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Il pioppo mangia la plastica e la smaltisce: la ricerca del Sant’Anna di Pisa

Di Madi Ferrucci
Pubblicato il 16 Lug. 2019 alle 21:03 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:10
Immagine di copertina

Il pioppo è un albero che “mangia” la plastica. A sostenerlo è una ricerca dellʼIstituto di Scienze della vita della Scuola superiore SantʼAnna di Pisa. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori guidati dalla studiosa Francesca Vannucchi.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista internazionale Environmental Science and Pollution Research, che ha scoperto l’esistenza di un’insolita proprietà dei pioppi: le loro radici sono in grado di assorbire composti nocivi e riescono a smaltire anche composti inquinanti come gli ftalati. Dopo aver completato il processo di assorbimento, l’albero riesce anche ad eliminare le sostanze tossiche.

Gli ftalati sono una tipologia di composti chimici usati dall’industria per rendere più flessibile e modellabile il polimero della plastica “Pvc”. Sono utilizzati anche nella preparazione di smalti per unghie, adesivi e vernici e sono estremamente nocivi per l’ecosistema.

Il pioppo “mangia-plastica” con le maggiori capacità di assorbimento appartiene alla variante dei pioppi bianchi “Populus alba Villafranca”. L’albero riesce a sopportare grandi quantità di sostanze nocive e inquinanti senza esserne danneggiato. Può “mangiare” questo tipo di composti e utilizzarli nei processi che coinvolgono i suoi tessuti vegetali.

Quest’ultimo meccanismo di “smaltimento” del pioppo sarà oggetto di ulteriori studi da parte dei ricercatori che vogliono riuscire a comprendere con precisione in che modo la pianta utilizzi gli agenti inquinanti. Allo studio ha collaborato anche l’Istituto di Fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Pisa.

Nel 2018 una ricerca condotta dall’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa dal Centro tedesco Helmoltz di Monaco aveva dimostrato che i pioppi bianchi della varietà Populus alba Villafranca sono in grado di assorbire con le radici anche sostanze di origine farmaceutica, come il principio attivo diclofenac, comune a molti anti-infiammatori.

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