È morto Mario Cotelli, il magnifico burbero che inventò la valanga azzurra

È morto oggi a Sondrio all’età di 76 anni Mario Cotelli, il padre della Valanga Azzurra di sci alpino

Di Simone Gambino
Pubblicato il 5 Nov. 2019 alle 20:41 Aggiornato il 5 Nov. 2019 alle 20:41
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Immagine di copertina
Simone Gambino e Mario Gotelli (Credits: Renato Vettorato)

È morto Mario Cotelli, il magnifico burbero che inventò la valanga azzurra

Per chi non ha ancora compiuto 50 anni, il nome di Mario Cotelli costituisce una gloriosa astrazione. Chi, invece, il mezzo secolo lo ha già passato è ben conscio della immensità del vate valtellinese.

Questo perché Cotelli non solo è stato il più grande tecnico della storia dello sci alpino azzurro ma, soprattutto, è stato l’unico in grado di issare l’Italia ai vertici assoluti mondiali nella prima metà degli anni ’70, quando la leggendaria Valanga Azzurra mieteva successi a ripetizione sulle piste di tutto il mondo.

Divenuto Commissario Tecnico della Nazionale alla vigilia della stagione 1969/1970, nei suoi nove anni alla guida della squadra, vinse cinque Coppe del Mondo assolute, quattro con Gustavo Thoeni ed una con Pierino Gros. A queste vanno aggiunte 12 medaglie tra mondiali e Olimpiadi, frutto di un dominio a volte incontrastato nelle discipline tecniche. Se Thoeni e Gros furono gli esponenti simbolo di quella squadra, non vanno dimenticati altri campioni come Stefano Anzi ed Herbert Plank, nella velocità, Franco Bieler e Fausto Radici, nelle discipline tecniche, tutti capaci di vincere almeno una gara di Coppa del Mondo.

Al di là dei titoli, la giornata per cui MarioCotelli rimarrà per sempre nella storia dello sci è il 7 gennaio 1974. Si disputava lo slalom gigante di Berchtesgaden, con la pista posta ai piedi del famigerato Nido dell’Aquila, il rifugio panoramico utilizzato da Adolf Hitler per gli incontri diplomatici. Quel giorno, considerato dagli addetti ai lavori come la data di nascita della Valanga Azzurra, l’Italia piazzò, in ordine di classifica, Pierino Gros davanti a Gustavo Thoeni, seguito a sua volta da Erwin Stricker, Helmuth Schmalzl e Tino Pietrogiovanna, partito, quest’ultimo, addirittura con il pettorale 43.

Dopo l’abbandono della Nazionale nel 1978 Mario Cotelli, all’epoca 35enne, passò al giornalismo sportivo, diventando tra l’altro commentatore tecnico di Tele Capodistria nelle gare di Coppa del Mondo.

Rimane memorabile la sua telecronaca dello slalom speciale di Wengen nel 1989. Alla fine della prima manche, Alberto Tomba era secondo per soli due centesimi alle spalle del suo rivale austriaco Rudolf Nierlich. Il bolognese disputò una ottima seconda prova al punto che sembrava impossibile che l’austriaco potesse sopravanzarlo. Cotelli, in pieno furore da gara, dichiarò testualmente: “Se Nierlich vince, mi mangio un pollo vivo”.

Il campione austriaco, tragicamente scomparso due anni dopo in un incidente d’auto, mantenne il distacco costringendo il buon Mario, almeno a livello metaforico, ad una difficile deglutizione.

Ho avuto l’onore tra anni fa di conoscere Mario Cotelli in occasione di una sua presenza a Treviso. È stato emozionante conversare con lui, rivivendo momenti della mia giovinezza di cui fu protagonista. A fine serata, il pubblico presente gli ha tributato un applauso di un minuto. Lui, fortemente commosso, ha interrotto gli scrosci dichiarandosi sorpreso di tanto affetto dopo quasi 40 anni dai suoi trascorsi azzurri.

Forse non capiva quanto indelebile è stato il marchio che lui ha impresso nella storia dello sci italiano.

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