotte dai suoi predecessori che limitavano le attività di estrazione nella regione.

I gruppi ambientalisti hanno minacciato azioni legali contro Washington: “Questo è un attacco vergognoso e illegale alle nostre aree protette nazionali”, ha detto Jamie Rappaport Clark, ex direttore dello United States Fish and Wildlife Service, oggi a capo della ong ambientalista Defenders of Wildlife.

“Teddy Roosevelt si sta rotolando nella tomba. Con il presidente Trump ci rivedremo in tribunale”, ha aggiunto Clark.

La Casa Bianca si è difesa dalle accuse facendo riferimento ai dati: per ben 18 volte in passato sono stati ridotti i confini di aree protette su iniziativa presidenziale.

La riduzione più significativa, ovvero quella nel parco nazionale di Olympic nello stato di Washington, era stata proposta dal presidente democratico Woodrow Wilson, nello Studio Ovale dal 1913 al 1921.

In base all’Antiquities Act, provvedimento firmato nel 1906 da Theodore Roosevelt, il presidente degli Stati Uniti gode del potere unilaterale di designare le aree naturali protette.