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Bologna, l’organizzatore delle sardine a TPI: “15mila persone più forti di Salvini”

Mattia Santori ha 32 anni e insieme a Giulia, Roberto e Andrea ha organizzato in sei giorni la contro manifestazione che ha aperto gli occhi sulla possibilità di costruire un'alternativa alla comunicazione della Lega

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 15 Nov. 2019 alle 16:31 Aggiornato il 17 Nov. 2019 alle 15:15
Immagine di copertina

L’organizzatore della manifestazione delle sardine a TPI

Mattia Santori ha 32 anni ed è il ragazzo che insieme a Giulia, Roberto e Andrea, trentenni di Bologna conosciuti intorno al tavolo di una cucina, ha organizzato la “manifestazione delle sardine“, l’evento che ha portato 15mila persone in piazza Maggiore mentre nel “tempio del basket”, il PalaDozza, Salvini ha iniziato la sua battaglia per la conquista di un territorio a lui alieno fino a pochi mesi fa, l’Emilia Romagna. E che forse estraneo gli è ancora.

Per questo Mattia e gli altri hanno deciso di non restare a guardare, “chiamando alle armi” chi come loro non ritiene normale che la città resti in silenzio mentre la retorica populista tenta di far breccia su un territorio di cui non conosce storia e tradizioni.

“Non mi andava bene che fosse normale che Salvini lanciasse una campagna elettorale a Bologna”, racconta a TPI Mattia, che nella vita fa per metà il ricercatore di mercati energetici e per metà l’istruttore sportivo per bambini e disabili.

Giulia invece è toscana, ha 29 anni e fa la fisioterapista. Roberto, 31 anni, lavora come ingegnere. Andrea, 32 anni, è guida turistica a Bologna.

Tutti e quattro conoscono il PalaDozza non solo perché tra gli anni 70 e 90 vi sono passati tutti i segretari storici del Pci, incluso Berlinguer, ma anche per quello che è adesso.

“Il PalaDozza è nato come tempio del Basket, voluto dal sindaco Dozza, una persona molto amata che tra le altre cose cercò di creare un tempio dello sport in città, che tutti i week end fa il tutto esaurito con i campionati di basket, che ha ospitato eventi internazionali”, spiega, e sottolinea che l’arma naturale delle “sardine” contro la campagna elettorale di Salvini è il semplice fatto di aver abitato questi luoghi da sempre.

“Non siamo viet cong. Siamo molto meno potenti, abbiamo meno soldi e mezzi ma siamo tantissimi e conosciamo il nostro territorio. Salvini pensa di venire in Emilia Romagna da lombardo che neanche sa cos’è il crescentone [il cui nome si ispira alla focaccia di Bologna, la crescenza, ndr] e fare una campagna elettorale per una persona che probabilmente ha visto due volte nella sua vita, Lucia Borgonzoni. Non ha fatto i conti con il fatto che qua c’è gente squattrinata ma che ha un legame con la società. Non abbiamo messo un soldo su Facebook quando abbiamo creato l’evento, ma l’abbiamo disintegrato”, afferma con forza.

Eppure nessuno di loro aveva fatto attivamente politica prima, né vuole che sul movimento delle sardine ci sia una bandiera.

“Non vogliamo che questo movimento sia associato a un partito, noi vogliamo solo dare una sveglia collettiva. Qualcuno ci ha offerto una mano ma abbiamo deciso di mettere noi i soldi. Per mantenere un’indipendenza, abbiamo fatto tutto da soli”, chiarisce.

Il primo obiettivo che si sono posti è quello di dare una prova di forza a livello numerico.

“L’ultima volta Salvini a Bologna aveva detto di aver portato 100mila persone in piazza, e riprendendo questa parte della nostra storia abbiamo deciso che, visto che il palazzetto dello sport contiene massimo 5.500 persone, il nostro evento alternativo doveva attirare almeno 6mila persone”

“Quando abbiamo misurato il marciapiede rialzato al centro di piazza Maggiore a forma di crescenza, abbiamo calcolato che se in un metro quadrato metti quattro persone, riempendo il crescentone stretti come sardine avremmo vinto facilmente la battaglia”.

Tra le “sardine”, chiamate a disegnare il piccolo pesce su un cartone e portarlo per le strade della città prima di arrivare in piazza Maggiore, adulti, anziani, giovani, bambini, e tanti pensionati.

“Tutte le fasce d’età, dai bambini di 5 anni agli anziani di 90 erano coperte”, spiega entusiasta. “Era pieno di bambini perché il tema della sardina è molto a prova di bambino, un sacco di adolescenti, tantissimi 30enni che forse hanno deciso di fare un po’ un esame di coscienza visto che a lanciare il movimento sono stati loro coetanei. Tantissimi adulti e una marea di anziani”.

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Che forse non possono ancora rappresentare un’alternativa in termini politici o sconfiggere la destra sul piano elettorale, ma che offrono un’alternativa in termini di comunicazione, spiega Mattia.

“In sei giorni quattro lavoratori che nella vita fanno altro insieme a un sacco di persone hanno disintegrato i numeri di Salvini su Facebook, che è già una notizia. E poi abbiamo disintegrato la visibilità di Salvini a Bologna e in Emilia Romagna nel giorno del lancio della sua campagna elettorale. Fondamentalmente abbiamo creato qualcosa di nuovo, partendo da gente che si è messa a fare delle sardine e le ha portate in una piazza”.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

“Non credo sia mai successo in italia che 15mila persone si ritrovano a fare delle sardine”, afferma, e racconta l’emozione di vedere così tante persone coinvolte riempire le strade.

“Ieri a Bologna c’erano gli autobus pieni di gente con le sardine in mano che si salutavano come si conoscessero da una vita, è stato incredibile. C’erano gli autobus strapieni, le strade piene, e per questo la gente si è emozionata, perché ha capito che una massa di persone è molto più forte di una persona al comando che per quanto potente, è comunque una persona sola. La stessa Borgonzoni è un candidato ombra, e questo in Emilia Romagna non può succedere perché Bologna non è una regione disposta a tutto questo teatro”, afferma sicuro.

Allora la sinistra può ripartire dalle sardine?

“In qualche modo si”, risponde. Se non i partiti, almeno le persone.

“Un passaggio importante che ha stupito molto ieri in piazza è quello in cui abbiamo detto ‘State vicini ai nostri politici’, perché la differenza tra noi e altri movimenti è questa, noi non siamo anti politici, ma a favore della politica. Il messaggio è stato più per le persone che erano lì che per i vertici”.

“Ieri abbiamo chiesto a chi non scendeva in piazza da più di cinque anni di alzare la mano. E le hanno alzate in tantissimi”.

Queste persone possono essere le prime a fare un passo verso la politica in un momento in cui la critica principale che si muove ai politici è quella di essere lontani dal popolo.

“Adesso sapere che quattro giovani, che magari fino a pochi giorni prima si lamentavano sul divano, riescano a fare una cosa di questo tipo è un segno di speranza e un grande messaggio, a cui è difficile restare indifferenti”.

Per il futuro, l’idea delle sardine di Bologna è quella di continuare con lo stesso metodo, supportare chi in altre città si auto organizza e dare una mano, pensando sempre più a se stessi e sempre meno a Salvini.

“Abbiamo creato una pagina Facebook che si chiama 6mila sardine, da cui abbiamo tolto la parola Salvini, che ci serviva solo per portare la gente in piazza. Ora non ci serve più”

“Anzi, oggi l’hashtag era 6mila sardine senza Salvini. Siamo già alla fase 2. La pagina Facebook sarà la nostra casa, la piattaforma principale”, dice Mattia, e ribadisce:

“Vogliamo essere semplici, smettere di fingere e di usare i social da un punto di vista commerciale. Molte persone ci hanno proposto di sponsorizzare l’evento, di mettere soldi, e noi abbiamo pensato che così facendo avremmo perso la nostra credibilità. Noi tutti sappiamo che Salvini è una caricatura. E non siamo negli Usa dove puoi fare campagna elettorale permanente. Non siamo quel Paese lì, non ci basta questo. Almeno non a Bologna, non in Emilia Romagna”.

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