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Bambino rinchiuso in un tugurio dai genitori: picchiato con un tubo, costretto a fare i bisogni in un bidone

Di Maria Elena Gottarelli
Pubblicato il 2 Lug. 2019 alle 10:37 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 03:14
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Immagine di copertina
Credit: FRANCO SILVI - ANSA

Un tubo di plastica nascosto sotto i cuscini di un elegante salotto. Una scodella per nutrirsi come i cani. Una casa degli orrori dissimulata dietro la facciata chic di una villa di Porto Rotondo, nel cuore della Costa Smeralda. È la storia vera di un bambino di 11 anni rinchiuso per anni in un tugurio, torturato e picchiato dai genitori che avrebbero dovuto amarlo.

La polizia ha scoperto il caso grazie alla telefonata fortuita del bambino, che durante la notte di sabato scorso, mentre i genitori erano a una festa, è riuscito a comporre il numero di emergenza malgrado il cellulare fosse privo di scheda.

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“Scusate se vi disturbo, io sto solo cercando di chiamare mia zia. Ho bisogno di parlare con lei ma adesso sono chiuso in camera e questo cellulare non ha la scheda, dunque non posso chiamarla”.

Costa Smeralda, la casa degli orrori: bambino rinchiuso in un tugurio

Per fortuna, il poliziotto che ha risposto alla chiamata ha intuito immediatamente che dietro quella testimonianza c’era in realtà molto di più. Accorse sul posto, le forze dell’ordine si sono trovate davanti la scena raccapricciante del bambino, chiuso a chiave nella sua cella segreta.

L’aspetto forse più raccapricciante della storia riposa nell’ingenuità del piccolo, che durante la testimonianza ha dichiarato: “Vivo così da tanto tempo, ma tutto sommato sto bene”.

Ora i genitori sono in carcere con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona. Alcuni testimoni che li conoscevano hanno raccontato che erano persone apparentemente molto a modo. Entrambi di benestanti e con uno stipendio fisso, partecipavano attivamente alla movida chic della rinomata costa sarda.

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Due insospettabili, quindi, apparentemente a modo e amorevoli. Eppure, nel diario che il bambino teneva segretamente i carabinieri hanno letto: “Ho segnato tutte le volte che mi hanno picchiato. Usano questo tubo di plastica, è nascosto sotto il divano”.

Il colonnello Cicognani che ha seguito il caso ha dichiarato: “Non conosciamo le motivazioni di questo accanimento. Da tanti anni faccio questo lavoro, ma mai mi ero trovato di fronte a un dramma così toccante. Siamo felici di aver liberato il bambino da quell’orrore.

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