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Tour de France 2022: Pogacar celebra Saronni nel quarentennale di Goodwood

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Lo sloveno Tadej Pogacar (UAE Team Emirates) ha vinto la sesta tappa del 109° Tour de France, la frazione più lunga di quest’anno con i suoi 220 chilometri da Binche a Longwy che comprendevano anche uno sconfinamento in Belgio. Il campione di Komenda ha conquistato la vittoria sullo strappo finale con uno scatto che ai meno giovani avrà ricordato quello del suo mentore, Giuseppe Saronni, 40 anni fa a Goodwood nel giorno in cui conquistò la maglia iridata. Al secondo posto si è piazzato l’australiano Michael Matthews (BikeExchange) che ha preceduto il francese David Gaudu (Groupama FDJ). Pogacar ha così conquistato la maglia gialla. In classifica generale, precede di 4” lo statunitense Neilson Powless (EF Education Easy Post) con il danese Jonas Vingegard (Jumbo Visma) terzo a 31”.

Dopo la Parigi – Roubaix di ieri, oggi si è assistito ad una Freccia – Vallone con partenza a velocità elevatissima, come testimoniato dai 51 chilometri percorsi nella prima ora di gara. In questo contesto esplosivo, è maturata al comando una situazione decisamente insolita con un terzetto formato dalla maglia gialla Wout Van Aert (Jumbo Visma) in compagnia del danese Jakub Fuglsang (Israel Premier Tech) e dell’americano Quinn Simmons (Trek-Segafredo). Il trio raggiungeva un vantaggio massimo di quattro minuti a metà corsa. Dietro, a farsi carico dell’inseguimento, erano quattro squadre: Bora Hansgrohe, EF Education Easy Post, Ineos Grenadiers e, ovviamente, UAE Team Emirates. Gradualmente, grazie al lavoro di queste formazioni, il distacco cominciava a scendere. Ai meno 70, restavano ai tre fuggitivi solo due minuti.

A 65 chilometri dal traguardo Fuglsang si fermava per un bisogno fisiologico, decidendo poi d’aspettare il plotone. Van Aert, a questo punto, profondeva ancor più energie nell’azione, mantenendo, così, per quasi 30 chilometri il divario stabile intorno ai due minuti. Ai meno 30, però, Simmons cedeva. Il fiammingo proseguiva da solo ma la sua sorte era ormai segnata. La maglia gialla veniva ripresa a 11.000 metri dall’arrivo, lasciandosi sfilare e così abdicando il suo scettro. Ai meno 10 aveva luogo l’immancabile caduta di giornata. Unico coinvolto tra i favoriti era il russo Aleksandr Vlasov (Bora Hansgrohe) che, però, grazie all’aiuto dei compagni di squadra riusciva a rientrare in gruppo.

Sulla Cote de Pulventeux a sei chilometri dall’arrivo partiva il francese Alexis Vuillermoz (TotalEnergies). Lo inseguiva Tadej Pogacar, il cui scatto frantumava il gruppo. L’azione del transalpino andava ad esaurirsi a due chilometri del traguardo, proprio nel momento in cui aveva inizio la Cote de Religieuses, ultima erta di giornata, in vetta alla quale era posto lo striscione d’arrivo. Pogacar schierava la UAE davanti con Majka e McNulty che imponevano un ritmo infernale. Tentava di ribellarsi a questa egemonia Primoz Roglic (Jumbo Visma) che partiva ai 500 metri, di fatto lanciando la volata al suo eterno rivale. Pogacar non si faceva pregare: saltava Roglic con uno scatto che ricordava la leggendaria fucilata del suo pigmalione, facendo letteralmente il vuoto alle sue spalle al punto da potersi permettere il lusso di rialzarsi per festeggiare negli ultimi metri.

Dopo quanto avvenuto nelle ultime due frazioni, sarebbe logico attendersi domani una giornata tranquilla. Difficilmente sarà così in quanto è in programma una tappa da molti indicata come potenzialmente decisiva. Saranno 176 i chilometri da percorrere da Tomblaine fino ai 1.140 metri della Super Planche des Belles Filles. Si supererà il traguardo conquistato da Vincenzo Nibali in maglia gialla nel 2014, e da Fabio Aru tre anni dopo in maglia tricolore, per arrivare dove Giulio Ciccone conquistò, a sorpresa, nel 2019 il simbolo del comando. E’ lecito attendersi di tutto, anzi forse anche qualcosa in più.

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