Licenziamenti senza giusta causa, Ilaria Salis condannata a risarcire due ex assistenti con 300mila euro
L'eurodeputata di Avs: "Collaborazioni interrotte per tutelare il mio mandato parlamentare. L'atto non mi è stato notificato quindi non mi sono potuto difendere in giudizio. In appello si farà chiarezza"
L’europarlamentare italiana Ilaria Salis, eletta nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra, è stata condannata da un giudice del lavoro del Tribunale di Milano a risarcire con 300mila euro due suoi ex collaboratori, che secondo il giudice sono stati licenziati senza giusta causa.
La sentenza risale allo scorso marzo, ma è diventata di dominio pubblico solo nei giorni scorsi. I due assistenti erano stati assunti nel 2024 con contratti co.co.co di durata quinquennale, ma nel febbraio 2025 Salis li ha licenziati senza preavviso: in un caso per il “venir meno del rapporto fiduciario”, nell’altro collaboratore per “la manifesta insoddisfazione riguardo ai contenuti della sua collaborazione”. I due si sono rivolti a uno studio legale di Milano, che ha impugnato entrambi i provvedimenti.
Il giudice ha condannato l’eurodeputata perché, non essendosi costituita nel procedimento, non ha dimostrato la prova della giusta causa del licenziamento. La sentenza stabilisce che Salis dovrà versare agli ex collaboratori rispettivamente 147.900 mila euro e 153 mila euro, pari alla retribuzione che i due avrebbero maturato alla scadenza, nel 2029, dei loro contratti.
“Si tratta di una decisione che contesto integralmente e che ho già impugnato”, scrive la parlamentare europea in una nota stampa. “Il procedimento è attualmente pendente in appello e sono pertanto fiduciosa che il successivo grado di giudizio consentirà di accertare correttamente i fatti”. “La decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti – spiega Salis – non è stata arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni. Era diventata, al contrario, necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento”.
L’eurodeputata poi aggiunge: “Vi è, inoltre, un profilo particolarmente grave, ai limiti del surreale. Non ho infatti avuto la possibilità di difendermi nel giudizio di primo grado (svoltosi in mia assenza e a mia insaputa) perché, pur essendo perfettamente note le modalità con cui notificarmi gli atti, sarebbe stato sufficiente inviare una comunicazione alla mia casella di posta elettronica o alla mia Pec, la notifica non mi è mai pervenuta. Data la mia incolpevole assenza, il Tribunale ha pronunciato la propria decisione esclusivamente sulla base degli elementi acquisiti dai ricorrenti”. “Confido che il giudizio di appello possa fare piena chiarezza sulla vicenda”, conclude Salis.
Sulla vicenda è stato interpellato anche il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, co-leader di Avs: “Il rispetto delle sentenze della magistratura, e a maggior ragione dei diritti dei lavoratori, è incrollabile”, ha risposto a margine di un evento a Genova. “Ilaria Salis ha dichiarato che in appello è sicura di poter dimostrare le sue ragioni. Vedremo come andrà l’appello, ma non c’è dubbio che per noi questo resta un punto fermo”.