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Home » Spettacoli

Manuel Agnelli: “I Maneskin? Un’occasione persa per tutti. L’autotune ha rotto il ca**o in una maniera mai vista”

Immagine di copertina
Credit: AGF

Il cantante critica l'industria musicale italiana

Manuel Agnelli ripercorre la sua carriera e si scaglia contro l’autotune e l’industria musicale italiana. Intervistato da La Repubblica, il leader degli Afterhours, che ha da poco tagliato il traguardo dei 60 anni, afferma: “In realtà questo doveva essere il mio anno sabbatico: volevo prendere questo periodo per me ma alla fine vedendo quello che succedeva intorno non potevo restare fermo. Alla fine si vede che questa è la mia attitudine e va bene così”. E ancora: “Io mi sono fatto un culo nero, ho mangiato un sacco di merda: non c’era spazio per noi nei media più importanti anche se si trattava di un fenomeno veramente rilevante quello della scena indie di quegli anni. Eravamo invisibili. Questa cosa mi faceva incazzare per questo ho sempre cercato l’unione: l’unione fa la forza no? Così nel 2001 è nato il festival Tora! Tora! Gli headliner con gli Afterhours erano Subsonica e Marlene Kuntz. Poi Verdena, i La Crus, Tre Allegri Ragazzi Morti, il Teatro degli Orrori e i Massimo Volume, i Baustelle, Caparezza, Paolo Benvegnù, Cristina Donà, Africa Unite, Modena City Ramblers”.

Sul recente Festival di Sanremo 2026, invece, dichiara: “Se mancano gli autori, mancano i personaggi che sappiano raccontare qualcosa. La maggior parte purtroppo, mi duole dirlo, sono fantocci. E poi il fatto di accettare che a Sanremo, in una gara canora, ci sia l’autotune steso sopra qualsiasi tipo di cantato, ti fa pensare che allora non abbiamo capito un cazzo. L’autotune correttivo di oggi non è quello degli inizi, che era un effetto come il distorsore: ha rotto il cazzo in una maniera mai vista, l’hanno usato a tappeto dappertutto. Adesso usano tutti un correttivo dal vivo, che è una roba mostruosa, è come usare una chitarra che suona da sola. La tensione invece che questi ragazzi creano sul palco suonando veramente è un’altra cosa: è il rischio, l’errore, la sfumatura, e questa generazione la sta scoprendo e vivendo come un proprio marchio di fabbrica”. Il cantante, quindi, conclude: “Il grosso malinteso è sempre stato quello di cercare il nuovo grande talento, che poi quando c’è, comunque spesso viene sprecato. I Måneskin sono stati un’occasione persa per tutti, per tutto il mondo della musica italiana, e secondo me è una manifestazione di un nostro provincialismo mostruoso”.

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