Chi era Carlo Acutis: il giovane santo protagonista del film Il mio nome è Carlo su Canale 5
Chi era Carlo Acutis: il giovane santo protagonista del film Il mio nome è Carlo su Canale 5. Anni, età, origini, famiglia, miracoli, malattia, storia, tomba
Carlo Acutis, appassionato di informatica, sport e tecnologia, è morto a soli 15 anni per una leucemia fulminante. La sua breve vita, segnata da una profonda fede cattolica e dall’attenzione verso gli altri, lo ha portato a essere beatificato nel 2020 e, il 7 settembre 2025, canonizzato da papa Leone XIV insieme a Pier Giorgio Frassati. È oggi conosciuto come il primo santo dei cosiddetti Millennials. La sua storia viene raccontata nel film Il mio nome è Carlo, in onda questa sera, 27 settembre, in prima visione su Canale 5. Ad interpretare il giovane Santo l’attore Samuele Carrino. Ma qual è la storia, la vita e i miracoli di Carlo Acutis? Ecco tutte le informazioni.
Carlo Acutis nacque a Londra il 3 maggio 1991, dove in quel periodo vivevano i suoi genitori, Andrea e Antonia. Fu battezzato appena quindici giorni dopo la nascita. Nell’autunno dello stesso anno la famiglia tornò in Italia e si stabilì a Milano, città nella quale Carlo trascorse gran parte della sua infanzia e adolescenza.
Frequentò le scuole elementari presso l’Istituto Tommaseo delle Suore Marcelline e ricevette la Prima Comunione a sette anni, al monastero delle Romite Ambrosiane di Bernaga, nel Lecchese. La fede diventò progressivamente una presenza centrale nella sua quotidianità: partecipava alla Messa, pregava e si dedicava alla vita della sua parrocchia, Santa Maria Segreta a Milano.
Dopo le scuole medie si iscrisse al liceo classico dell’Istituto Leone XIII, dei gesuiti. Era un ragazzo inserito pienamente nella sua epoca: amava il calcio, il tennis, la musica e i videogiochi, ma anche la tecnologia e l’informatica, che utilizzò in particolare per realizzare strumenti di comunicazione legati alla sua fede.
È proprio questo uno degli aspetti che hanno contribuito a rendere la figura di Carlo Acutis particolarmente conosciuta anche tra i giovani. Da adolescente imparò a progettare e realizzare pagine web e collaborò alla realizzazione del sito della sua parrocchia. Nel 2006 lavorò anche a un progetto dedicato alla promozione del volontariato nella sua scuola e alla pagina della Pontificia Accademia Cultorum Martyrum.
La sua passione per il computer venne messa al servizio della divulgazione religiosa. Carlo raccolse materiale sui miracoli eucaristici riconosciuti dalla Chiesa e realizzò una mostra virtuale dedicata al tema, pensata per poter essere utilizzata nelle parrocchie e nelle scuole.
Per lui, però, la tecnologia non rappresentava il centro della vita. Al contrario, era uno strumento attraverso il quale comunicare ciò che considerava essenziale: la fede, la preghiera e l’attenzione verso gli altri. Tra le frasi a lui attribuite è diventata particolarmente famosa quella sull’Eucaristia: «L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo».
Nella ricostruzione della sua vita proposta dalla Santa Sede, Carlo viene descritto come un ragazzo allegro e disponibile, attento anche alle difficoltà delle persone che incontrava. Aiutava alcuni compagni di scuola in difficoltà e, nel quartiere milanese nel quale viveva, offriva amicizia e parte della propria paghetta alle persone povere che chiedevano l’elemosina.
Durante le vacanze trascorse ad Assisi entrò inoltre in contatto con la spiritualità francescana, sviluppando una particolare sensibilità per la povertà, la pace, il rispetto del creato e il servizio agli altri. Il suo modo di vivere la religione era quindi legato anche a gesti concreti. La preghiera e la partecipazione alla Messa quotidiana erano accompagnate dalla carità verso le persone che aveva intorno.
Nell’ottobre del 2006 a Carlo fu diagnosticata una forma aggressiva di leucemia. Le sue condizioni peggiorarono rapidamente e venne ricoverato all’ospedale San Gerardo di Monza. Ricevette l’Unzione degli infermi e morì il 12 ottobre 2006, a 15 anni e cinque mesi.
Il suo corpo fu inizialmente sepolto nella tomba di famiglia a Ternengo, in provincia di Biella, e successivamente trasferito ad Assisi. Oggi è custodito nella chiesa della Spogliazione, dove è esposto alla venerazione dei fedeli. La causa di beatificazione e canonizzazione di Carlo Acutis venne avviata negli anni successivi alla sua morte. L’inchiesta diocesana si svolse a Milano tra il 2013 e il 2016. Nel 2018 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto relativo all’esercizio eroico delle virtù cristiane, riconoscendolo quindi venerabile.
Nel 2020 venne riconosciuto un primo miracolo attribuito alla sua intercessione, relativo alla guarigione di un bambino brasiliano. Questo rese possibile la beatificazione, celebrata ad Assisi il 10 ottobre 2020. Il percorso verso la santità si è concluso con il riconoscimento di un secondo miracolo. La canonizzazione è stata celebrata il 7 settembre 2025 in piazza San Pietro da papa Leone XIV, insieme a quella di Pier Giorgio Frassati. Carlo Acutis è così diventato ufficialmente santo della Chiesa cattolica.
La sua figura è rimasta legata soprattutto all’immagine di un ragazzo del XXI secolo che non rinunciò alla tecnologia, ma cercò di utilizzarla come strumento per comunicare la propria fede. Una storia breve, conclusa a soli 15 anni, che negli anni successivi alla sua morte è diventata una delle più conosciute testimonianze giovanili della Chiesa cattolica contemporanea.