Legge elettorale, “Corte Costituzionale pronta a bocciare il referendum sul Rosatellum” voluto dalla Lega

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 13 Gen. 2020 alle 08:32 Aggiornato il 13 Gen. 2020 alle 08:33
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Legge elettorale, “Consulta pronta a bocciare il referendum sul Rosatellum”

Tra pochi giorni la Consulta si pronuncerà sulla richiesta di referendum abrogativo per trasformare l’attuale legge elettorale, il Rosatellum, rendendola un maggioritario puro con collegi uninominali: ma secondo le ultime indiscrezioni, i giudici della Corte Costituzionale sono pronti a bocciare la richiesta arrivata nei mesi scorsi da otto regioni, tutte guidate da alleanze di centrodestra.

Secondo quanto riporta Repubblica in edicola stamattina, ci sono tutti i presupposti perché la Consulta alla fine bocci la richiesta di referendum, definendola inammissibile. Negli ultimi giorni, infatti, cinque delle otto regioni (Basilicata, Friuli, Lombardia, Sardegna e Veneto) che hanno chiesto la consultazione popolare sulla legge elettorale hanno sollevato un conflitto di attribuzione contro il Parlamento.

La “colpa” dell’Aula è di non aver modificato la legge sul referendum (del 1970) che prevede la possibilità di sospendere l’effetto abrogativo per un massimo di 60 giorni dal giorno del voto. L’articolo 37 della legge del 1970, infatti, prevede che l’abrogazione ha effetto “a decorrere dal giorno successivo a quello della pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale. Il Presidente della Repubblica nel decreto stesso, su proposta del Ministro interessato, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, può ritardare l’entrata in vigore della abrogazione per un termine non superiore a 60 giorni dalla data della pubblicazione”.

L’eventuale termine di 60 giorni, tuttavia, risulterebbe troppo breve: se passasse il “sì” e la quota proporzionale del Rosatellum venisse abrogata, non ci sarebbe il tempo sufficiente per ridisegnare i collegi elettorali.

In assenza di questa condizione, quindi, è molto probabile che il prossimo 15 gennaio (o il 16) la Consulta decida di bocciare la richiesta di referendum. O in alternativa – sempre secondo Repubblica – può anche succedere che la Corte costituzionale congeli il suo giudizio in attesa di dirimere la questione del conflitto di attribuzione. Il responso arriverà tra qualche giorno.

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