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Sanremo 2026, le pagelle della finale del Festival

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Sanremo 2026, le pagelle della finale del Festival

Serata finale del Festival di Sanremo 2026. Riascolteremo tutti i 30 Big in gara e verrà decretato il vincitore di questa edizione. Di seguito tutti i voti di TPI ai cantanti, ospiti, conduttori e personaggi di oggi.

Francesco Renga 5,5 – Un Festival che lo ha visto poco centrato, compreso nella scelta del duetto. Ha portato un pezzo molto tradizionale, in fondo coerente con la sua cifra stilistica, ma che sa di naftalina. Non migliora con il passare degli ascolti, nonostante tutta la nostra buona volontà. Una canzone alla Renga, e neanche tra le sue migliori.

Chiello 6 – Prova a giocarsela con un pezzo dalle atmosfere rock anni Novanta, ma nel marasma dei 30 in gara scivola senza lasciare troppo il segno. Qualche stonatura stasera e in generale la sensazione di non essersi giocato questa carta con un brano adeguato al suo talento.

Raf 6+ – Come Renga, anche lui decide di non snaturarsi e porta un brano ispirato alla storia con sua moglie (seduta in platea) e scritto insieme al figlio. Badate bene: Raf si ama. Ma questo pezzo non gli rende giustizia. Manca il guizzo tipico dei suoi capolavori, vere e proprie hit senza tempo. Qui siamo decisamente su livelli più bassi, con un brano piuttosto annacquato. Ma le emozioni sono vere e sincere, e allora sei pieno.

Bambole di pezza 6,5 – Dovevano essere la quota rockettara di questo Festival. E alla fine lo hanno dimostrato soprattutto nella cover di Occhi di gatto con Cristina D’Avena, con il mash-up dei Led Zeppelin. Tanta roba. Il brano in gara cresce con gli ascolti ma è decisamente più moscio, perché il pubblico sanremese va conquistato senza troppi scossoni. Operazione riuscita a metà.

Leo Gassmann 5,5 – Ha cantato di meglio, a cominciare da Terzo cuore portato in gara tre anni fa. Questa Naturale scivola via in maniera trasparente. Siamo almeno un paio di gradini più sotto. Nella seconda parte del brano perde un po’ il controllo vocalmente. Da apprezzare, specie in questo momento storico, l’appello finale: “Abbasso la guerra e le tirannie”.

Malika Ayane 7,5 – Dimenticate la Malika dall’aria un po’ snob da diva. Quest’anno è tornata a Sanremo e lo ha fatto alla grande, mettendosi in gioco, divertendosi con eleganza, senza sbagliare un colpo. La sua Animali notturni è tra le canzoni più godibili di questa edizione: ritmi funk, impossibile non ballare. Una Malika che ha confermato ancora una volta di essere un’artista ricca di sfumature e mai banale. Ce ne fossero di più. Voce impeccabile e una leonessa nel modo di stare sul palco.

Tommaso Paradiso 7,5 – Tommy in purezza. Un brano pieno di sentimento che i fan della prima ora certamente ascolteranno a ripetizione, perché è tra i suoi migliori degli ultimi anni. Che per lui certamente non sono stati facili. E allora siamo felici per questo suo riscatto.

J-Ax 7 – Una canzone divertente e non banale, in una versione country a dir poco spassosa. Esplora nuovi territori e ci fa ballare e cantare, con un testo che fa riflettere sui vizi di noi italiani, tra furbetti e disonesti. Con il passare degli ascolti perde un po’ quell’effetto sorpresa dell’esordio, ma resta il nostro guilty pleasure di quest’anno.

LDA e Aka7even 7+ – Spassosi, amici, coinquilini, intonati. Una bella accoppiata che funziona alla grande, per un brano che spopolerà nelle discoteche per i prossimi mesi. Ne hanno fatta di strada questi giovani e talentuosi Amici di Maria. “Tu sei Napoli sotterranea” uno dei versi iconici di questo Festival.

Serena Brancale 8,5 – Questa sera per la finale indossa un vestito della mamma scomparsa, a cui è dedicato questo intenso brano. L’artista pugliese ha voluto mostrarci un altro lato di sé, più intimo e ricercato, non solo quello scanzonato e ultra pop di Anema e core o Baccalà. Il suo Qui con me va oltre la gara tra canzoni, è un grande regalo per tutti. Il legame indissolubile tra una madre e una figlia. Sua sorella a guidare l’orchestra. Si sente tutta la gavetta di questi anni e l’interpretazione, con quella voce, è come sempre impeccabile: è la nostra Whitney Houston. Standing ovation.

Patty Pravo 6,5 – Già che una regina della musica italiana abbia deciso, a 77 anni, di tornare in gara a Saremo per l’undicesima volta è un grande dono per tutti. Questo brano non finisce nell’olimpo del suo repertorio e probabilmente la dimenticheremo presto, pur se va riconosciuta la pregevolissima penna di Caccamo. In ogni caso la sua storia merita la sufficienza piena. Patty non si discute: eterea e naturalmente di classe.

Sal Da Vinci 9 – Se il pubblico ha sempre ragione, il boato dell’Ariston al termine di ogni sua esibizione è già una risposta esaustiva. Dopo il tormentone Rossetto e caffè che lo ha rilanciato, piazza un’altra hit costruita per spaccare. Entra in testa e non esce più. Senza snobismo, gli va dato atto di aver intercettato i gusti di una parte di pubblico, di cui diventa cantore privilegiato. Orgogliosamente nazionalpopolare, senza bisogno di giustificarsi, portando tutto il suo genuino entusiasmo. Credibilissimo. Il pugno sul palmo della mano e l’anello in bella mostra sono i momenti più memati di tutto il Festival. Il tutto con una vocalità impeccabile. Gioca un altro campionato, piaccia o no.

Elettra Lamborghini 5,5 – Con i festini bilaterali e la sua travolgente simpatia è stata la mina vagante di questa edizione. Ha sfamato i social, strappandoci un sorriso, ma la canzone non è esattamente indimenticabile. Ma d’altronde non crediamo che il suo intento fosse quello di portare un capolavoro. Ci fa ballare senza troppe pretese, con un brano che è simile a un qualsiasi altro pezzo di Elettra Lamborghini.

Ermal Meta 8,5 – “Per tutti bambini silenziati dalle bombe”. Già solo questo messaggio finale fa capire che Ermal ha fatto un Sanremo splendido. Un messaggio chiaro, quanto mai attuale in questi tempi bui. L’infanzia negata dalle bombe attraverso la storia di una bambina morta a Gaza. Non un brano da cantare sotto la doccia, ma quanto necessario. La produzione di Dardust è il valore aggiunto.

Ditonellapiaga 9,5 – La canzone più originale di questo Festival. Un videoclip impeccabile, dalla sua vocalità e presenza scenica alla regia fino alla coreografia con i ballerini. Echi di Rino Gaetano e Nun te reggae più. Il pezzo più in stile Eurovision di tutti. Dopo l’esordio di qualche anno fa, un po’ schiacciata dall’accoppiata con Rettore, questo per Margherita è stato il Sanremo della sua meritata consacrazione: non ha sbagliato un colpo, compresa la splendida cover con TonyPitony.

Nayt 7 – Una bella penna, più da cantautore che da rapper. Peccato per qualche imprecisione proprio in finale. Il rapporto tra l’io e la collettività. Coerente nel suo stile e mai banale. Un sorriso in più non guasterebbe.

Arisa 8 – Sempre stupenda nel look e nella sua vocalità che è una spada. Il brano sa tanto di fiaba, cartone animato. C’era una volta… e parte la sigla della Disney. Rosalba si conferma una regina, in stato di grazia in questo periodo. Il racconto della sua rinascita. Con un brano diverso, con un ritornello più forte, avrebbe vinto a mani basse.

Sayf 9 – Lo abbiamo detto dall’inizio: la rivelazione di questo Festival è lui. Trascina sul palco la mamma e si emoziona perché lui è un cuore di panna. C’è Tenco, Berlusconi, Cannavaro e mille altri riferimenti in uno dei testi più impegnati e interessanti di questa edizione, con un ritornello catchy e super radiofonico. Tutt’altro che una canzonetta. Un ritratto dolceamaro del nostro Paese. Inoltre sa fare show e questo è un valore aggiunto per renderlo ancora più popolare.

Levante 7 – Elegante, come la sua canzone. La voce di Levante è a tratti celestiale. Ma vi ci vedete a canticchiarla? Ecco, no. Un’interpretazione sofisticata ma il brano non spicca mai il volo, lasciando l’amaro in bocca.

Fedez & Masini 7,5 – Due persone che hanno provato sulla loro pelle cosa sia la sofferenza, il pregiudizio, le conseguenze degli errori. Così diversi e così vicini. “Ma ci si dimentica sempre che Giuda se la faceva con gente per bene”. Lo scherma è quello già visto un anno fa nella cover di Bella stronza. Masina dà sfogo alla sua ugola, con la vena sul collo gonfia, Fedez fa il suo con qualche barra interessante. Nel complesso, all’ennesimo ascolto, niente di nuovo sotto il sole.

Samurai Jay 6,5 – Nel Festival della famiglie, anche il rapper si dimostra un cuore di mammà. Quel che è sicuro è che questa Ossessione ce la porteremo fino alla fine dell’estate (poveri noi). Bailando contigo asì. È il tormentone estivo sbocciato già a fine febbraio, come dimostrano i dati di streaming. Lui si diverte di cuore. Ha sfruttato bene questa vetrina per farsi conoscere dal grande pubblico: peccato per qualche scelta infelice come l’inutile intervento di Belen.

 

 

 

Nino Frassica 10 – Ti si ama. Top player della comicità. Per distacco il migliore tra i “co-co” di questo Festival. Numero uno.

 

 

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