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“A Sanremo Rock favoritismi e gara falsata”: la denuncia a TPI

Di Franco Bagnasco
Pubblicato il 18 Set. 2020 alle 18:10 Aggiornato il 18 Set. 2020 alle 18:10
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Immagine di copertina

Che cosa succede dietro le quinte di “Sanremo Rock”? La gara canora con finale al glorioso Teatro Ariston (lo stesso del Festival di Rai 1), che da più di trentanni seleziona centinaia di gruppi musicali e singoli artisti emergenti in tutta Italia laureando alcune nuove promesse della canzone, viene gestita nel rispetto del regolamento e della buona fede di chi investe tempo e denaro per coltivare una passione o inseguire il successo? È lecito domandarselo dopo questa edizione, la 33esima, vinta il 12 settembre scorso dalla band bolognese Magenta #9 per la sezione Rock e dai senesi The Occasional per quella Trend; secondi e terzi classificati assoluti i vicentini Shefound e i pisani Piaggio Soul.

A seguito di segnalazioni e proteste che abbiamo ricevuto in merito ad alcune presunte disparità di trattamento fra concorrenti e altre stranezze (che vedremo più avanti); segnalazioni che sono fioccate anche sulla pagina Facebook del concorso (senza trovare risposta), noi di TPI abbiamo iniziato a indagare un po’. Ed è emerso che uno dei concorrenti, Mauro Pina, che con la sua omonima band ha partecipato quest’anno al contest senza arrivare nella rosa dei 16 finalisti (alle semifinali sanremesi hanno partecipato invece ben 227 artisti, fra band e singoli elementi) nei giorni scorsi ha contattato direttamente il responsabile del concorso, Leo Giunta.

Mauro Pina

“Nato nel 1987 come costola del più famoso Festival della canzone italiana… Sanremo Rock dal 2016 viene organizzato dall’agenzia Nove Eventi”, di Rimini. Così si legge sul sito della manifestazione. E Giunta è “Responsabile organizzativo Sanremo rock festival, responsabile Nazionale per Nove Eventi casting e selezioni”. Quindi la figura più alta in grado dell’organizzazione. Chiamandolo per lagnarsi su più fronti e chiedere risposte che non arrivavano, mentre anche sui social montava il malcontento, Pina (che ha registrato la telefonata; audio in nostro possesso) a un certo punto si è sentito proporre da Giunta: “Non capisco più un c… Io ti dico quello che posso fare per venirti incontro: quello che posso fare è regalarti l’iscrizione il prossimo anno e farti ripartire dalla Finale. Quello che posso fare è fare questo, a mie spese, proprio come Leo. Quello lo posso tranquillamente fare”.

Leo Giunta con Loredana Lanzi

Insomma la promessa di una sorta di intervento “risarcitorio” per aggiustare le cose fatto d’autorità violando palesemente il regolamento (che prevede naturalmente le selezioni e una regolare gara con giuria) e garantendo al concorrente un accesso al buio nell’edizione 2021 direttamente tra i finalisti. Parole inequivocabili che mal si conciliano con il profilo autobiografico di Giunta pubblicato sempre sul sito ufficiale di Sanremo Rock: “Produttore, critico musicale e manager discografico, autore e talent scout ideatore di format e contest musicali di successo collabora con major discografiche ed etichette italiane e straniere cura i rapporti e le public relations per radio/ tv nazionali”.

magenta #9

Ma andiamo con ordine, e cerchiamo di capire che cos’era successo prima di quest’uscita di Giunta per infiammare gli animi. Dopo le selezioni regionali, le semifinali dell’edizione di quest’anno (rinviata di qualche mese rispetto al solito causa pandemia) si sono tenute a Sanremo nella settimana dal 7 all’11 settembre, con Finale vera e propria sabato 12 e ritiro dei pass il giorno 6. Una perentoria e-mail dell’organizzazione inviata ai concorrenti il 2 agosto puntualizzava, con sottolineatura in giallino, richiamandosi all’articolo 2 del regolamento: “Non è ammesso l’assentarsi dal luogo di Sanremo durante la settimana del festival per ragioni di carattere organizzativo”. Vale a dire: tutti devono restare sempre a disposizione dal 6 al 12 in attesa di ricevere la convocazione per esibirsi davanti alla giuria; convocazione che arrivava la sera prima.

Un disagio e una spesa per molti che, oltre a dover rinunciare ad altri lavori, devono bighellonare una settimana in quel di Sanremo per la comprensibile felicità di albergatori e ristoratori. Ad ogni modo: in teoria nessuno doveva essere a conoscenza della data della propria esibizione. Eppure il 26 agosto – ben 15 giorni prima – i Magenta #9 postano sui loro social un annuncio che vi mostriamo e che non passa inosservato: “Passate le finali regionali a Montefredente i Ceffi si involano verso la finale nazionale di @sanremorockofficial che si terrà al Teatro Ariston il 10 settembre! Siete carichi??? Noi sì a manetta”.

L’esibizione dalla band che ha poi vinto l’edizione 2020 della gara, e che doveva tenersi in una data in teoria ancora sconosciuta a tutti, si è tenuta poi effettivamente il 10 settembre. Altri segnalano di aver visto post dei Magenta #9 ancora in sala prove a Bologna il giorno prima del loro live e la mattina dopo in autostrada verso Sanremo. E molti (costretti a fermarsi lì per tutta la settimana dalla perentoria e-mail dell’organizzazione) non hanno gradito quella che è parsa una disparità di trattamento.

Come se non bastasse, ad altri non sono piaciuti gli entusiastici video e i post di una giurata delle semifinali del concorso, la radiofonica Loredana Lanzi, talent e dj responsabile delle selezioni regionali di “Sanremo rock” per l’Emilia Romagna. Su Facebook, nei giorni e nelle ore calde dell’evento, ha esaltato le band emiliane in gara, tra le quali appunto i Magenta #9. Ma i giurati di una gara canora (si sono chiesti in molti) non dovrebbero stare muti come pesci e fare soltanto il proprio lavoro con la massima discrezione? Non sarebbe più opportuno azzerare la comunicazione, invece di sbandierare le proprie preferenze o simpatie che possono comunque influire indirettamente su tutto il risultato e sulla percezione stessa della serietà di un concorso? Anche noi siamo andati a chiedere lumi a Leo Giunta, che giustifica così quanto accaduto. Trascrizione letterale della conversazione.

Giunta, perché c’era chi sapeva molto prima quando si sarebbe esibito sul palco di «Sanremo rock»?

“Alcune band selezionate il 5 settembre e la settimana precedente per via di ritardi, Covid, maltempo… C’erano alcune date saltate… Beh, quelli sapevano esattamente la scaletta perché li abbiamo messi in coda il giovedì e il venerdì”.

Ma voi stessi avete mandato a tutti un’e-mail che invitava al rispetto della regola: restare a disposizione a Sanremo.

“Sì, certo ma per via del Covid ci sono state normative che sono arrivate all’ultimo momento, le quali ci invitavano a dilazionare il discorso degli… Però ormai eravamo a Sanremo”.

Fatto sta che i Magenta #9 il 26 agosto postavano con certezza la data della loro esibizione.

“Il 26 agosto… Di che regione è?”.

Emilia-Romagna, i vincitori.

“Sì, infatti l’hanno saputo per ultimi anche loro. Forse è stata la penultima data, quindi rientravano tra i penalizzati dei gironi delle regioni. Quelli di Friuli, Emilia-Romagna, Liguria e una parte della Lombardia sono stati agevolati. Oddìo, agevolati. Per forza, sono stati messi alla fine. E comunque sia si sono presentati tutti come previsto alla convocazione il giorno 6 settembre per il ritiro del pass”.

Ma se non erano a Sanremo, come hanno fatto?

“No, erano a Sanremo. Poi se sono tornati indietro, è un’altra cosa”.

Quindi lei dice: sono venuti a ritirare il pass e poi se ne sono andati. L’unica cosa alla quale hanno contravvenuto è stata non essere presenti in settimana come previsto dal regolamento.

“Esattamente, ma ci è arrivata una circolare che diceva di non fare assembramenti e quant’altro, quindi abbiamo cambiato in corso d’opera, da quello che so”.

Quindi c’è stata una comunicazione che hanno ricevuto solo loro?

“Non c’è stata proprio comunicazione perché c’è stato un caos totale la domenica. Una folla al ritiro dei pass. Non abbiamo detto loro di tornare a casa: non abbiamo detto assolutamente nulla”.

Quindi sarebbero squalificabili?

“Non sarebbero squalificabili… Per il motivo che… Meno gente e meno assembramento c’era all’interno dell’evento, e meglio era”.

Ma che cosa c’entra? L’obbligo dei concorrenti non era stare assembrati nei locali: solo a disposizione a Sanremo. E loro non c’erano.

“E io che ne so? Non lo so. Provi lei a gestire 1400 persone per Sanremo, eh!”.

Guardi, faccio un altro lavoro: questo per la verità è il suo… Tra l’altro mi risulta che non solo loro non siano stati a disposizione tutta la settimana.

“Allora, le ultime band, dal 26 agosto in avanti, non avevano modo e tempo per organizzarsi con permessi e ferie, e quindi la colpa non è la loro ma della situazione Covid. Non so se comprende”.

Comprendo. Ma nel regolamento c’era scritto che dovevano restare a disposizione tutta la settimana e loro quel regolamento l’avevano da subito. Ci sono persone che hanno dovuto sostenere spese, disagi maggiori, magari mancati guadagni.

“Ma anche le date sono slittate. Comunque non penso sia un giornalista che debba fare queste domande, tutt’al più dev’essere… Non… Non… Dev’essere un… Non so, dev’essere una…”.

Un giornalista se riceve più segnalazioni per qualcosa che forse non va, chiede. Voi se siete trasparenti rispondete. Che lei mi venga a dire: “Non penso debba essere un giornalista a farmi queste domande, suona strano”. Se non le fanno i giornalisti le domande, chi le fa?

“Io le ho appena dato le risposte, eh!”.

Già che c’è, mi dice anche come mai questa giurata, Loredana Lanzi, postava proprio durante le finali sui social video partigiani inneggianti alle band emiliane?

“È normale: come ogni responsabile regionale, ci tiene alla propria regione. Questo non solo da parte sua. Da parte di tutti i responsabili regionali, l’hanno fatto anche Sicilia e Calabria. Comunque sia, non hanno nessuna voce in capitolo, perché la giuria della serata finale è quella dei nomi grossi che non hanno niente a che vedere con le giurie regionali. Loredana Lanzi non è mai stata in giuria quando c’erano artisti della propria regione. Se fosse stato truccato non avrebbe fatto post. I voti dei nomi grossi sono palesi”.

Ma chi c’era in giuria?

“Guardi sul sito dell’evento, c’è tutto scritto”.

Veramente ho guardato e ho trovato una sezione che si chiama «Staff, giurie & collaboratori» con un elenco sterminato e non molto chiaro che contiene di tutto, dal produttore noto alla segretaria di redazione. Può spiegare meglio?

“Quella è la giuria standard, poi i loro voti vengono valutati dalla giuria proprio… Quella grossa, che è formata da Fabrizio Simoncioni, Pino Scotto, Fausto Cogliati, Ettore Diliberto, Matt Backer…  E via discorrendo”.

Ho visto questi nomi, con tantissimi altri, proprio nella pagina di cui parlavamo, ma è tutto insieme in un unico calderone. E il regolamento ufficiale parla solo di «insindacabilità» del voto della giuria, ma non la definisce meglio.

“I voti sono stati rivisitati, all’unanimità, con tutti i 15 della commissione artistica del festival, e abbiamo le schede in mano”.

Chi ha giudicato i 227 artisti in gara nei giorni delle prefinali? C’era anche Loredana Lanzi?

“Sono stati votati da una giuria diversa che prevedeva per ogni turno cinque giurati diversi in tre slot: mattina, pomeriggio e sera. Si alternavano, come sempre. Negli slot in cui la Lanzi era giurata non c’erano mai band dell’Emilia Romagna, può stare tranquillo”.

Quindi chi ha percepito disparità di trattamento e favoritismi, sbagliava.

“Io so solo una cosa: agli arrivi, il giorno 6, almeno un elemento della band, almeno un responsabile – perché non era obbligatorio ci fosse tutta la band – c’era per tutti. Sulle permanenze faranno fede le prenotazioni alberghiere, e quelle ci sono. Poi se uno se ne torna a casa, e non viene scoperto non so, ma le prenotazioni alberghiere fanno fede”.

Il vostro è un festival con una grande storia.

“E se lei ha ricevuto lamentele come giornalista, noi riceviamo anche migliaia di messaggi di ringraziamento anche da parte dei familiari. Portare così tante band sul palco dell’Ariston, se permette, manco la Rai lo fa. La Rai manda quattro band emergenti sul palco, sala rossa. Dovrebbero premiare Sanremo rock: non ha sponsor, non ha etichette discografiche alle spalle, è un festival pulito, che è filato liscio ed è senza corruzione. Per noi ciò che conta è che vinca il migliore, non gli amici: cerchiamo i nuovi Litfiba, il nuovo Ligabue, la nuova Carmen Consoli”.

L’ultima parola va obbligatoriamente, a Mauro Pina, che, insieme con altri utenti Facebook e concorrenti delusi, ha sollevato il caso: “Ho 54 anni, vivo e Erba, in provincia di Como, faccio il cantante e sono nella musica da quando ne avevo 12» commenta. «Quindi non sono proprio un novizio. Portare a “Sanremo rock” un gruppo di fior di musicisti ad accompagnarmi, costretti lì una settimana, mi è costato 2.000 euro solo per le spese vive. Vivo di musica, ho due figli e le rate dell’auto da pagare. Ho dovuto rinunciare ad altri lavori per essere lì. Poi ho visto cose che non mi sono piaciute.

Il fatto è che amo la trasparenza e la correttezza. Non tiriamo in ballo invidie o cose simili. Del resto se avessi visto sul quel palco mostri di bravura, tanto di cappello, so riconoscerli, ma non li ho visti. La risposta formale che vi ha dato Giunta mi fa sorridere e la smonto subito. Non è vero che il 6 settembre tutti i concorrenti erano là a Sanremo a ritirare i pass, semplicemente perché lo stesso Leo Giunta ha chiesto a noi la cortesia di andare quel giorno a ritirare i pass di un’altra band lombarda che quel giorno non poteva esserci. Per ciò che riguarda l’altro discorso delle regioni, abbiamo sentito – e ci sono le registrazioni – una band di Taranto che sul palco il giorno 8 ha detto: “Siamo arrivati stamattina con la nave, ragazzi che viaggio!”. Non penso che dal 6 all’8 abbiano fatto due viaggi in nave. L’atteggiamento di Loredana Lanzi mi sembra a prescindere improprio, essendo la giurata di un concorso. Detto ciò, per concludere, io se ho un’agenzia che organizza un evento musicale e un tizio come me mi chiama lamentandosi, personalmente se ho la coscienza a posto non gli dedico un secondo del mio tempo e lo mando subito a quel paese. Invece la risposta di Giunta, col quale sono stato mezz’ora al telefono, come avete potuto notare, è stata ben diversa”.

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