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Salvini ha cercato il colpo del secolo, ma ha perso la sua scommessa

Di Stefano Mentana
Pubblicato il 27 Gen. 2020 alle 19:37 Aggiornato il 27 Gen. 2020 alle 19:45
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Immagine di copertina
Matteo Salvini, leader della Lega. Credit: Facebook

In qualsiasi altra situazione, dopo il voto di ieri la Lega starebbe festeggiando per aver strappato la Calabria al centrosinistra e aver raggiunto il miglior risultato di sempre per un candidato del centrodestra in Emilia-Romagna. In qualsiasi altra situazione, ma non in questa. L’importanza attribuita al voto emiliano, che per il centrodestra ha avuto un risultato obiettivamente positivo, potrebbe farlo vivere come una sconfitta.

Dalle elezioni politiche del 2018 in poi, Salvini ha sempre portato avanti una narrazione sulla sua imbattibilità elettorale, suffragata da una serie di dati obiettivamente molto positivi per la Lega. Questa narrazione di un Salvini “capitano imbattibile” ha tuttavia subito un parziale arresto la scorsa estate, quando il suo tentativo di andare al voto dopo lo strappo con i Cinque Stelle ha invece portato alla nascita del governo giallo-rosso. Il risultato: Salvini, fino a quel momento ministro dell’Interno e principale regista del governo, relegato a “mero” leader dell’opposizione.

Ma la sconfitta di Salvini sul piano politico non sembrava avere riscontri sul piano elettorale, tanto che in autunno è riuscito a guidare il centrodestra a una storica vittoria in Umbria, resa di portata ancora più grossa da un’insolita alleanza elettorale tra PD e Cinque Stelle. Dopo aver cambiato il colore di diverse regioni italiane Salvini ha voluto tentare il colpo del secolo: dipingere di verde (o di azzurro, secondo la nuova narrazione leghista) l’Emilia, la regione rossa per antonomasia. Ma se la scorsa estate il Capitano ha mostrato di non essere imbattibile da un punto di vista politico, in Emilia ha mostrato di non esserlo neanche sul piano elettorale.

Tutti, analisti e giornalisti, erano d’accordo sul fatto che l’impresa d’Emilia per Salvini e per la Lega non sarebbe stata una passeggiata, ma alcuni indicatori favorevoli c’erano stati, per esempio il dato delle Europee 2019 in cui i partiti del centrodestra superarono in quella regione quelli del centrosinistra. A porre un freno ai sogni di gloria salviniani è stato Stefano Bonaccini, un presidente che secondo i sondaggi risulta tra i più apprezzati in Italia. Tanto valeva allora spostare la lotta sul piano nazionale, visto che contro Salvini c’è un governo la cui popolarità non è certo tra le più alte.

Una lotta nazionale sul voto emiliano ha rappresentato per il leader leghista una grande scommessa: in caso di vittoria sarebbe stato accolto ancora una volta – e ancora di più – come trionfatore, ma la sconfitta in Emilia ha rimescolato le carte in tavola. Un principio simile, seppur in scala più ridotta, della scommessa fatta da Matteo Renzi nel 2016 sul referendum costituzionale.

Venuta meno la narrazione del Salvini invincibile, sono principalmente due i fronti che si troverà a gestire, quello comunicativo e quello interno agli alleati, entrambi strettamente legati l’uno all’altro. Ci sarà ancora spazio, ad esempio, per i gesti controversi a cui il leader leghista ci ha abituati – peraltro criticati da Giorgia Meloni, sua più stretta alleata – come la citofonata al presunto spacciatore al Pilastro? E poi, è ancora scontato che Salvini sia il principale frontman della coalizione di centrodestra?

I sondaggi parlano chiaro e dicono che la Lega è indiscutibilmente in testa. Non possiamo sapere quanto quel colpo di citofono al Pilastro possa aver pesato nella mancata vittoria della Borgonzoni, ma non dovremo stupirci se quel gesto verrà usato come capro espiatorio dai rivali interni alla Lega e dagli alleati per cercare di farsi spazio al fianco di Salvini con, perché no, possibili tentativi di metterlo in discussione. Perché di certo la coalizione rimane in testa su scala nazionale, ma da ieri il ruolo del Capitano sembra molto meno scontato.

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