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Giro d’Italia 2022: cercasi Tadej disperatamente

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Chiusasi oggi la presentazione a rate, stile strip tease ma con finale moscio, il percorso del 105° Giro d’Italia è ormai di dominio pubblico. Da Budapest a Verona, da venerdì 6 a domenica 29 maggio, 21 frazioni, di cui due a cronometro, per un totale di 3.410 chilometri definiscono la prossima corsa rosa. La tre giorni ungherese, rielaborata a due anni di distanza dal progetto originale, è decisamente migliorata. Grazie all’inserimento della terza giornata di riposo, non prevista nel 2020, si è potuto conferire più varietà alle tappe magiare. La breve crono cittadina di 9 km di Budapest, slittata dalla prima alla seconda tappa per assicurarne la disputa di sabato, sarà preceduta dalla Budapest – Visegrad, caratterizzata da un finale in ascesa che selezionerà, seppur parzialmente, il gruppo. La terza frazione, da Kaposvar a Balatonfured, lungo l’omonimo lago, darà spazio alle ruote veloci.

Il trasferimento, come previsto anche due anni fa, sarà in Sicilia, sulla costa orientale. Da Avola, nel siracusano, si salirà, per la quarta volta negli ultimi sei anni sull’Etna. L’arrivo sarà posto ai 1892 metri del Rifugio Sapienza, dove Alberto Contador nel 2011 uccise, al primo arrivo in salita, un Giro che gli sarebbe poi stato tolto a tavolino a favore di Michele Scarponi. Saranno dedicate ai velocisti le due tappe successive: la seconda siciliana da Catania a Messina, con la salita di Portella Mandrazzi, troppo lontana dall’arrivo per fare danni, e la prima continentale, in Calabria da Palmi a Scalea. Si presenta interessantissima la conclusione della prima settimana con tre tappe che, soprattutto se accompagnate dal maltempo, potrebbero incidere sulla classifica finale. Saranno 4.500 i metri di dislivello nei 198 km da Diamante a Potenza, una frazione che potrebbe fare molto male a chi la dovesse sottovalutare. Sabato 14 maggio il circuito napoletano intorno al monte di Procida produrrà scintille tra i cacciatori di classiche. Il giorno successivo, nella nona frazione che da Isernia porterà i corridori ai 1.665 metri del Blockhaus della Maiella, la classifica generale potrebbe assumere una fisionomia ben precisa.

Decisamente meno stimolante risulta la seconda settimana che, dopo il secondo riposo, partirà martedì 17 maggio da Pescara. I traguardi di Jesi, Reggio Emilia e Cuneo saranno appannaggio degli sprinter mentre la tappa da Parma a Genova sembrerebbe adatta ad una fuga a lunga gittata. Sabato 21 maggio verrà riproposto il tema del circuito cittadino. Sarà Torino, dopo Napoli, ad ospitare una frazione dal percorso scoppiettante che, forse, non inciderà sulla classifica ma sicuramente darà spettacolo. Il giorno successivo, da Rivarolo Canavese a Cogne, ci sarà battaglia tra gli uomini di classifica nella rediviva frazione valdostana, quella che tre anni fa decise la corsa a favore di Richard Carapaz.

Nell’ultimo giorno di riposo, lunedì 23 maggio, la carovana si trasferirà a Salò in riva al lago di Garda. Da lì, all’indomani, partirà la tappa regina che attraverso 200 km, con quasi 5.500 metri di dislivello, porterà i corridori all’Aprica, scalando tra l’altro il leggendario Mortirolo seppur dal versante meno duro, quello che parte da Monno in Val Camonica. Da Ponte di Legno si andrà poi verso il Trentino con destinazione Lavarone, lungo 165 km comprendenti i passi del Vetriolo e della Rovere, meglio noto come il Menador. E’ verosimile che chi indosserà quella sera la maglia rosa, avrà tutte le probabilità di portarla fino a Verona. Una picchiata da Borgo Valsugana a Treviso regalerà l’ultima occasione ai velocisti. Venerdì 27 maggio si andrà da Marano Lagunare al santuario di Castelmonte sopra Cividale in una tappa, non priva d’asperità che sconfinerà dal Friuli Venezia Giulia in Slovenia. L’ultima frazione in linea sarà la tradizionale cavalcata dolomitica. Quest’anno si partirà da Belluno per affrontare, nell’ordine, il San Pellegrino ed il Pordoi, Cima Coppi con i suoi 2.239 metri, prima di scendere in picchiata fino a Caprile dove comincerà la salita che porta al traguardo, posto ai 2.057 metri del Passo Fedaia. La breve cronometro di Verona suggellerà l’atto conclusivo del Giro d’Italia 2022 con l’apoteosi del vincitore all’Arena.

Ogni tracciato del Giro racconta una storia e questo non fa eccezione, strizzando l’occhio palesemente in direzione di Komenda, il paesino alle porte di Lubiana, patria di Tadej Pogacar. Il tormentone dell’eventuale doppietta rosa – gialla del 23enne fuoriclasse sloveno sarà il tema dominante di questo fine 2021 ciclistico. Al momento, pur senza aver detto apertamente di no, il vincitore degli ultimi due Tour de France non pare intenzionato ad essere al via a Budapest tra sei mesi. Certo è che la pubblicazione di questo percorso, decisamente invitante per lui, e l’assenza di un avversario all’altezza, posto che sia il connazionale Primoz Roglic che l’ultima maglia rosa, il colombiano Egan Bernal, hanno chiaramente fatto capire che concentreranno la loro stagione sulla corsa francese, potrebbero indurre Tadej a riconsiderare la sua posizione, facendo così felice il suo mentore, Beppe Saronni, che da tempo si batte per portarlo al Giro d’Italia.

In assenza di Pogacar, in sede di pronostico, il nome a cui viene prima da pensare è quello di un italiano. A 34 anni, dopo aver dimostrato d’essere pronto per fungere da leader d’una grande squadra, qual’è la sua Bahrain Victorious, Damiano Caruso avrà l’occasione della vita, difficilmente ripetibile considerando l’età nel 2023. A contrastarlo ci sarà sicuramente un uomo Ineos Grenadiers anche se non è sicuro che, come logica vorrebbe, sarà il campione olimpico Richard Carapaz, trionfatore in rosa nel 2019 proprio all’Arena di Verona. Ciò detto, allo squadrone inglese non mancano le alternative, a cominciare da quel Daniel Martinez che, correndo al servizio di Bernal, ha chiuso il Giro al quinto posto l’anno scorso. La Jumbo Visma non sembra particolarmente interessata alla corsa rosa. Lo sarà ancor meno ora che è stato svelato il percorso. Con Roglic ed il danese Jonas Vinegaard concentrati sul Tour e Tom Dumoulin penalizzato dal tracciato con soli 26 km di cronometro, c’è da aspettarsi che le vespe inviino un team di comprimari. Simon Yates e suo fratello Adam potrebbero dare vita ad un duello fratricida, magari per poi venire sconfitti da un terzo incomodo che potrebbe essere Joao Almeida, capitano designato della UAE Emirates, nel probabile caso non sia presente Pogacar.

L’Italia dovrebbe schierare, in aggiunta a Caruso, quanto di meglio oggi possiede sulle due ruote. Vincenzo Nibali, che intende disputare, in quella che dovrebbe essere la sua stagione d’addio, i tre grandi giri, correrà libero da impegni, sperando di lasciare ai suoi tifosi un ultimo souvenir della sua passata immensità. Giulio Ciccone cercherà di spiegare a se stesso, ancor prima che ai suoi tifosi, cosa voglia fare da grande. Fausto Masnada, probabile uomo di classifica del Wolfpack, dovrà dare sostanza alle speranze di chi lo vede competitivo sulle tre settimane. Infine, c’è Diego Rosa, al rientro al Giro dopo cinque anni all’estero al servizio di svariati capitani: l’Eolo Kometa di Ivan Basso si affiderà a lui o preferirà puntare sull’emergente Lorenzo Fortunato, signore dello Zoncolan? Venendo ai traguardi di giornata, il campione d’Italia e d’Europa Sonny Colbrelli ha sicuramente cerchiato il traguardo di Visegrad dove verrà assegnata la prima maglia rosa. Lo stesso avrà fatto il cecinese Diego Ulissi, desideroso di portare in doppia cifra i suoi successi al Giro. Elia Viviani e Giacomo Nizzolo punteranno alle volate tradizionali dove, però, al contrario della lotta per la maglia rosa, la concorrenza rischia d’essere molto qualificata.

Alla fine dei giochi, comunque, i discorsi sul percorso restano astrazioni figlie dell’astinenza da corsa. Giri disegnati stupendamente si sono rivelati dei flop così come percorsi scialbi hanno prodotto momenti di gara esaltanti. A primavera, vedremo e, forse, gioiremo nel rivedere dopo sei anni un italiano indossare la maglia rosa sul traguardo finale della corsa simbolo del nostro Paese.

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