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Zalone: “Kenya ha negato il visto a un bimbo per venire a girare il film in Italia perché c’era Salvini ministro”

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 10 Gen. 2020 alle 10:28
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Immagine di copertina

Zalone: “In Kenya niente visto a un bambino per venire in Italia a causa di Salvini”

È un periodo d’oro per Checco Zalone, al cinema con il suo nuovo film “Tolo Tolo” rivelatosi già un record: nonostante ciò, l’attore e comico è stato anche travolto da molte polemiche, oltre che da un siparietto con Matteo Salvini, visto che per la prima volta ha affrontato il delicato e divisivo tema dei migranti.

Di questo è molto altro Zalone ha parlato in una lunga intervista a Vanity Fair, nella quale ha raccontato un aneddoto particolare sul periodo in cui stava girando il film, in Kenya. “C’è un bambino che mi segue nel film, che mi si affeziona, che mi prende un po’ come un secondo padre. Per una questione burocratica non aveva il visto per venire in Italia. Praticamente un’iperbole. Il Kenya non ce lo mandava con Salvini ministro dell’Interno in carica”.

Nel corso dell’intervista, Zalone ha voluto anche rispondere a tutti gli hater che in questi anni – e soprattutto negli ultimi giorni – lo hanno accusato di godere di un successo immeritato. “Le ho provate tutte – ha ammesso – e non mi sono arreso. Sono stato fortunato, anzi fortunatissimo perché senza una buonissima dose di culo non vai da nessuna parte, ma quando ho avuto un’occasione ho dimostrato di sapermela meritare. Mi mandavano in onda, funzionavo, facevo ridere”.

Ma non è sempre andata così bene. Prima di dedicarsi al mondo dello spettacolo e della comicità, per un periodo ha fatto persino il rappresentante farmaceutico. Il prodotto che sponsorizzava smise però di vendere e lui si ritrovò con la macchina piena di casse di quel prodotto. Ha attraversato un periodo di depressione, ha provato un concorso in polizia, poi la svolta con Zelig. Anche se il primo periodo, anche lì, non fu per niente facile.

“Per andare in trasmissione – ha spiegato – viaggiavo da Bari e Milano e dormivo a casa di un amico. Il primo migrante ero io. Un migrante disperato come tutti i migranti. Prima, volevo qualche euro in tasca, una macchina tutta mia, un orizzonte sereno. Volevo il posto fisso. Ma ho capito di avere un potenziale quando ho inseguito i miei sogni”.

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