Coronavirus, rinviato referendum sul taglio dei parlamentari: nuova data entro il 23 marzo

Via libera del Consiglio dei ministri al rinvio del referendum sul taglio dei parlamentari. "La nuova data sarà decisa entro il 23 marzo e cadrà in una domenica tra il 50° e il 70° giorno dall’indizione", ha affermato Federico D'Incà

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 5 Mar. 2020 alle 16:19 Aggiornato il 9 Mar. 2020 alle 14:13
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Coronavirus, rinviato referendum sul taglio dei parlamentari

Il referendum sul taglio dei parlamentari previsto per il 29 marzo è stato rinviato. Lo slittamento è stato deciso dal Consiglio dei ministri oggi 5 marzo 2020. La nuova data sarà fissata con decreto del Presidente della Repubblica. “Abbiamo deliberato di rinviare il referendum costituzionale. Dato l’approssimarsi della data, abbiamo valutato l’opportunità di rimandarlo, ma non c’è ancora una nuova data”: lo ha detto il premier Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa tenutasi a margine del Consiglio dei ministri appena concluso.

“Il Governo ha deciso di rinviare il referendum del 29 marzo per garantire un’efficace campagna referendaria e adeguata informazione ai cittadini. La nuova data sarà decisa entro il 23 marzo e cadrà in una domenica tra il 50° e il 70° giorno dall’indizione”, afferma il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà.

“Avrei voluto sentire i Comitati per il Sì e per il No sul rinvio del referendum, ma non è stato purtroppo possibile per l’emergenza in corso. Mi riprometto di sentirli presto”, ha proseguito il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che non ha ancora avvisato personalmente i Comitati per il Sì e per il No della decisione del Cdm di rinviare sine die il referendum del 29 marzo sul taglio dei parlamentari.

“Cercheremo di ottenere l’accorpamento di tutte le elezioni da qui a giugno in un’unica data”, ha invece affermato il capo politico di M5s, Vito Crimi.

Sul possibile rinvio si era espressa la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni che questa mattina aveva detto nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio: “Spero che si possa celebrare il referendum il 29 marzo, mi dispiacerebbe che fosse rimandato. Il mio giudizio è però politico e non ha fondamenti sanitari, ma spero che l’emergenza sanitaria non venga utilizzata a fini politici”.

Il premier ha risposto quindi a Giorgia Meloni, che in mattinata lo aveva accusato di “atteggiamento criminale”. “Ero rimasto sorpreso da un’uscita sulla stampa internazionale di un esponente dell’opposizione (Salvini  a El Pais, ndr) e da un’uscita questa mattina di un altro esponente (Meloni ndr). Lo abbiamo anche commentato. Sono dichiarazioni che contrastano con il buon senso e rischiano di danneggiare l’immagine di un Paese che vuole mostrarsi in questa fase tenace. E’ uno schiaffo non al primo responsabile di governo ma a tutti i cittadini”, ha poi spiegato il presidente del Consiglio, rispondendo ad una domanda sulle frasi di Giorgia Meloni, che in mattinata aveva parlato di “atteggiamento criminale”, a proposito delle falle denunciate dal premier nel sistema sanitario di Codogno.

Lo scorso 23 gennaio, l’Ufficio centrale per il referendum della Corte di Cassazione aveva dato il via libera al referendum. Non sarà necessario il raggiungimento di alcun quorum perché non si tratta di un voto abrogativo. A proposito del referendum, il premier Giuseppe Conte, aveva dichiarato: “Non mi preoccupa. Siamo fiduciosi che ci sia un ampio schieramento dei cittadini a favore di questa riforma”. E sull’ipotesi di caduta del governo dopo il voto sul taglio dei parlamentari aveva aggiunto: “No direi, proprio di no, non vedo connessioni”.

L’opinione dei costituzionalisti

“Con l’emergenza coronavirus in corso è bene rinviare l’appuntamento alle urne per il referendum del 29 marzo. E sarebbe anche il caso di non accorpare la nuova data a quella della tornata elettorale per il rinnovo di cinque governi regionali”, è l’opinione del giurista e costituzionalista Michele Ainis e del costituzionalista Alfonso Celotto, entrambi docenti all’università Roma Tre.    “Qualora dovesse essere confermata la data del 29 marzo – dice Ainis all’AGI – non credo che alle urne ci sarà un’affluenza straordinaria per pronunciarsi sul quesito referendario. Si naviga a vista, ma se le condizioni fossero quelle di oggi sarebbe coerente rinviarlo. Del resto, stadi a porte chiuse o partite rinviate, chiese senza fedeli in ‘zone rosse’ ed altre misure restrittive ci dicono quale sia la situazione. Rinviare il referendum sarebbe una misura prudenziale, così come lo sono le altre. E sarebbe bene – conclude Ainis – che la decisione fosse concordata con le opposizioni”.

Cosa cambia con la riforma

Con la riforma il numero dei parlamentari si riduce di circa un terzo, passando dagli attuali 945 a 600. Ii deputati scendono da 630 a 400 e i senatori calano invece da 315 a 200. Si riducono del 36,5 per cento i componenti elettivi di Camera e Senato con 230 deputati e 115 senatori in meno.

La proposta di legge costituzionale approvata dal Parlamento chiede la modifica modificati gli articoli 56 e 57 della Costituzione che determinano il numero di deputati e senatori.

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