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Giro d’Italia 2020, la carrozza che non è mai divenuta zucca

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Alla fin dei conti è andato tutto come previsto. E non mi riferisco alla tappa conclusiva di oggi, la cronometro di 15.7 km da Cernusco sul Naviglio fino a Piazza del Duomo a Milano, ma al 103° Giro d’Italia nel suo complesso. Quando la corsa rosa è partita da Palermo, l’ormai lontano 3 ottobre, si sapeva che c’era una squadra più forte di tutte le altre che avrebbe fatto piazza pulita di tappe e classifica generale. E così è stato con sette successi parziali oltre a quello finale. Certo, obietterà qualcuno, era Geraint Thomas e non Tao Geoghegan Hart l’uomo designato a vestire questa sera l’ultima maglia rosa nel tramonto autunnale di Piazza del Duomo. Questo, tuttavia, è un dettaglio non so quanto importante, anzi forse per niente. Quello che conta è che la corazzata della Ineos Grenadier ha portato a termine con successo la sua missione.

Partivano alla pari oggi il londinese Geoghegan Hart e la maglia rosa Jai Hindley (Team Sunweb), ragazzo di Subiaco, quartiere italiano dell’australiana Perth, formatosi in Abruzzo non lontano dalla cittadina laziale da cui prende nome il suo luogo natio. Hindley ce l’ha messa tutta. Ha lottato alla pari per i primi tre chilometri poi ha ceduto, prima lentamente e poi nettamente, accusando sul traguardo il corposo ritardo di 39”, margine con cui il Giro si consegna, per la prima volta, ad un atleta nato nella terra d’Albione.

Terzo in classifica generale con un ritardo di 1’29”, ma vero sconfitto di questa corsa rosa, è giunto l’olandese Wilco Kelderman (Team Sunweb). Sarebbe bastato un briciolo d’onestà intellettuale da parte sua, magari condito con un una maggior dose di buonsenso da parte della sua ammiraglia, per far sì che oggi si celebrasse il trionfo del suo presunto gregario Jai Hindley. D’altronde, le grandi squadre come la Ineos Grenadier sono abituate a vincere perché possiedono la cultura della vittoria, avendo chiaro come perseguirla. Rohan Dennis probabilmente non sarà il cronoman che era un anno fa ma è diventato un’arma letale che la Ineos ha utilizzato al meglio, facendo crollare Kelderman prima sullo Stelvio e poi ieri al Sestriere. Geoghan Hart è in forte debito con il bicampione del mondo contro il tempo per questa grande vittoria. Per parte sua, il Team Sunweb non ha voluto prendere coscienza d’avere in casa un potenziale vincitore a Milano, puntando sul cavallo sbagliato.

L’Italia ciclistica non esce bene da questo Giro. Il poker di vittorie di uno stellare Filippo Ganna (indovinate in che squadra corre) ed i due successi di Diego Ulissi (UAE Emirates) rendono un po’ meno amaro il calice, ma il quadro, soprattutto in prospettiva futura di classifica generale, è desolante: Vincenzo Nibali (Trek Segafredo) si è difeso con dignità, finendo settimo a 8’15” dal vincitore. Di più, alla vigilia dei suoi 36 anni, non poteva fare. Lo stesso si può dire per un commovente Domenico Pozzovivo (NTT Pro Cycling) che, ad un mese dal suo 38° compleanno, ha chiuso all’undecimo posto con un ritardo di 11’52”. Tra i due, nono a 9’57, il ventiseienne bergamasco Fausto Masnada (Deceuninck Quick Step) ha fatto vedere buone cose, sacrificandosi spesso per il suo capitano Joao Almeida che ha chiuso al quarto posto. Su di lui e su un ritrovato Giulio Ciccone sono concentrate le speranze azzurre per il Giro 2021.

Non si può chiudere questa analisi senza un plauso incondizionato a Mauro Vegni ed al suo staff. Organizzare il Giro d’Italia in condizioni normali è già impresa ardua. Quest’anno pareva che tutto congiurasse contro la corsa rosa, mortificata dall’UCI per salvaguardare la grandeur del Tour de France e delle altre corse gestite dall’ASO. In questo scenario, di per sé deprimente, si sono aggiunti gli inevitabili italici uccelli del malaugurio che, invece di elogiare il buon lavoro fatto, si sono divertiti a spargere notizie false e tendenziose su presunti stop alla corsa causa COVID o sulla impraticabilità di strade che sono poi risultate perfettamente transitabili.

Evviva il Giro d’Italia, la manifestazione che più di ogni altra unisce il nostro paese, a dispetto di chi, pur dichiarandosi italiano, vorrebbe disgregarlo.

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