Fuori c’è la guerra, qui Checco Zalone (di Giulio Cavalli)

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 4 Gen. 2020 alle 10:25 Aggiornato il 4 Gen. 2020 alle 10:26
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Immagine di copertina

Trump gioca a fare la guerra ma dice di non volere fare la guerra e mentre gioca a nascondino trasformando il Medio Oriente in una polveriera, nella notte un raid aereo ha ucciso il comandante delle Forze di Mobilitazione Popolare (Hashd al Shaabi).

L’Italia si risveglia da questa imprescindibile esigenza di recensire l’ultimo film di Checco Zalone e deve attrezzarsi alla bell’e meglio per twittare qualcosa sul conflitto in corso.

Me li immagino i nostri leader politici a sguinzagliare i propri collaboratori su Wikipedia e tra gli amici che sono stati una volta in Iran per trovare la formula giusta in una dichiarazione pubblica.

In primis c’è Luigi Di Maio, l’uomo qualunque che dovrebbe tranquillizzarci perché è uno di noi, senza tenere conto che io sarei terrorizzato se la politica estera dipendesse dalle mie lacune: lui invece no, serafico riprende paro paro il pensiero dell’Alto rappresentante UE Josep Borrell e invita tutti “a mostrare responsabilità in questo momento”.

Copiare la dichiarazione ufficiale dell’Ue è un po’ fare come quegli atei che pregano quando hanno paura di morire.

Matteo Renzi intanto chiede di “cambiare passo e chiamare l’Italia – e l’Europa – a tornare ad avere un ruolo in politica estera”: l’importante per lui è rimanere sempre sul vago e tirare di sguincio qualche stoccata al governo di cui fa parte nonostante si comporti da oppositore.

Perfino Giorgia Meloni si lascia andare a una dichiarazione annacquata, giocando semplicemente di sponda chiedendo che la “complessa questione mediorientale” non dia adito a tifoserie ma che spinga “una grande attenzione”: alla leader di Fratelli d’Italia interessa distinguersi semplicemente dal concorrente Salvini (che Meloni vuole mangiarsi elettoralmente).

Salvini intanto, sempre follemente innamorato di Barabba, lancia un’enorme leccata al presidente Trump con il suo solito fremito per l’uomo forte che usa la guerra come metodo politico e si inzerbina talmente tanto che riesce a fare arrabbiare perfino i suoi sostenitori: un sovranista filoamericano è una contraddizione in termini che balza all’occhio perfino dell’elettore più credulone.

Come la risolve l’ex ministro dell’Interno? Fotografando poco dopo una bella pizza con salatino piccante. A posto così.

Gente che difende la pace? Poca, pochissima, del resto ci vuole coraggio per non avere paura di sembrare deboli in questi tempi muscolari.

Un dato significativo però c’è: il sottosegretario di Stato USA Mike Pompeo ha ignorato l’Italia nelle telefonate fatte in queste ore. A posto così. Mentre il mondo va alla guerra i nostri giocano sullo scivolo in cortile.

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