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L’animatore del Popolo Viola a TPI: “Il movimento delle sardine? Come noi, sta colmando il vuoto dei partiti”

Gianfranco Mascia, organizzatore di cortei e sit-in nell''era' dei governi Berlusconi, promuove le piazze di questi giorni contro Salvini: "Prevedo un successone, che ci aiuterà ad uscire dalla crisi democratica. Ma l'iniziativa deve riempirsi di altri contenuti politici, come l'emergenza climatica"

Di Donato De Sena
Pubblicato il 19 Nov. 2019 alle 16:07 Aggiornato il 19 Nov. 2019 alle 16:07
Immagine di copertina
Il Popolo Viola e il movimento delle sardine. Foto del Popolo Viola: Flickr / BEE FREE

Il movimento delle sardine? “Sta riempendo un vuoto lasciato dai partiti. Io prevedo un successone, che ci aiuterà ad uscire dalla crisi democratica. Ma l’iniziativa deve riempirsi di contenuti anche politici. Oltre a quella democratica dovrebbe essere affrontata l’altra emergenza di oggi, quella climatica”. Gianfranco Mascia, 58 anni, ecologista, blogger e scrittore, in prima fila per anni ad organizzare manifestazioni contro il potere berlusconiano, promuove le piazze che in questi giorni, a Bologna come a Modena, e prossimamente anche Firenze, Genova e Roma, protestano pacificamente contro il leader della Lega Matteo Salvini.

Mascia a partire dagli anni ’90 ha organizzato iniziative contro il conflitto di interessi, le leggi ad personam e le leggi bavaglio. Ha organizzato i comitati BoBi, poi è stato animatore dei Girotondi contro le epurazioni di giornalisti, di No-B Day e del Popolo Viola. Oggi è il responsabile della comunicazione dei Verdi. E per i Verdi si candidò alle primarie per la candidatura a sindaco di Roma. Con TPI ha parlato delle analogie e delle differenze tra sardine e vecchi sit-in e cortei. Fornendo anche qualche consiglio e una previsione.

Le sardine che riempiono le piazze oggi e manifestano in maniera composta contro Salvini e portano inevitabilmente alla mente i movimenti dell”era’ Berlusconi. Girotondi e Popolo Viola. Quali analogie ci sono tra oggi e allora?

“La prima analogia che vedo è quando c’è un vuoto questo viene riempito dalla società civile. Quando i partiti non sanno – scusi il giorno di parole – che pesci pigliare, i cittadini occupano quello spazio. In un momento storico particolare come questo, proprio come era stato ai tempi dei Girotondi e del Popolo Viola, i partiti sono distanti dal racconto dei cittadini. L’altra analogia è che anche allora c’era l’idea di non far venire in piazza i partiti con le loro bandiere. Questo accade per l’idea di antipolitica, ultimamente cresciuta e animata dal Movimento 5 Stelle, che ha portato a un atteggiamento negativo verso tutta la partitica. Negli altri Stati questo non avviene. L’80 per cento dei ragazzi di Fridays for Future vota e collabora con i verdi tedeschi, mentre i Fridays for Future italiani non vogliono sentir parlare di collegamenti con i partiti”.

Le differenze?

“Il movimento dei Girotondi era molto più politico. Nanni Moretti era partito dicendo ‘Con questi dirigenti non vinceremo mai’. L’idea era quella di fare una ‘rottamazione’ ante litteram, di dire ‘Questi non sono in grado’. C’era Pancho Pardi ed altre persone che si voleva sostituissero i leader di allora. Ma Fassino lo troviamo ancora qua.

Faccio un’altra considerazione. Secondo me le giovani generazioni si rendono conto che i partiti non hanno affrontato i problemi che si pongono. Le sardine dovrebbero porsi come punto il tema del del conflitto di interesse. Salvini utilizza un suo interesse, i milioni di euro che La Lega ha tolto agli italiani utilizzando il finanziamento pubblico, per farsi propaganda. Se un post di Salvini viene sponsorizzato con migliaia di euro, questi soldi da qualche parte devono pur venire. La Bestia è stata messa in moto con 14 comunicatori. Alcuni di questi sono stati assunti assunti dallo Stato quando Salvini era ministro, erano suoi collaboratori.

Tutti questi conflitti che ci sono in altri Paesi del mondo non esisterebbero. Le Pen è stata inquisita perché utilizzava i fondi dell’Unione Europea per i suoi interessi di partito e ha dovuto pagarne le spese. In altri Paesi europei e del mondo sarebbe successo. In Italia invece sembra che sia tutto un calderone dove ognuno può fare quello che vuole.

Lei dice: le sardine non pongono abbastanza l’accento sul conflitto di interessi. Devono darsi un orizzonte politico?

“Possiamo fare una, due, cento movimenti delle sardine. Ma alla fine senza uno sbocco non andiamo da nessuna parte. Sarebbe utile a mio parere riempire di contenuti il movimento con temi all’ordine del giorno non dei partiti ma della politica. Quello del conflitto di interessi sicuramente, quello della libertà d’informazione sicuramente, quello del cambiamento climatico sicuramente. Oltre a un’emergenza democratica c’è un’emergenza climatica”.

Quel vuoto lasciato dalla politica e dai partiti in particolare perché non viene riempito? Secondo Lei un problema di credibilità, di immagine, di comunicazione, di agenda?

“Un po’ è un problema di comunicazione. Sembra che si metta tutti nello stesso calderone, che siano tutti uguali, ma non è così. C’è un movimento ecologista e di sinistra che fa un lavoro enorme e che non viene recepito. Secondo punto: i partiti sono stati dei muri di gomma. Sono stati impermeabili all’entrata delle nuove forze, e molto spesso anche i giovani quando si avvicinano ai partiti hanno un atteggiamento da pre-vecchi. Diventano vecchi assumendo le sembianze dei funzionari di partito. L’atteggiamento dovrebbe essere invece quello di portare nuovi contenuti. Si tratta di entrata di nuove energie nei partiti con modalità diverse da quelle che ci sono state finora.

Le modalità portate per esempio dal Movimento 5 Stelle hanno deluso le aspettative, si sono dimostrate modalità che servivano solo alla presa del potere. Nessuno aveva mai parlato di capo politico, di uno staff del blog che avrebbe deciso chi si candida e chi non si candida, o di srl che avrebbe condizionato le scelte di un partito”.

Quello delle sardine è un successo effimero? Quanto può pesare darsi degli obiettivi più politici?

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Agganciarsi alle tematiche ecologiste sarebbe fondamentale. Questo non per agganciarsi a un partito degli ecologisti, ma per agganciarsi all’onda dei ragazzi che continuano a resistere e affrontano temi concreti. Ci vuole competenza e preparazione, e loro ne hanno.

Faccio mie le parole del grande amico Paolo Flores d’Arcais, che ha sempre detto che i movimenti dei cittadini hanno un movimento carsico, un flusso e un riflusso. Tutto dipende da come i partiti recepiscono le istanze del movimento delle sardine. E tentare la cooptazione di più elementi è la cosa peggiore che si possa fare.

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Il mio suggerimento è di recepire le due emergenze che ci sono sul piatto. Sembra che il movimento delle sardine parli solo dell’emergenza democratica. Il movimento non è contro Salvini, è contro il fatto che Salvini riempia tutti gli spazi e ha cambiato il modo di far politica in senso reazionario. Io aggiungerei l’emergenza climatica”.

Come andrà a finire? Lei cosa prevede e cosa si aspetta?

“Mi aspetto che il movimento serva per ricompattare il centrosinistra sui temi della democrazia e dei cambiamenti climatici. Mi sembra che sia utile riportare al centro dell’agenda i temi veri. Le sardine stanno scoprendo il ‘re nudo’, in questo caso Salvini. Gli stanno togliendo quei vestiti fittizi che lui si è creato su temi che non sono reali. Il tema della sicurezza c’è in Italia, ma non è quello dei migranti, è quello dei cambiamenti climatici.

Secondo me stanno facendo un eccellente lavoro. Prevedo che avranno un successone e che servirà per uscire dalla crisi democratica di questo momento. Una volta usciti dalla crisi non servirà più”.

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