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Tour de France 2022: dalla Danimarca al Campi Elisi pensando a Vincenzo

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Parte dopodomani, venerdì 1 luglio, da Copenhagen, il 109° Tour de France. Si tratta, come già avvenuto due mesi fa per il Giro d’Italia da Budapest, di un differimento, posto che la Grande Boucle avrebbe dovuto muovere dalla terra d’Amleto già dodici mesi fa. ASO, ente organizzatore della corsa, poi decise di virare sulla Bretagna per motivi prudenziali legati alla pandemia. Fatto sta che ora la corsa gialla prende finalmente il via dalle rive del mar Baltico in un clima di grandissima incertezza sanitaria.

Nell’iniziare la disamina del percorso, emerge chiaramente la somiglianza del disegno di quest’anno con quello di otto anni fa, che regalò all’Italia la sua ultima vittoria con Vincenzo Nibali: tre giorni all’estero, in quel caso l’Inghilterra, seguiti dal pavè, la Planche des Belles Filles, le Alpi, il Midì, i Pirenei e la tradizionale cronometro finale nelle terre di Cyrano de Bergerac, prima della conclusione sui Campi Elisi. Dopo un Giro d’Italia poco meno che eccezionale, concluso al quarto posto, Vincenzo non correrà in Francia. Sicuramente, però, il messinese sarà al centro dei pensieri dei tifosi italiani che rivivranno quelle giornate indimenticabili in coincidenza con i passaggi nei luoghi dei suoi trionfi.

Si partirà, dunque, tra 48 ore in modo tradizionale con una cronometro cittadina di 13 chilometri nel cuore della capitale danese. Non ci saranno insidie altimetriche bensì tante curve che imporranno ai corridori continui rilanci dell’azione. Il campione del mondo contro il tempo Filippo Ganna (Ineos Grenadiers) ha fatto di questo appuntamento, e della conseguente conquista della maglia gialla, il primo dei suoi due obiettivi stagionali, unitamente al record dell’ora che tenterà d’abbattere a fine agosto a Grenchen in Svizzera. Il verbanese dovrà vedersela contro gli altri specialisti delle crono, a cominciare dagli eterni duellanti Wout Van Aert (Jumbo Visma) e Mathieu van der Poel (Alpecin Deceuninck). Quest’ultimo, tra l’altro, andrà a caccia d’un record particolare riuscito nel 1968 all’alsaziano Charly Grosskost che, in quella ormai lontana stagione, seppe indossare, in apertura di Giro e Tour, sia la maglia rosa che quella gialla. Chi dovesse vincere la tappa inaugurale potrà realisticamente aspirare a conservare il simbolo del comando fino all’approdo in Francia. Le successive due frazioni scandinave, infatti, non presenteranno difficoltà, escludendo le potenziali trappole provocate dal vento.

Discorso analogo per i pericoli causati da Eolo si applicherà alla quarta frazione, martedì 5 luglio al rientro in territorio transalpino, dopo il primo giorno di riposo. Si pedalerà in riva al Mare del Nord, da Dunquerque a Calais, finendo, probabilmente, con il terzo volatone generale consecutivo. Il giorno successivo, nella Lille – Arenberg, andrà in scena una piccola Parigi – Roubaix: una tappa in cui gli scalatori dovranno fare di tutto per portare a casa la pelle senza troppi danni. Giova ricordare che fu proprio nella frazione equivalente del 2014, corsa in una giornata meteorologicamente autunnale, che Vincenzo Nibali ipotecò la vittoria finale in quel Tour. La sesta tappa segna l’inizio delle asperità altimetriche. Da Binche a Longwy si percorreranno 220 chilometri, la frazione più lunga di quest’anno, con sconfinamento in Belgio e, soprattutto, tre dentelli rognosi, in cima all’ultimo dei quali sarà posto il traguardo. Il giorno dopo, la classifica comincerà a prendere forma più dettagliata con l’arrivo alla Super Planche des Belles Filles sui Monti Vosgi. Si andrà oltre il traguardo che vide trionfare Nibali nel suo anno magico e Fabio Aru in maglia tricolore nel 2017 per arrivare dove Giulio Ciccone conquistò nel 2019 la sua sorprendente maglia gialla. Non facilissima ma nemmeno impossibile la frazione seguente che porterà la carovana gialla in Svizzera. Sul traguardo di Losanna potrebbe arrivare la prima fuga di questo Tour. Il giorno successivo si partirà da Aigle, sede dell’UCI, per arrivare a Chatel. Sarà la prima frazione alpina, non durissima ma che potrebbe diventare importante se le condizioni climatiche, in un senso o nell’altro, dovessero farsi sentire.

Dopo la seconda giornata di riposo, martedì 12 luglio, la corsa riprenderà con la decima tappa, anch’essa alpina. Come per la frazione precedente, i 148 chilometri da Morzine a Megeve non presenteranno difficoltà insormontabili. Ben diverso il discorso il giorno dopo. Si viaggerà da Albertville, sede delle olimpiadi invernali del 1992, per arrivare in cima al Col du Granon. Ci saranno più di 4.000 metri di dislivello con ben tre salite impegnative negli 80 chilometri finali: il Col du Telégraphe (11,9 km al 7,1%) cui seguirà il Col du Galibier (17,7 al 6,9%), Souvenir Henry Desgrange in quanto punto più alto di questa edizione con i suoi 2642 metri, e, appunto, il Col du Granon (11,3 km al 9,2%), in cima al quale sarà posto l’arrivo. Senza assaltare la Bastiglia, giovedì 14 luglio i corridori ripartiranno da Briançon per scalare nuovamente il Galibier, affrontato questa volta dal versante opposto (23 km al 5,1%). Dopo una lunga discesa sarà la volta del Col de la Croix de Fer (29 km al 5,2%), prima del gran finale rappresentato dalla mitica Alpe d’Huez. Lasciate alle spalle le Alpi, la corsa piegherà verso il Midì con il tradizionale arrivo di Saint Etienne, presumibilmente dedicato ai velocisti, cui faranno seguito due tappe intriganti, con gli arrivi di Mende e Carcassonne, ideali per le fughe da lontano.

La roccaforte catara ospiterà l’ultimo giorno di riposo della corsa che sarà seguito dalla prima frazione pirenaica con arrivo a Foix, le cui difficoltà, non eccessive, saranno tutte concentrate nel finale. Mercoledì 20 luglio andrà in scena una tappa potenzialmente esplosiva da Saint-Gaudens a Peyragudes. Saranno solo 130 i chilometri da percorrere. Nella seconda metà, in rapida sequenza, verranno affrontati quattro asperità. Si comincerà con il Col d’Aspin (12 km al 6,5%) cui seguiranno la Hourquette d’Ancizan (8,2 km al 5,1%), le Col de Val Louron-Azet (10,7 km al 6,8%) per concludere con l’ascesa più dura (8 km al 7,8%) che porterà al traguardo. Dulcis in fundo, l’ultima frazione pirenaica, la più impegnativa, con l’arrivo all’Hautacam dove Vincenzo Nibali suggellò il suo Tour. Si percorrerà un anello di 143 chilometri con partenza da Lourdes. Lungo il tragitto, i corridori troveranno, dopo 60 chilometri, il Col d’Aubisque (16,4 km al 7,1%) che sarà seguito dal Col de Spandelles (10,3 km all’8,3%) prima della lunga erta finale (13,6 km al 7,8%) fino al traguardo. I 188 chilometri della Castelnau-Magnoac – Cahors faranno da preludio al penultimo sprint prima che i 40.700 metri da Lacapelle-Marival a Rocamadour, prevalentemente pianeggianti, sanciscano in modo definitivo il nome del vincitore di questa edizione della Grande Boucle, che si concluderà con l’apoteosi finale domenica 24 luglio nell’incomparabile scenario parigino dei Campi Elisi.

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