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Il Giro d’Italia 2021: prudente nel percorso ed avaro nelle celebrazioni

Di Simone Gambino
Pubblicato il 24 Feb. 2021 alle 19:21 Aggiornato il 24 Feb. 2021 alle 19:22
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C’era solo l’imbarazzo della scelta tra le occasioni celebrative offerte dal 2021, a livello storico ancor più che nell’ambito delle due ruote. Eppure, fors’anche a causa della pandemia, il disegno del 104esimo Giro d’Italia sfiora tutte le ricorrenze, senza mai onorarne nessuna a pieno.

La scarsa ecumenicità del percorso, d’altronde, risulta essere il tributo più alto pagato dalla corsa rosa al Covid. Per il secondo anno consecutivo sarà ignorato il litorale tirrenico. L’anno scorso la perdita delle tre tappe iniziali in Ungheria, recuperate al Sud, produsse un tracciato equilibrato con solo 10 frazioni su 21 nel Nord Italia. Quest’anno, invece, saranno 14 le tappe settentrionali con una sola puntata nel mezzogiorno nella Foggia – Guardia Sanframondi, ottava tappa in programma sabato 15 maggio. Piemonte, Emilia – Romagna ed Abruzzo, le tre regioni che hanno contribuito più delle altre all’allestimento della corsa, vengono premiate con un doppio passaggio.

Limitato nelle cronometro, in apertura a Torino ed in chiusura a Milano per meno di 40 chilometri complessivi, il Giro 2021 offre molte tappe “vorrei ma non posso” ma nessuna da tregenda. Dopo lo Zoncolan dal versante morbido di Sutrio nella quattordicesima tappa, la Cima Coppi sarà il Passo del Pordoi (2.239 metri) inserito nella sedicesima frazione da Sacile a Cortina d’Ampezzo, pubblicizzata, forse con un po’ troppo ottimismo, come quella decisiva. Più probabile, a mio avviso, che a segnare il destino della corsa siano i successivi tre inediti arrivi in salita di Sega di Ala in Trentino, Alpe di Mera in Valsesia e dell’Alpe Motta nella Valle dello Spluga, fermo restando che l’ardore dei corridori sarà, alla lunga, ben più importante delle asperità del tracciato. Se così non fosse, la crono finale di Milano agirà da ultimo, ed inappellabile, giudice.

Tornando alle celebrazioni monche, si festeggerà il 160esimo anniversario dell’unità d’Italia con un spettacolare prologo lungo il Pò ma, diversamente da come ipotizzato, non si onorerà il suo artefice, il Conte di Cavour, con un passaggio davanti al suo mausoleo a Santena. Tra Siena e Bagno di Romagna, nella dodicesima tappa, ci saranno, disseminati lungo il percorso, gli omaggi a Gino Bartali, a Ponte a Ema, ed al Commissario Tecnico per eccellenza, Alfredo Martini, con l’attraversamento di Sesto Fiorentino. Nel mezzo si sfiorerà Firenze introducendo così il discorso su Dante Alighieri. Al Poeta, infatti, sarà dedicata la successiva frazione da Ravenna a Verona, i due principali approdi del suo lungo esilio. Non è ancora chiaro se il percorso transiterà per Mantova, patria di Learco Guerra, la locomotiva umana, il primo a vestire la maglia rosa 90 anni fa.

Assenti i duellanti sloveni, Tadej Pogacar e Primoz Roglic, i favori del pronostico vanno tutti ad Egan Bernal. Sostenuto dalla corazzata Ineos, il colombiano, vincitore del Tour 2019, dovrà debellare, più degli avversari, i fantasmi dell’infausto 2020 per arrivare in rosa a Milano. Le speranze rosa d’Italia riposano sulle giovani spalle di Giulio Ciccone. Il teatino potrà beneficiare dei consigli di un mentore d’eccezione, Vincenzo Nibali. Nella certezza di Filippo Ganna contro il tempo e nella speranza del pieno recupero di Diego Ulissi per le tappe accidentate poggiano le poche possibilità di successi parziali italiani.

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