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Roberto Benigni: “Il Pinocchio di Garrone è il più bello che abbia mai visto”

Durante la conferenza stampa a Roma, Matteo Garrone e il cast di Pinocchio hanno raccontato i retroscena del film

Di Cristina Migliaccio
Pubblicato il 12 Dic. 2019 alle 16:53 Aggiornato il 12 Dic. 2019 alle 17:07
Immagine di copertina

Pinocchio, Roberto Benigni: “Il Pinocchio di Garrone è il più bello che abbia mai visto”

L’attesissimo Pinocchio di Matteo Garrone arriva in sala dal 19 dicembre 2019, un classico senza tempo o, come direbbe Benigni, “una storia che va oltre la classicità”. Durante la conferenza stampa tenutasi a Roma il 12 dicembre, in seguito alla proiezione stampa del film, il cast guidato dallo stimato regista ha lanciato più di uno spunto, spiegando cosa si cela dietro le quinte di un progetto così ambizioso.

Pinocchio era il sogno nel cassetto di Garrone, regista di Dogman e Il racconto dei racconti, che torna al cinema con una favola importante, nata dalla penna di Carlo Collodi.

“Ho iniziato a disegnare la storia di Pinocchio che avevo sei anni, è un racconto che mi accompagna da allora, però come regista per me era difficile resistere alla tentazione di fare Pinocchio”, ha spiegato Garrone.

Pinocchio nasce per essere un film popolare, rivolto a tutti, grandi e piccini, un po’ com’è nato il capolavoro di Collodi. Di fatto, il regista ha spiegato: “Abbiamo cercato di fare un film che potesse arrivare a tutti, un film popolare così come il grande capolavoro di Collodi che nasce come una storia rivolta a tutti, indistintamente dalle classi sociali e dall’età. Era importante fare un film che potesse far riscoprire il grande classico, ma la sfida era fare un film che potesse sorprendere e incantare di nuovo il pubblico”.

Pinocchio, un film adatto ai bambini dai 4 agli 80 anni – come direbbe Benigni – il cui set ha anche permesso all’amore di sbocciare, tra Rocco Papaleo (Gatto) e Maria Pia Timo (Lumaca).

Pinocchio, Roberto Benigni è Geppetto: “Il padre per eccellenza, insieme a San Giuseppe”

Roberto Benigni, ai suoi tempi, è stato Pinocchio. Era il 2002 e, per quel progetto, Benigni è stato anche regista, sceneggiatore (insieme a Vincenzo Cerami) e produttore. A distanza di tanti anni, Garrone l’ha scelto come il suo Geppetto, un ruolo che Benigni ha accettato senza tante cerimonie: “Ho detto sì ancor prima che me lo proponesse”, ha raccontato l’attore.

“Non ricordo qual è stato l’ultimo Pinocchio che ho visto, non ricordo se era italiano o straniero, ma quello di Garrone è il più bello che abbia mai visto. Pinocchio è universale, non è soltanto una favola, va oltre”.

E poi Benigni torna indietro nel tempo, rispolverando il suo ruolo ne La vita è bella: “È la seconda volta che interpreto il ruolo del padre, ma quello di Pinocchio è il padre per eccellenza, il padre più famoso del mondo insieme a San Giuseppe, entrambi con due figli adottivi che si sono trovati lì, che muoiono e risorgono”.

Lavorare con Matteo Garrone è stata un’esperienza formativa e ben riuscita, a detta di Benigni. “Garrone ha una particolarità, racconta con le immagini, per questo è un grande regista. Sa fare emozionare, commuovere, divertire. E che questo film esca a Natale è un regalo per me e per tutti gli italiani. Geppetto è un percorso che non dimenticherò, lo ringrazierò per tutta la vita, è il compimento di tutto un percorso straordinario”.

In Pinocchio ricorre spesso il tema della povertà.”È la parola che si ripete di più nel libro di Pinocchio insieme a “casa, babbo, fame”. Una povertà che è madre di tutte le ricchezze, è una povertà meravigliosa, che ti fa sembrare la vita un miracolo. Una povertà che si trasforma nella più grande ricchezza quando Pinocchio, alla fine, si trasforma in un bambino, è uno che ha guadagnato la vita: più ricco di così si muore”, ha spiegato l’attore.

Roberto Benigni è detto anche Pinocchietto. “Mia mamma mi chiamava Pinocchietto, anche Fellini mi chiamava così, è un progetto che mi ha accompagnato per tutta la vita”.

Pinocchio, gli effetti speciali: “4 ore di trucco ogni giorno per 3 mesi”

Quattro ore di trucco ogni giorno per tre mesi non deve essere stato facile per il giovanissimo interprete di Pinocchio, Federico Ielapi, stando a quanto racconta Mark Coulier (make-up designer). “Era necessario rimanere fedeli alla storia, un personaggio amato da tutti in Italia e nel resto del mondo. Dover trascorrere tre ore al giorno per creare il make-up di questo ragazzino di otto anni è stata una cosa estremamente difficile. Pensare di tenere fermo un bambino per 10 minuti per dipingergli la faccia è difficilissimo, figurarsi per 4 ore di fila”.

La sceneggiatura di Pinocchio è frutto di una collaborazione tra Garrone e Massimo Ceccherini, che nel film interpreta anche la Volpe. “Avevo scritto una sceneggiatura in partenza molto fedele al testo di Collodi e con Massimo ci siamo resi conto di poter rimanere fedeli al testo pur cambiando delle cose che potevano rendere più divertenti certe situazioni. Insieme abbiamo lavorato su altri personaggi e mi ha accompagnato per tutto il film. Mi ha insegnato tanto”, ha confessato Garrone e Massimo, di tutta risposta, ha replicato: “Matteo Garrone è la mia fatina!”.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

L’ispirazione è arrivata da Enrico Mazzanti, il primo illustratore di Pinocchio che ha lavorato gomito a gomito con Collodi.

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Pinocchio, la forza del film è che sia italiano, parola di Garrone

Il fascino di Pinocchio è universale (basti pensare che anche Guillermo Del Toro ci sta lavorando). Secondo Garrone, però, “la forza del film è che sia un film italiano. E sono orgoglioso di dirlo, andava fatto in Italia con le facce italiane perché le facce che sono nel film hanno reso questa storia anche commovente, divertente e gli attori hanno saputo dare tutte quelle sfumature che mi auguro Collodi avrebbe apprezzato”.

“Pinocchio va oltre la classicità”, ha aggiunto Benigni. “Tutte le metafore, le allegorie, gli insegnamenti di Pinocchio che nei libri pedagogici non avrebbe avuto lo stesso successo”. (Se dici le bugie ti si allunga il naso, se non vai a scuola sei un somaro, non dare confidenza agli estranei, che bisogna voler bene al papà e alla mamma).

Pinocchio è una storia che può essere letta in ogni modo, ma secondo Matteo Garrone è la storia d’amore tra un padre e un figlio. Pinocchio, il burattino che nasce puro e ci rimane nonostante gli errori. Tutti nasciamo puri, Pinocchio ci rimane.

Infine, forse nel profondo del cuor, Gigi Proietti spera che il suo Mangiafuoco avrà un film spin-off dedicato all’uomo che viveva da solo con i suoi burattini di legno. Nel dubbio, Pinocchio vi aspetta al cinema, grazie a 01 Distribution, dal 19 dicembre 2019.