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Astrazeneca e l’ennesima esternazione di Rita Dalla Chiesa

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Che cosa spinge un personaggio amato e popolare come Rita Dalla Chiesa (che ben conosce i meccanismi della comunicazione e la responsabilità pubblica di essere un volto credibile) ad accettare l’invito di “Domenica In” portando a una platea molto vasta il suo no ad AstraZeneca? Per giunta in una fase così delicata del percorso vaccinale e di conseguenza della vita del Paese?

È successo ieri pomeriggio su Rai1 e da ieri la questione rimbalza sui social per mille motivi e fra mille equivoci. Cerchiamo di capire seguendo il discorso di Dalla Chiesa: “Prima dicono: quella fascia no, meglio quell’altra… No aspettate, torniamo indietro e ri… Io a quel punto ho detto al mio medico di base: scusate, io AstraZeneca… Perché poi ognuno di noi ha delle piccole patologie dovute probabilmente anche all’età, ma delle quali bisogna tener conto. Quindi, io sono andata sul portale della Regione Lazio, ho visto da me in Circoscrizione quali fossero le strutture più vicine, e vado in un’altra struttura a farlo il 28 aprile. Però non faccio AstraZeneca. Io mi fido di Sileri. Lui lo sa, io mi fido tantissimo. Però questa cosa di AstraZeneca mi rende un pochino più fragile psicologicamente”.

L’umana ma incauta (soprattutto per il pulpito) esternazione dell’ex conduttrice di Forum ha aperto un pericoloso vaso di Pandora non solo sui social: “Detto questo, la signora #DallaChiesa” risponde al programma e a Sileri un utente di Twitter “da persona che, ripeto, NON SA NULLA di vaccini, si assume una responsabilità tremenda, perché, dopo il suo intervento, è probabile che alcuni salteranno #AstraZeneca e non faranno altri vaccini perché magari contrarranno #Covid_19. Chiaro?”. Le fa eco Martina: “Diteci subito qual è la struttura che permette alla #Dallachiesa di scegliere il vaccino per non fare #AstraZeneca che è quello che tutti i comuni mortali devono accettare se superiori a 70 anni #domenicain @RaiUno #furbetti“. A ruota Niky: “Da quando in qua è questo il criterio di scelta? Se la Signora #DallaChiesa rientra nella fascia 60/79 si dovrà fare #astrazeneca, come prevede l’ordinanza di #Figliuolo. Diversamente qualcuno dovrà spiegare come sia possibile questa differenza di trattamento, rispetto agli altri”.

Ora, non è mia intenzione entrare nel merito delle piccole patologie di cui parla Rita Dalla Chiesa; fatti privati. E pur essendo stranamente noto, nel Lazio, quali sieri somministreranno i vari centri vaccinali (cosa che non accade per esempio in Lombardia e in altre regioni d’Italia, dove ci si prenota semplicemente per il vaccino: data, ora e luogo di somministrazione, senza avere altre informazioni; qualcuno dovrebbe spiegare il motivo), resta da capire a chi giovi portare una questione squisitamente personale su un media tanto seguito. Pur per confutarla o rassicurare, come è stato fatto in seguito. Ma la forza del dubbio e del volto che lo veicola, fa premio su tutto il resto.

In Inghilterra il vaccino anglo-svedese, somministrato a tappeto, ha abbattuto mortalità e morbilità consentendo di riaprire. Si parla di un rischio di “eventi trombotici in sedi inusuali ma estremamente rari”, come ha precisato il Presidente del Consiglio superiore della Sanità Franco Locatelli, con un’incidenza di “86 casi su almeno 25 milioni di vaccinati”. Molti farmaci o preparati di uso comune o comunissimo espongono a rischi ben maggiori. Inoltre, la tanta agognata “immunità di gregge” è un obiettivo importantissimo e non semplice da raggiungere. Remare contro diffondendo ulteriore allarmismo, per giunta in tv con il supporto di beniamini della gente, tra l’altro soprattutto in una fascia d’età cruciale in questo caso, è – ritengo – ben più pericoloso di qualsiasi vaccino. Se cala o crolla il numero delle prenotazioni siamo e saremo tutti sempre più esposti.

Senza contare che la tv di certi salotti (e certo giornalismo, che Dalla Chiesa conosce bene, essendo una collega) funziona con meccanismi pavloviani, fiuta la paura collettiva e si autoalimenta di polemiche che finge di voler stigmatizzare, pur di cavalcarle. Basta niente per vedere i divani del pomeriggio pieni zeppi di ex cantanti anzianotti pagati a gettone trasformarsi in testimonial della superstizione. Del “Certo, è sicuro: ma se fossi uno degli 86?”. Del gatto nero che attraversa la strada e della scala sotto la quale non passare. Che detto fra gli avventori del bar sport (se fosse aperto) ci potrebbe anche stare; ma lì no. Facciamo attenzione, perché in video sul carro della jella potenziale può saltare più gente di quello del vincitore. Se si accorgono che fa ascolto, i palinsesti fanno presto a riempirsi di vippetti dubbiosi o – peggio – negazionisti. Con le conseguenze nefaste che si possono immaginare per la campagna vaccinale e per tutto il Paese.

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