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Salvini il camaleonte cambia ancora pelle: il capitano ora gioca di squadra

Dopo la sconfitta in Emilia Romagna, il leader della Lega sembra avere un nuovo piano per vincere le elezioni

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 18 Feb. 2020 alle 01:51 Aggiornato il 18 Feb. 2020 alle 10:22
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Immagine di copertina
Matteo Salvini al Palazzo dei Congressi durante l'evento "Roma torna Capitale". Credits: Ansa/Giuseppe LAMI

Il nuovo piano di Salvini per vincere le elezioni

Hanno accusato Salvini di aver reso le elezioni regionali in Emilia Romagna un referendum sulla sua persona, e di averle perse per questo.

Di aver oscurato la sua stessa candidata, Lucia Borgonzoni, presentandosi come unico leader della campagna elettorale, facendo fuori gli altri alleati di centro destra forte della strategia adottata nella corsa elettorale umbra. In cui Salvini ha trionfato con Donatella Tesei nascondendo i simboli di Forza Italia e Fratelli d’Italia da discorsi e manifesti.

C’era scritto anche sul “pizzino” ritrovato nell’hotel di Bologna dove aveva incontrato lo staff per prepararsi alla fase più calda della campagna elettorale a fine dicembre: “Dal 19 al 24 gennaio portare solo manifesti e simboli della Lega”. Ma dopo nemmeno un mese dalla sconfitta del 26 gennaio 2020 Salvini sembra aver appreso la lezione, almeno a parole.

La strategia adottata fino ad ora non lo ha portato al risultato sperato, e il leader della Lega ha forse pagato il prezzo di essersi presentato, ancora una volta, come “uomo solo al comando”, che non ha bisogno degli altri per vincere, ma può contare solo sulla sua persona, perdendo l’occasione di apparire come futuro leader credibile di tutto il centro destra agli occhi degli alleati.

“La polarizzazione sul singolo offre molti alibi agli avversari”, aveva detto Giorgia Meloni il giorno dopo la sconfitta di Bologna. “Ora Salvini faccia gioco di squadra”.

E in un tiepido pomeriggio di febbraio, nell’evento in cui ha incontrato le categorie produttive di Roma per continuare la sua scalata al Campidoglio, la sua strategia appare cambiata. L'”uomo solo” ha appreso la lezione, e ascoltato le critiche di chi gli ha parlato del rischio di ritrovarsi sempre più solo, sia all’interno del partito che della coalizione.

I primi segnali sono già emersi nella sua comunicazione social. Sui suoi canali Salvini ha condiviso, nelle ultime settimane, immagini che, diversamente dal solito, lo ritraggono insieme ad altri colleghi: al numero due del Caroccio, Giancarlo Giorgetti, colui che secondo molti dovrebbe guidare la svolta “moderata” della Lega dopo gli eccessi della “citofonata” di Bologna, o alla sua collega di coalizione, Giorgia Meloni. “Un saluto per voi e un sorriso dedicato a chi ci vuole male”, ha scritto su Twitter a commento di una foto che lo ritrae sorridente al fianco della leader di Fratelli d’Italia.

Domenica 16 febbraio nel palazzo dei Congressi di Roma, in cui una folla di circa 2mila persone lo ha accolto sventolando gli slogan “Noi con Salvini“, ha sottolineato più volte l’intenzione di abbandonare le tessere di partito e di dare importanza alla squadra, termine che torna ricorrente negli annunci e negli slogan della kermesse.

Salvini mostra un atteggiamento diverso da quello adottato fino a qualche settimana fa, quando nei comizi dell’Emilia Romagna era solito parlare di sé in terza persona nominando solo a volte la candidata Borgonzoni o lo staff locale della Lega. In una campagna che sembrava spesso allo sbando senza la sua presenza, sia a livello organizzativo che di contenuti.

Nel palazzo capitolino il leader cita i rappresentanti degli altri partiti che siedono in prima fila, Maurizio Gasparri di Forza Italia a Fabrizio Ghera di Fratelli d’Italia, e parla di candidati che siano brave persone prima ancora che uomini di partito. Nomina spesso la coalizione e non la Lega.

Per le elezioni amministrative di Roma del 2021 dichiara di non essere interessato a piazzare la sua bandiera sul nome. “Lega e centro destra vadano oltre la dimensione dei partiti senza mettere le bandierine: vogliamo le persone migliori aldilà del partito”, annuncia.

Sulle prossime regionali, previste a fine primavera in cinque regioni, ha intenzione di fare lo stesso: “Vogliamo allargare i confini del centro destra. Bisogna scegliere la squadra migliore. Non parlo di nomi, ma di progetti”.

“A vincere non è mail il singolo, a vincere è sempre la squadra”, continua.

E se nella manifestazione organizzata a fine novembre al Teatro Italia di Roma per lanciare la campagna elettorale la sala era tappezzata di manifesti della Lega e gremita di consiglieri del Carroccio, questa volta a far compagnia a Salvini insieme a Zicchieri e Durigon, rispettivamente coordinatore regionale e provinciale del partito, ci sono i rappresentanti di categoria.

C’è Giuseppe Roscioli di Federalberghi e il presidente di Acer Roma (l’associazione dei costruttori edili della Capitale), Nicolò Rebecchini. Pasquale Cialdini, ex amministratore delegato di Roma Metropolitane nominato dal M5S ma dimessosi dopo uno scontro con i grillini e Carla Cappiello, presidente dell’Ordine degli Ingegneri.

Un tentativo, insomma, di circondarsi di professionisti e pescare nella società civile il candidato che possa mettere tutti d’accordo sulla corsa al Campidoglio. Che vorrebbe replicare anche nelle regioni in cui Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega non riescono ad accordarsi sul candidato, soprattutto Puglia e Campania, dove i nomi proposti da Meloni appartengono a un establishment che Salvini vorrebbe svecchiare.

“A me la tessera di partito interessa poco, sono orgoglioso del fatto che alla Lega e al centrodestra si stiano avvicinando tante persone dal mondo dell’impresa, del volontariato e che si mettono a disposizione e poi tutti insieme al tavolo, con una squadra compatta sceglieremo i migliori, al di là delle appartenenze partitiche e politiche”, dichiara a margine dell’evento.

Restano i cavalli di battaglia della sua propaganda: gli attacchi alla giunta Raggi che tiene chiusa la fermata Barberini da dieci mesi, non smaltisce i rifiuti e abbandona lo stadio Flaminio; le critiche a Zingaretti che è troppo impegnato a occuparsi del Pd per essere presente in regione; l’innocenza nel processo Gregoretti e nell’inchiesta sui fondi russi alla Lega, e le immancabili bordate all’esecutivo giallo rosso, che dovrebbe cadere al più presto per permettere agli elettori di votare.

Resta, nonostante l’imprudenza di dare per scontata la vittoria in Emilia Romagna nei giorni precedenti al voto, la voglia di credere, comunque, in un’inevitabile trionfo finale: “Questa sala ci dice che vinceremo. È solo questione di tempo”, afferma “sottovoce”.

Ma per arrivare a questa tanto agognata vittoria e legittimare le proprie ambizioni di governo nazionale, Salvini sembra almeno in apparenza voler rendere meno ingombrante il marchio leghista, per valorizzare altre e nuove forze, politiche e non, e giocare di squadra.

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