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Sanremo 2020, le pagelle di Selvaggia Lucarelli | Serata finale

Di Selvaggia Lucarelli
Pubblicato il 9 Feb. 2020 alle 02:30 Aggiornato il 9 Feb. 2020 alle 08:00
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Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Sanremo 2020, le pagelle di Selvaggia Lucarelli | Quarta serata

SANREMO 2020 PAGELLE – Ieri sera, 8 febbraio 2020, al teatro Ariston è andata in scena la serata finale del Festival di Sanremo 2020, la 70esima edizione condotta da Amadeus. Al fianco del popolare conduttore: Francesca Sofia Novello, Diletta Leotta, Mara Venier e Sabrina Salerno. Presenti poi gli “ospiti fissi”: Fiorello e Tiziano Ferro. Durante la serata si sono esibiti tutti i 23 big e tanti ospiti tra cui Biagio Antonacci.

Ma come è andata la serata su Rai 1? Quali sono i voti, le pagelle, dei protagonisti? Di seguito le pagelle della nostra Selvaggia Lucarelli sulla serata finale del Festival di Sanremo 2020:

Amadeus: 7

Amadeus, alla fine, è quello che sul palco c’è stato meno di tutti. Ha lasciato fare gli altri, gli amici, i cantanti, i monologhi, le vallette, senza mai cercare un momento tutto suo come i Baglioni con i loro duetti compulsivi o i Fazio con le gag e le interviste. Ha riempito il Festival di cose temendo di dover fare qualcosa lui e alla fine ha funzionato. In questo sgangherato calderone di tutto, lui voleva l’amore, la musica, i bei ricordi, l’amicizia, gli antichi sex symbol e i buoni sentimenti e invece quello che doveva essere il Festival delle reunion ha finito per diventare il Festival dei vaffanculo, suo malgrado. Certo, c’ha guadagnato pure lui, ma Amadeus non è Barbara D’Urso che mette lì un pitone e un pitbull e poi “Oddio, si so’ menati, e chi se lo aspettava!”. Cioè, lui aveva messo lì Tiziano Ferro e Fiorello, è evidente che non c’era premeditazione. Così come quando ha chiamato Morgan, avrà pensato “C’ha più debiti che globuli rossi, ti pare che si giochi quest’ultima occasione”, invece quello ha fatto la piazzata che sappiamo e quando Amadeus è salito sul palco dopo l’uscita di Bugo, Amadeus aveva gli occhi del terrore, non della goduria. Non gongolava. Insomma, Amadeus ha giocato di sponda e sperando che non gli capitasse nulla, che filasse tutto liscio, gli è capitato di tutto. Come quello che va a vedere la partita di pallone al campetto sotto casa, sta dietro gli spalti, si mette di fianco al cancello che deve andare via presto, e una pallonata che attraversa tutto il campo, le gradinate, il bar, gli arriva in fronte. Ecco, il Festival è una pallonata che è arrivata in fronte ad Amadeus, fortissima. E quando si è svegliato cinque giorni dopo, all’ospedale, il medico gli ha preso la mano, gli ha asciugato la fronte con un panno freddo e: “Ehi, hai fatto il 58 per cento!”.

Fiorello: 6

È riuscito ad essere il conduttore del Festival senza avere sulle spalle la responsabilità del Festival. Nel codice penale si chiama intestazione fittizia di società, nello spettacolo gran paraculata. Impavido.

Diletta Leotta: 4

Pensavamo che peggio del monologo “La bellezza capita” non potesse fare, invece c’è stato il balletto col rap siciliano, per cui ora sappiamo che non è una giornalista e manco una showgirl, ma solo una che si è accontentata, modestamente, di quello che le ha regalato la natura: delle extension bellissime.

Piero Pelù: X

Ha fatto un grandissimo Sanremo, come si dice per i migliori concorrenti dell’Isola dei Famosi. Arriva quinto e forse è meglio così, visto che pende sulla sua testa un’accusa di plagio che, in caso di vittoria, sarebbe stata abbastanza disdicevole. Io non ci credo: per plagiare nel 2020, che per beccarti basta un clic su Spotify, bisogna essere davvero degli sprovveduti. Tipo, che ne so, lanciare un allarme su Facebook perché le matite fornite al seggio elettorale sono cancellabili. Figuratevi se è il tipo.

Mara Venier: 1+1

Scende le scale scalza e cancella l’unico timido tentativo di spettacolo di Elettra Lamborghini, che a sua discolpa ha avuto la sfiga di farlo la sera in cui Bugo ha mandato a fanculo Morgan in diretta. Arriva giusto in tempo per presentare Enrico Nigiotti, il suo beniamino dell’anno scorso, ma non le danno il tempo nemmeno per abbozzare un piccolo flirt. Indispettita come una sposa abbandonata sull’altare, si vendica con un mezzo limone al cantante dei Pinguini Tattici Nucleari. In un mondo di Oprah ed Ellen io sono Mara Venier.

Elodie: 0

Ciao, sono il fidanzato di Selvaggia Lucarelli e dalle 21.11 mi trovo nello sgabuzzino, chiuso a chiave da fuori, per aver commentato il vestito di Elodie con un ‘Dai, non sta male’. Se mi leggete, chiamate i pompieri.

Achille Lauro: fuori concorso

Arriva ottavo ed è giusto così, perché davanti aveva sette canzoni migliori. Ma non importa a nessuno e forse nemmeno a lui, perché la canzone è stata solo un ingranaggio in un disegno più grande che non è necessario essere Andrea Diprè in acido per definire un’opera d’arte contemporanea. Quarant’anni dopo Vasco è salito sul palco qualcuno a rappresentare non un genere musicale, né a lanciare un messaggio, ma a manifestare le istanze di un’intera generazione travestite da elegantissima mascherata. Il bacio con il chitarrista è stato il primo, nella storia che parte da Pippo Baudo con Benigni e arriva a Tiziano Ferro e Fiorello, che non sembrasse solo una scherzosa gag tra amici cazzoni, ma una sacrosanta tensione sessuale da sbronzi. E non è poco. Lo aspetto a “Ballando con le stelle” vestito da Salomè principessa giudaica. Fatemi solo avvertire Zazzaroni per tempo.

Diodato: 10

Vince il migliore, come succede nello sport quando non gareggia Lance Armstrong. Detto questo, me lo immagino già all’Eurovision con la sua aria da prete di campagna, a dover salire sul palco dopo una cantante transessuale di Kiev vestita da Achille lauro. E non vedo l’ora.

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