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La lunga ombra del virus su un Tour de France che guarda a mezzogiorno (di S. Gambino)

Di Simone Gambino
Pubblicato il 28 Ago. 2020 alle 13:12
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Immagine di copertina

La lunga ombra del virus su un Tour de France che guarda a mezzogiorno

Presentato ad ottobre scorso, quando il Covid 19 era ancora lontano, il Tour de France numero 107 destò perplessità per il suo itinerario che presentava delle innovazioni senza precedenti: niente Francia settentrionale, nessuna vetta storica alpina e pirenaica e niente cronometro a squadre, con le prove contro il tempo ridotte al minimo sindacale, i poco più di 30km alla penultima tappa con l’ascesa finale alla Planche des Belles Filles.

Non fu difficile all’epoca diagnosticare per chi fosse stato disegnato il percorso anche in considerazione dell’astinenza di 35 anni dalla vittoria di un corridore transalpino. Infatti, bisogna risalire al 1985 per trovare il nome di un francese iscritto nell’albo d’oro, quello sommo di Bernard Hinault che in quella edizione conquistò il suo quinto successo. Ora i cugini d’oltralpe hanno tre moschettieri su cui puntare. Romain Bardet, secondo nel 2016 e terzo nel 2017, pare aver lasciato alle spalle i suoi anni migliori. Julian Alaphilippe, splendido ed inatteso protagonista l’anno scorso, non ha ancora trovato nel 2020 lo stato di grazia che fece pensare, ad un certo punto, che potesse portare la maglia gialla fino ai Campi Elisi. Thibaut Pinot, infine, appare il più solido dei trio, sempre che riesca a tenere lontana la malasorte che puntualmente si accanisce contro di lui.

Detto dei padroni di casa, è probabile che questa edizione della Grande Boucle si concentri in un testa a testa tra il vincitore dello scorso anno, il colombiano Egan Bernal, e lo sloveno Primoz Roglic, che nel 2019 ha vinto la Vuelta Espana dopo essere giunto terzo al Giro d’Italia. La forma di quest’ultimo pare stratosferica, esattamente come quando si presentò a Bologna nel maggio 2019. Proprio questo fatto, però, genera dubbi tra gli addetti ai lavori, ricordando il suo netto calo nella fase conclusiva dell’ultima  corsa rosa. A sostenere i duellanti ci sono due corazzate che difficilmente lasceranno spazio alle altre formazioni. La Ineos Grenadier, pur avendo rinunciato ai recenti vincitori Chris Froome e Geraint Thomas, dirottati rispettivamente su Vuelta e Giro, potrà contare sull’ultima maglia rosa, Richard Carapaz, oltre a gregari di super lusso come Jonathan Castroviejo, Niko Kwiatkowski e Pavel Sivakov. Anche la Jumbo Visma ha dovuto cambiare in corsa formazione. L’infortunio a Steven Kruijswijk, anche lui spostato sul Giro, non scalfisce una compagine che potrà schierare Tom Dumoulin, come seconda punta, ed avrà a disposizione Lauren De Plus e George Bennett per tenere alto il ritmo quando la strada s’impenna.

Pare improbabile che altri possano inserirsi nella lotta per la maglia gialla finale. Il giovane sloveno Tadej Pogacar, il tedesco Emanuel Buchmann, I colombiani, di svariate età e squadre, Nairo Quintana, Rigoberto Uran, Miguel Angel Lopez e Daniel Martinez, recente vincitore del Giro del Delfinato, lo spagnolo Mikel Landa, l’australiano Richie Porte, l’olandese Bauke Mollema ed il danese Jakob Fulgslang: tutti costoro dovranno compiere un miracolo per aggiudicarsi il gradino più basso del podio. Avrei voluto chiudere con un paragrafo sugli italiani ma onestamente sarebbe troppo. Al neo campione italiano ed europeo Giacomo Nizzolo, al vice campione del mondo Matteo Trentino, al leoncino delle fiandre Alberto Bettiol, al perennemente promettente Sonny Colbrelli ed al duo delle UAE Emirates composto da Fabio Aru e Davide Formolo si chiede di dare un segno, magari con una vittoria di tappa.

È doveroso ricordare, in chiusura, che la carovana gialla dovrà convivere con il protocollo Covid che prevede l’esclusione automatica di una squadra che presenti due positività. Nelle intenzioni originarie di ASO, società organizzatrice del Tour de France, questa inappellabile penale avrebbe dovuto coinvolgere l’intero staff delle squadre al via, 30 elementi considerando, in aggiunta ai corridori, direttori sportivi, meccanici, massaggiatori, autisti, medici ed altri. Dopo una non semplice trattativa, i team hanno ottenuto che l’applicazione del protocollo riguardi solo gli otto ciclisti in gara. La prima settimana si presenta intensa con un assaggio di Alpi cui seguiranno Massiccio Centrale e Pirenei. Vedremo se ci sarà da subito battaglia o se i corridori adotteranno un approccio più graduale, non troppo sicuri della quantità di energia che ciascuno di loro ha in serbatoio. Parigi, in questo momento, è molto lontana.

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