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Sardine: chi sono gli ideatori del movimento e perché si chiamano così

L'immagine del pesce "piccolo e indifeso" è venuta in mente agli organizzatori del primo flash mob di Bologna perché l'obiettivo era proprio quello di essere così tanti da stare "stretti come sardine"

Di Marta Vigneri
Pubblicato il 19 Nov. 2019 alle 11:56 Aggiornato il 19 Nov. 2019 alle 18:44
Immagine di copertina
Credits: Facebook/6000 sardine

Sardine: chi sono gli ideatori del movimento e perché si chiamano così

Dopo la manifestazione delle sardine del 14 novembre a Bologna, in cui oltre 15mila persone si sono riunite in piazza Maggiore per protestare contro la campagna elettorale di Salvini in Emilia Romagna, la mania delle sardine sta coinvolgendo piazze reali e virtuali in tutta Italia, e in tanti si chiedono chi sono e perché si chiamano così.

Lunedì 18 novembre 7mila “sardine” hanno invaso piazza Grande a Modena al grido “Modena non si lega”, e hanno intonato cori sotto la pioggia mentre Salvini era impegnato in una cena elettorale in città.

Nuovi eventi e flash mob si moltiplicano in ogni città, da Reggio Emilia, dove si terrà una manifestazione sabato 23 novembre, a Firenze. I cittadini si riuniranno nel capoluogo toscano il 30 novembre in contemporanea a un evento organizzato dalla Lega alla “Tuscany Hall”.

E anche su Facebook impazzano i gruppi per riunire le migliaia di “sardine impazzite”, che vogliono fare la propria parte e partecipare al movimento, nato dall’iniziativa di quattro giovani scontenti per l’indifferenza mostrata dai bolognesi di fronte all’arrivo della Lega al PalaDozza.

Perché le sardine si chiamano così?

Come ha spiegato a TPI l’ideatore del primo flash mob, il 32enne Mattia Santori, l’immagine delle sardine è venuta in mente a lui e agli altri tre organizzatori – Andrea Garreffa, Giulia Trappoloni e Roberto Morotti – perché l’obiettivo era proprio quello di essere tantissimi, così tanti da stare “stretti come sardine”.

“L’ultima volta Salvini a Bologna aveva detto di aver portato 100mila persone in piazza, e riprendendo questa parte della nostra storia abbiamo deciso che, visto che il palazzetto dello sport contiene massimo 5.500 persone, il nostro evento doveva attirarne almeno 6mila”, spiega Mattia.

“Quando abbiamo misurato il marciapiede rialzato al centro di piazza Maggiore, il crescentone [il cui nome s’ispira alla focaccia tipica di Bologna, la crescenza, ndr] abbiamo calcolato che mettendo in un metro quadrato quattro persone e riempendo il crescentone stretti come sardine avremmo vinto facilmente la battaglia”,  rivela il ragazzo.

Ma dietro il simbolo delle sardine c’è anche altro. Gli ideatori hanno chiesto ai partecipanti di disegnare le sardine su cartoni e di recarsi con le proprie creazioni in piazza per stimolare la creatività e riunire i bolognesi all’insegna dell’arte. Per diffondere, insomma, un messaggio innovativo e lontano dalla retorica populista o dall’odio social.

Le sardine, inoltre, sono “a prova di bambino”, e per questo le manifestazioni organizzate fino ad ora hanno visto anche la partecipazione dei più piccoli, che si sono sbizzarriti con i propri modelli di sardina.

Le sardine sono pesci “piccoli e indifesi” che però si spostano insieme e in modo compatto, creando “una massa di persone più forti di un uomo al comando”.

La sardina ferisce più della lama” recita lo slogan di un manifestante. E ancora: “Modena non abbocca”.

Chi sono le sardine

Mattia, Andrea, Giulia e Roberto sono i trentenni bolognesi che hanno organizzato la manifestazione di piazza Maggiore in sei giorni perché Mattia “non dormiva la notte” pensando che Salvini dovesse arrivare a Bologna nell’indifferenza generale.

Si sono conosciuti in casa, sono stati coinquilini per due anni, e intorno al tavolo della cucina comune hanno discusso del modo migliore per architettare la protesta anti Salvini.

Mattia fa quattro lavori, il primo dei quali è il ricercatore di mercati energetici; Giulia, 29enne, è originaria della Toscana e fa la fisioterapista, Roberto lavora come ingegnere e Andrea è guida turistica a Bologna.

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Non hanno mai militato in un partito, ma fanno volontariato e sono interessati alla vita politica del Paese.

L’organizzatore della manifestazione di Modena, invece, è Jamal Hussein, ventun anni, di origini libanesi. Nato e cresciuto nelle Marche, vive a Modena da tre anni per studiare Ingegneria meccanica all’Università.

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Dopo aver visto il successo del flash mob di Bologna, ha deciso insieme alla sua amica Samar Zaoui di provare a ripetere la stessa cosa nella sua nuova città.

“Quando abbiamo visto quella piazza così piena a Bologna ci siamo detti: perché non provare a replicarla a Modena? Il mattino di venerdì abbiamo creato l’evento su Facebook, che ha riscosso subito un successo inaspettato”, ha detto Hussein a TPI.

“Il nostro obiettivo non è spostare voti, ma solo mandare un messaggio chiaro contro l’odio”, ha aggiunto.

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