Le informazioni distorte (e pericolose) di Nina Moric per le donne vittime di maltrattamenti

Di Franco Bagnasco
Pubblicato il 4 Mag. 2020 alle 14:17 Aggiornato il 4 Mag. 2020 alle 16:09
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Immagine di copertina
Nina Moric

A volte i messaggi che arrivano al pubblico partendo da certa tv dell’intrattenimento leggero/trash che vira allo scandalistico rischiano di essere potenzialmente molto pericolosi. È successo ieri sera, a «LIVE – Non è la D’Urso», su Canale 5, dove un’ospite, la showgirl Nina Moric, ha pronunciato una frase contenente informazioni legali gravemente errate senza essere subito corretta o smentita con decisione dalla conduttrice.

Moric, invitata per raccontare (e l’ha fatto con grande enfasi drammatica, parlando anche di rischio di morte) di una denuncia che avrebbe presentato “alla Procura” contro il suo ex fidanzato Luigi Mario Favoloso per avere da lui subito “violenze fisiche e psicologiche”, si è espressa sul finire del lunghissimo spazio a sua disposizione con queste parole: “Io la denuncia ho iniziato a farla esattamente il 26 dicembre, però quando si fa una denuncia come questa, penale, Codice rosso, non si va dalla Polizia e si dice: salve, sono Nina Moric, vorrei fare una denuncia perché sono stata maltrattata. NO! La denuncia si deve fare da un avvocato, deve contenere una sostanza molto ampia…”. “Delle prove”, le ha fatto eco Barbara D’Urso per poi consentirle di concludere indisturbata: “Assolutamente: prove, testimoni, essere molto ampia nei contenuti… Quindi stiamo parlando di una denuncia che abbiamo iniziato il 26 e abbiamo finito a gennaio”.

Nina Moric si riferisce esplicitamente (ma in modo totalmente fuorviante e infarcendo il discorso con informazioni inesatte) alla legge a Tutela delle vittime di violenze di genere, approvata in via definitiva in Senato il 17 luglio 2019. Il Codice rosso è una sorta di corsia preferenziale, proprio come avviene al pronto soccorso, per le vittime di maltrattamenti. La Polizia giudiziaria e il Pubblico Ministero devono attivarsi immediatamente e la vittima deve essere ascoltata entro tre giorni dalla denuncia, per limitare al massimo la possibilità di reiterazione della violenza. Ma la segnalazione alle autorità se si ravvisano seri pericoli deve avvenire (ovviamente) in modo tempestivo.

Molte persone sono rimaste stupefatte ascoltando il monologo della discussa showgirl croata. Ci scrive preoccupata una lettrice, che preferisce restare anonima: “Quel programma non fa informazione. Ascoltare la Moric che dice che bisognerebbe premunirsi di un Avvocato e portare prove alla magistratura perché “non è così semplice”… Beh, io sono andata in una caserma di Roma e ho parlato con un Maresciallo che ha preso e depositato le mie prove. Ho nominato un avvocato solo a denuncia avvenuta e relative indagini in corso, e volendo ne avrei potuto nominare uno d’ufficio. Sono arrabbiata perché credo si sia fatta una gravissima disinformazione: non è vero che non potete andare dai Carabinieri a fare la vostra denuncia. Non è vero che se non avete già un avvocato non potete farla e può essere depositata solo dal medesimo. Falso, falso, falso. Penso a tutte le povere donne che credono di non poter denunciare se non hanno già un avvocato o non possono permetterselo. Che poi parliamoci chiaro: dopo aver denunciato, a indagini in corso, non dovevo assolutamente far trapelare nulla proprio perché si stava indagando… Se chiamava lui non rispondevo, se si presentava dovevo chiamare ovviamente il 112. La signora addirittura va in televisione. È tutto totalmente sbagliato e fuorviante. Forse non sanno davvero cosa vuole dire fare una denuncia per stalking e molestie. Io ho ottenuto un’ordinanza restrittiva e lo stalker è sparito. E sono stata davvero fortunata. Questo show sui problemi che una donna deve affrontare (con la Moric che ride e “sdrammatizza”) è uno schiaffo in faccia a quelle donne che lo hanno subito e lo subiscono ancora. E oltretutto ora credono pure di non poter andare dai Carabinieri a parlarne”.

Poco prima dell’intervento della Moric, Barbara D’Urso aveva implicitamente sottolineato la professionalità di se stessa e del proprio staff, rimarcando con orgoglio: “Ho tutta una serie di giornalisti che lavorano per me”. Il riferimento, si immagina, è al fatto che il suo programma rientra sotto il cappello della testata giornalistica Videonews. E chi parla di fatto come un direttore di testata, “maneggiando” argomenti scottanti come questi, dovrebbe rendersi conto di quanto possa essere pericoloso consentire che informazioni distorte di questo tipo arrivino al pubblico. Certe cose, insomma, bisognerebbe saperle. La tempestività d’intervento in alcune situazioni, d’altra parte, può essere fondamentale.

Se si invitano in trasmissione personaggi dello spettacolo che imbastiscono teatrini raccontando in tv le loro vere o presunte (lo stabilirà la Legge se riesce ad appurarlo, non stiamo qui a metterle in discussione) beghe personali traendone un compenso e molta visibilità buona per i rotocalchi gossipari, bisognerebbe anche attivarsi subito per non consentire che vengano veicolati messaggi potenzialmente molto pericolosi per chi è all’ascolto.

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