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La presentazione del Giro d’Italia 2020: un’olimpiade di troppo tra giro e tour

Da Budapest a Milano, ecco le tappe

Di Simone Gambino
Pubblicato il 24 Ott. 2019 alle 20:33 Aggiornato il 11 Nov. 2019 alle 16:07
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Immagine di copertina

Giro d’Italia 2020: la presentazione del tour, ecco le nuove tappe | Un’olimpiade di troppo tra giro e tour

Con la presentazione del percorso del prossimo Giro d’Italia, l’edizione 103, la programmazione della prossima stagione ciclistica entra nel vivo. Pur con il massimo rispetto per la Vuelta, il cui percorso sarà svelato a gennaio, anche se si sa già che partirà da Utrecht in Olanda, la diffusione dei percorsi di Tour e Giro segna il tempo delle scelte per i corridori in vista dell’anno successivo. Solitamente, una minoranza punta al Giro  mentre la maggioranza preferisce il Tour. Ogni anno, poi, c’è qualcuno che tenta di fare la doppietta. La Vuelta resta fuori dai programmi, sempre più simile ad un esame di riparazione per una stagione andata storta.

Il Giro 2020 ricalcherà un percorso tradizionale, con le difficoltà in crescendo concentrate nella seconda metà. Tre giorni in Ungheria, un breve prologo contro il tempo e due traguardi per velocisti, saranno seguiti da altrettanti in Sicilia, con una tappa sull’Etna nel mezzo. Rientrati in continente, si tornerà sulla Sila per poi puntare verso l’Adriatico con due frazioni pugliesi. Dopo il primo riposo, si risalirà l’Adriatico con due tappe per finisseur. La tappa Pantani, di fatto una copia del moloch del ciclismo amatoriale la Nove Colli, con partenza ed arrivo a Cesenatico aprirà i fuochi d’artificio. Due giorni dopo ci sarà la cronometro del Prosecco da Conegliano a Valdobbiadene, seconda delle tre prove contro il tempo, cui seguiranno cinque tappe di montagne nell’arco di sei giorni che dovrebbero rendere superflua l’ultima crono milanese.

Giro d’Italia 2020, le tappe del nuovo tour

Al contrario, il Tour de France è, a dir poco rivoluzionario, con assaggio di Alpi in partenza, Cevenne e Pirenei nella prima settimana, fase centrale di grande stanca con una puntata sul Massiccio Centrale per poi tornare nuovamente sulle Alpi prima dell’inedito epilogo: una cronoscalata alla Planche des Belles Filles sui Vosgi nell’unica prova contro il tempo della prossima Grande Boucle. C’è un motivo preciso per cui la corsa francese presenta questo percorso innovativo, che di fatto esclude tutto il nord del paese. Si chiama Olimpiade, la causa di questa tracciatura inedita. Infatti, il Tour 2020, anticipato di una settimana rispetto alla sua naturale collocazione, terminerà a Parigi domenica 19 luglio, sei giorni prima della disputa della prova olimpica maschile in linea che, secondo una recente ma sempre più consolidata tradizione, costituirà il fulcro della giornata d’apertura dei giochi di Tokyo sabato 25 luglio.

L’opinione generale degli addetti ai lavori è che non sia possibile per chi ha lottato strenuamente in terra di Francia essere competitivo sei giorni dopo ai piedi del Monte Fuji. Non potendo i corridori arrivare a Tokyo prima di martedì 21 luglio, lo smaltimento di sette ore di fuso orario in quattro giorni risulta particolarmente problematico ancor di più perchè si viaggerà da ovest ad est, ossia contro la rotazione terrestre. Ergo chi punta all’Olimpiade è meglio che si concentri sul Giro d’Italia.

Venendo al probabile lotto dei partenti da Budapest sabato 9 maggio, i primi tre classificati dell’ultima edizione balzano subito agli occhi. Richard Carapaz, passato dalla Movistar alla corazzata Ineos, avrà a disposizione una squadra fortissima in cui potrebbe dover dividere la leadership con il gallese Geraint Thomas, vincitore del Tour 2018,  mentre Chris Froome ed Egan Bernal si concentreranno sulla maglia gialla. Vincenzo Nibali ha probabilmente dato l’addio alla Grande Boucle con la sofferta vittoria di Val Thorens. I suoi obiettivi 2020 saranno Giro ed Olimpiade. Anche il messinese, come Carapaz, ha cambiato squadra passando dalla Bahrein Merida alla Trek Segagredo, già ben fornita con il recente vincitore del Giro di Lombardia, Bauke Mollema, l’australiano Richie Porte e l’astro nascente del ciclismo italiano, l’abruzzese Giulio Ciccone. Quale squadra gli verrà fornita per sostenere il suo penultimo tentativo rosa, e conseguentemente chi andrà al Tour, è tutto da vedere.  Primoz Roglic, infine, si è trovato catapultato in squadra, nella Jumbo – Visma, Tom Dumoulin. Ritengo che, in considerazione dei percorsi, lo sloveno vorrà tornare al Giro, magari con un pensierino anche per il titolo olimpico a cronometro che verrà assegnato mercoledì 29 luglio in Giappone. Il problema è che anche Dumoulin potrebbe voler fare lo stesso, alla luce del tracciato a lui decisamente poco congeniale del Tour de France: un bel grattacapo per la dirigenza dello squadrone giallonero olandese.

Andando sugli outsider, militanti in squadre leggermente meno attrezzate delle tre big (Ineos, Trek – Segafredo e Jumbo Visma), credo che Miguel Angel Lopez, vincitore delle ultime due maglie bianche al Giro, opterà per il Tour de France. L’Astana potrebbe, quindi, presentarsi in Ungheria guidata dai fratelli Izaguirre o, nella migliore delle ipotesi, da Jakub Fuglsang. La Bahrain Merida si è rafforzata con il duo basco formato da Mikel Landa e Pello Bilbao. Probabile che entrambi vengano preservati per il Tour con Damiano Caruso che potrebbe finalmente giocare le sue carte da capitano. Discorso analogo vale per Dario Cataldo, passato dall’Astana alla fortemente ridimensionata Movistar, che oltre a Carapaz ha perso anche Quintana, a meno che, cosa improbabilissima, Alejandro Valverde non decida di partecipare alla corsa rosa. Chiudo con l’enigma UAE Emirates. Il percorso del Tour sembra chiamare Fabio Aru. Ergo al Giro dovrebbe fungere da uomo di classifica il 21enne Tadej Pogacar, che ha incantato alla recente Vuelta conquistando il gradino più basso del podio.

L’ultima parola, però, non va ad un potenziale vincitore ma a colui che a 30 anni finalmente esordirà al Giro d’Italia. Mi riferisco al tre volte campione del mondo Peter Sagan. A lui il non facile compito di entusiasmare le folle nella prima metà del percorso, decisamente congeniale alle sue caratteristiche esplosive.

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