Il voto sulla piattaforma Rousseau dei Cinque Stelle può ancora fare saltare l’accordo giallorosso?

L'eventuale voto sulla piattaforma Rousseau sull'accordo Pd-M5S sarebbe blindato con il nome di Giuseppe Conte premier. Ma non è detta l'ultima parola

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 29 Ago. 2019 alle 13:33
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Cosa implica il voto su Rousseau per l’accordo giallorosso

Il voto su Rousseau può ancora fare saltare l’accordo giallorosso? L’incarico a Giuseppe Conte chiude solo la prima tranche della partita a scacchi per il governo.

Il premier intende avere voce in capitolo nella formazione della squadra per quello che a Palazzo Chigi definiscono un “Conte 2.0”. Anche perché, dal Movimento, in queste ore ribadiscono un concetto: “Sarà lui a sciogliere i nodi aperti” tra 5 Stelle e Pd. Ma Conte non vuole essere, e non sarà, solo mediatore.

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L’eventuale voto sulla piattaforma Rousseau sull’accordo Pd-M5S sarebbe blindato con il nome di Giuseppe Conte premier. Ma non è detta l’ultima parola.

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Giuseppe Conte ha infatti accettato l’incarico da Mattarella con riserva e oggi stesso inizierà le consultazioni con i gruppi parlamentari. Però, fino a quando Conte non scioglierà la riserva, il voto della piattaforma potrebbe influenzare il responso del Movimento Cinque Stelle.

Il governo Conte bis dipende da un voto online per una percentuale minima rispetto ai votanti dello stesso partito che lo appoggia, il Movimento 5 Stelle. Non è la prima volta che il destino dell’Italia viene messo in discussione tramite questa piattaforma che molti insistono ancora a chiamare”sistema operativo”.

Era già accaduto per un’importante votazione, quella sui guai giudiziari di Matteo Savini e il caso Diciotti. In quel caso si doveva decidere per l’immunità al ministro dell’Interno.

Non dovrebbe quindi sorprendere la decisione di Luigi Di Maio di affidare il giudizio sull’esecutivo nascente agli attivisti M5s. Tuttavia la piattaforma suscita molti dubbi dopo i passati trascorsi.

La piattaforma Rousseau è lo strumento lanciato dal Movimento nel 2016, la cui proprietà e gestione sono in mano all’Associazione Rousseau, che ha sede allo stesso indirizzo della Casaleggio Associati, oggi guidata dal figlio di Gianroberto, Davide, con tre soci, Massimo Bugani, Pietro Dettori e Enrica Sabatini.

La piattaforma, però, mostra spesso limiti tecnologici e di sicurezza che il 4 aprile scorso hanno spinto il Garante per la Privacy a comminare una multa di 50 mila euro in virtù dell’accertata mancanza di sicurezza nella cura dei dati personali (e dei voti) degli iscritti.

In molti guardano con timore al giorno del voto, atteso all’inizio della prossima settimana. Un post negativo di Di Battista potrebbe indirizzare le intenzioni dei 100mila iscritti alla piattaforma. “L’attenzione deve essere sui temi, il resto verrà da sé”, avverte il fichiano Riccardo Ricciardi.

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