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L’uomo che è sopravvissuto a otto campi di concentramento nazisti
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L’uomo che è sopravvissuto a otto campi di concentramento nazisti

Chaim Ferster è un uomo polacco di 93 anni che ha vissuto in prima persona i terribili crimini compiuti dalla Germania nazista durante la seconda guerra mondiale

07 Ott. 2015

Nel 1939, in coincidenza con l’esplosione della Seconda guerra mondiale, Chaim Ferster aveva 17 anni. Quando fu deportato per la prima volta in un campo di concentramento nazista non sapeva bene a cosa stesse andando incontro.

Ricorda ancora il suo trasferimento al campo di Auschwitz: in lontananza riusciva a vedere del fumo uscire da alcune ciminiere, ma non poteva immaginare si trattasse di forni crematori costruiti dalla Germania nazista per il disfacimento dei cadaveri dei deportati uccisi nelle camere a gas. 

Chaim Ferster è nato in una famiglia ebrea ortodossa ed è cresciuto nella città di Sosnowiec, che si trova nel sud della Polonia. Sosnowiec è stata la sede di uno dei 45 distaccamenti del campo di concentramento di Auschwitz. Oggi vive a Cheetham Hill, nella città di Manchester, dove si stabilì nel 1946.

A settant’anni dalla liberazione di Auschwitz la sua storia è stata raccontata dalla Bbc. L’uomo polacco, che oggi ha 93 anni, ha avuto la fortuna di sopravvivere a ben otto campi di sterminio nazisti. 

Negli anni della Germania nazista Ferster fu costretto a lavorare in condizioni terrificanti, fu malnutrito e si ammalò di tifo. Tutti gli internati nei campi nazisti venivano ordinariamente denutriti e costretti a fare lavori estenuanti per diverse ore al giorno in condizioni di enorme disagio. 

Poi le notizie sull’espansione militare tedesca cominciarono a circolare anche all’interno delle comunità ebraiche. “Ricordo che gli ebrei erano molto preoccupati. Molto, molto preoccupati per quello che stava per accadere”, racconta Ferster. 

In quegli anni tutti sapevano che le persone prelevate dalla Gestapo, la polizia segreta del Terzo Reich che si occupava di identificare gli ebrei, i socialisti, gli omosessuali e le altre persone oggetto delle mire naziste, non facevano più ritorno, racconta Ferster. Sulla base di queste preoccupazioni un suo parente lo esortò a imparare un mestiere che lo rendesse maggiormente utile e meno a rischio di vita, così gli consigliò di imparare a riparare le macchine da cucire. Da allora cominciò a essere conosciuto come il meccanico.

Tra il 1943 e il 1945 Ferster fu deportato in ben otto campi di sterminio dislocati tra la Germania e la Polonia. Ricordando di quei giorni racconta di quando fu costretto assieme ad altri compagni a spostare pesanti blocchi di cemento da un carro.

Il clima era rigidissimo, la temperatura oscillava tra i 25 e i 26 gradi sotto zero. Ma nonostante ciò, i soldati nazisti cominciarono a picchiarli ammonendoli di svolgere il lavoro più rapidamente. Molti di loro, racconta Ferster, non ce la fecero e morirono dopo essersi ammalati di polmonite.

Verso la fine del 1943 durante una epidemia di tifo che si diffuse nel nuovo campo in cui era stato deportato si ammalò gravemente. In tantissimi morirono, ma ancora una volta lui riuscì a sopravvivere. 

Verso la fine della guerra Ferster fu spostato nuovamente, questa volta nel campo di concentramento di Auschwitz, dove ricorda delle camere a gas che uccisero tantissimi dei suoi compagni di prigionia.

Negli anni dell’Olocausto furono condotti numerosi esperimenti per trovare il modo più rapido ed efficace per uccidere i deportati. Inizialmente i nazisti fecero uso del monossido di carbonio spesso prodotto tramite i gas di scarico di camion o carri armati, ma in un secondo momento passarono allo Zyklon B, un agente fumigante a base di acido cianidrico che permetteva di uccidere in maniera più veloce e più persone contemporaneamente. 

Ferster fu una delle poche persone a sopravvivere ad Auschwitz, da cui fu rilasciato nel gennaio del 1945. Ma nella primavera dello stesso anno, la Germania, uscita sconfitta dalla guerra, accelerò i suoi programmi per eliminare i prigionieri ebrei. E fu in questa occasione che fu nuovamente deportato assieme ad altri prigionieri nel campo di Buchenwald, in Germania.

Qui grandi gruppi di prigionieri venivano uccisi giorno dopo giorno, e lo stesso mattino del suo arrivo Ferster fu messo da parte dalle SS naziste per essere fucilato. Ma proprio in quel momento truppe delle forze alleate coalizzate contro le Potenze dell’Asse fecero irruzione nel campo mettendo in fuga i soldati tedeschi lì presenti.

“Dopo circa mezz’ora un carro armato americano varcò i cancelli del campo e alcuni soldati cominciarono a gridare ‘Siete liberi, siete liberi!'”. Questo grido gli aprì definitivamente le porte verso la libertà. 

Dopo essersi trasferito in Inghilterra Ferster ha lavorato prima per una ditta che si occupava della riparazione di macchine per cucire, e poi ha fondato diverse aziende che hanno avuto un enorme successo. 

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