Morte di Fakir, il Tgr Emilia-Romagna non manda in onda il servizio: i giornalisti protestano
Duro comunicato di Cdr, Usigrai, Fnsi, Aser e Ordine dei Giornalisti: "Squalificata la credibilità del servizio pubblico". La replica della direzione: "Il giornalista si è rifiutato di modificare il servizio. Ma la copertura sul caso è stata garantita"
La redazione del Tgr Emilia-Romagna ha diffuso un duro comunicato di protesta contro il direttore della testata, Roberto Pacchetti, che la scorsa domenica ha deciso di non mandare in onda un servizio sul caso di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino morto a Bologna durante un intervento della Polizia.
“La scelta della direzione squalifica la credibilità e l’autorevolezza della Tgr e del Servizio Pubblico”, si legge nella nota, firmata dal Comitato di Redazione, insieme ai sindacati Usigrai, Aser e Fnsi. Anche il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti è intervenuto sulla vicenda stigmatizzando “la grave censura attuata nei loro confronti che colpisce non solo il lavoro dei giornalisti e il loro dovere di informare correttamente ma anche il diritto dei cittadini ad essere informati”.
Il servizio era stato realizzato da un redattore esperto della redazione di Bologna e mostrava il video – già virale sui social – degli istanti in cui Fakir è deceduto, mentre era immobilizzato dagli agenti. Secondo quanto ricostruisce il Cdr, il giornalista “ha inviato il servizio in visione al responsabile di line di turno, che gli ha chiesto, su indicazione della direzione, di rimuovere parte del video in cui si vedeva Fakir ormai senza vita e soprattutto cancellare l’espressione ‘intervento violento’. Una modifica non condivisa dal redattore, che ha chiarito di voler ritirare la firma come previsto dal contratto”.
“Il servizio – prosegue il comunicato dei redattori – è stato inviato alle 19.13, quindi 24 minuti prima della messa in onda del tg, la cui sigla parte alle 19.37. Nel corso del telegiornale il servizio, che era stato annunciato dal primo titolo, è stato fatto slittare sempre più in basso, comunicando man mano alla line di turno che ‘erano in corso trattative per la messa in onda’. Fino a quando, a telegiornale iniziato da ben 12 minuti, è stata consegnata alla conduttrice una breve notizia da leggere accompagnata da una parte del video”.
“Il direttore, al limite, avrebbe potuto dare indicazione di tagliare parti del servizio e contestualmente togliere la firma del collega – i tempi tecnici e il contratto lo consentivano – ma la scelta di non mandarlo in onda del tutto e di trasmettere solo due spezzoni delle immagini, che erano ormai online e in onda dappertutto, è un autogol”, protestano i giornalisti del Tgr emiliano-romagnolo.
“Le immagini e le voci raccolte dal giornalista e dalla troupe regionale sono state poi utilizzate dal Tg1 per un proprio servizio, ma non è stato possibile mostrarle ai telespettatori dell’Emilia-Romagna. Anche sul sito web gli spezzoni del video dell’intervento di Polizia non sono apparsi fino a oltre le 22:30, quando è stato inserito, al posto del servizio del collega, un redazionale”.
Secondo il Cdr, il direttore della testata “ha motivato la mancata messa in onda del servizio riferendo che il giornalista non avesse fatto verificare il testo come previsto da ordine di servizio”, ma fanno notare che “il testo è stato inviato al responsabile di turno alle 19.05”. Il direttore avrebbe inoltre “contestato che nel servizio mancava la posizione della Questura di Bologna”, ma i giornalisti sottolineano che la nota stampa della Polizia è stata inviata alle 19.22, un “orario incompatibile con l’inserimento nel servizio montato” e comunque, aggiungono, la nota “poteva essere letta dalla conduttrice al termine del pezzo”. Infine, i redattori riferiscono che il direttore avrebbe “contestato il fatto che il collega avesse riportato che la vittima era asmatica, senza che fosse riferito in voce dai familiari o accertato da cartella clinica, oltre ai passaggi sulle ecchimosi, sul sanguinamento e sul trascinamento del corpo. Tutti elementi – sottolinea il Cdr – che il giornalista ha visto con i suoi occhi sul campo e riferito nel servizio”.
La replica della direzione
In una nota, la Direzione Tgr afferma che “la ricostruzione finora fornita su quanto accaduto a Bologna non corrisponde a quanto accaduto”. Al giornalista autore del servizio sarebbe stato “chiesto dal proprio diretto responsabile, come da normale prassi giornalistica, di apportare al testo alcune correzioni e precisazioni ritenute necessarie”.
Secondo la direzione, infatti, “nel testo erano presenti espressioni valutative e informazioni senza la citazione delle relative fonti e versioni”, ma il giornalista avrebbe “manifestato la propria contrarietà alle modifiche richieste”. “A quel punto – si legge nel comunicato della direzione – è stato deciso di non mandare in onda quel servizio così come predisposto, ritenendolo non completo nella ricostruzione della vicenda, e di garantire comunque la copertura della notizia con un ampio servizio informativo nel corso del telegiornale e con un ulteriore aggiornamento al termine dell’edizione”.
“La notizia – prosegue la nota – è stata impaginata come titolo di apertura, a conferma della volontà della Line di aprire il Tg con quel fatto di cronaca e mai è stata chiesta l’eliminazione integrale del video girato dai residenti”.
“La vicenda – assicura la direzione – ha avuto e continuerà ad avere un’ampia copertura giornalistica da parte della Tgr, nel rispetto del diritto di cronaca e di tutte le parti coinvolte. La Direzione Tgr non si è mai sottratta al confronto e ha sempre tenuto in considerazione le opinioni di tutti, anche nel corso delle discussioni sindacali. Anche in questa occasione è pronta a fornire ogni chiarimento nelle sedi opportune, nella massima trasparenza”.