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Ilva, Conte incontra i vertici di Arcelor Mittal: “Saremo inflessibili sul rispetto degli impegni”

L'incontro a Palazzo Chigi, due giorni dopo l'annuncio dell'azienda di ritirarsi dall'acquisizione dello stabilimento di Taranto

Di Donato De Sena
Pubblicato il 6 Nov. 2019 alle 08:11 Aggiornato il 18 Nov. 2019 alle 16:26
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Immagine di copertina
Il premier, Giuseppe Conte, all'Altare della patria in occasione della celebrazione del 4 novembre, giornata dell'unità nazionale e delle forze armate, Roma, 04 novembre 2019. ANSA / Filippo Attili

Ilva, Conte incontra i vertici di Arcelor Mittal

Si è tenuto nella mattina di oggi, mercoledì 6 novembre, il summit tra il premier Giuseppe Conte e i vertici dell’Arcelor Mittal dopo l’annuncio da parte dell’azienda dell’acciaio del ritiro dall’ex Ilva di Taranto. L’incontro è durato circa tre ore, da mezzogiorno alle 15.00.

Nessuno dei membri del governo o dell’azienda ha parlato con la stampa dopo l’incontro. Una conferenza stampa è stata convocata dopo il Consiglio dei ministri previsto alle ore 17, iniziato qualche ora dopo e protrattosi fino alle 22.

Nel corso della sua conferenza stampa, dopo il Cdm, il premier ha ribadito che il governo farà di tutto per assicurare un futuro all’ex Ilva e che “la decisione di ArcelorMittal di ritirarsi dall’accordo è un problema industriale”, perché l’azienda franco-indiana “ritiene che gli attuali livelli di produzione (4 milioni di tonnellate) non siano sufficienti a remunerare l’investimento. Dunque le ragioni sono strettamente industriali: ArcelorMittal ritiene che l’investimento non sia sostenibile economicamente. Non c’entra il governo”.

Il premier ha ribadito inoltre la ferma opposizione dell’esecutivo al piano di 5mila esuberi prospettato da A. Mittal: Per noi però è una strada assolutamente inaccettabile: per noi si tratta di 5.000 famiglie, che rischiano di restare senza lavoro e senza futuro. Il governo ha ribadito la propria disponibilità allo scudo penale, ma con garanzie sull’attuazione del piano ambientale e del progetto industriale previsto dal contratto”.

Domani il governo convocherà i sindacati. L’azienda indiana avrà un paio di giorni di tempo “per formulare una nuova proposta per assicurare continuità livelli occupazionali, produttivi e ambientali”.

Al vertice hanno preso parte il premier Giuseppe Conte, i ministri Stefano Patuanelli, Roberto Gualtieri, Giuseppe Luciano Provenzano, Roberto Speranza, Teresa Bellanova, il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, e il sottosegretario Mario Turco. Per ArcelorMittal sono presenti il patron Lakshmi Mittal e il figlio Adyta Mittal. Alla riunione non ha partecipato l’ad di Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli.

Prima del vertice Conte, che ha promesso inflessibilità da parte del governo, si è detto fiducioso. Quella tra governo e Arcelor Mittal sarà una trattativa impegnativa. In ballo ci sono 15mila posti di lavoro. Ma anche il destino di un’intera città e forse anche quello del governo.

L’obiettivo del premier è riaprire la trattativa con l’azienda, ma senza promettere nulla prima di aver ottenuto un vero impegno a non spegnere l’Ilva. Il governo chiede il rispetto degli impegni sottoscritti.

Intanto Fim-Cisl ha annunciato uno sciopero a partire dalle 15 di oggi. Gli altri sindacati, come Uilm, hanno criticato la decisione. Ma in serata, in un comunicato congiunto, Fiom e Uilm hanno annunciato un nuovo sciopero di 24 ore per venerdì 8 novembre 2019 nel quadro delle “iniziative di mobilitazione per salvaguardare il futuro ambientale e occupazionale del territorio ionico” e “Di fronte all’arroganza” di ArceloMittal e “ad una totale incapacità ed immobilismo della politica”.

Perché Arcelor Mittal si è tirata indietro sull’acquisizione dell’Ilva

Qui l’articolo completo: Ilva, ministro Provenzano: “Da Mittal non accettiamo nessun alibi, non ci sono i presupposti per il diritto di recesso”

La vicenda

ArcelorMittal ha inviato due giorni fa, lunedì 4 novembre, ai commissari straordinari Ilva una comunicazione di recesso o risoluzione del contratto per l’affitto e il successivo acquisto dei rami d’azienda, a cui era stata data esecuzione il 31 ottobre.

La comunicazione è stata giustificata dal fatto che il Parlamento italiano ha eliminato la protezione legale necessaria ad Arcelor Mittal per attuare il piano ambientale senza un rischio di responsabilità penale.

Posizione ovviamente bocciata dal governo. Il ministro per lo Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha dichiarato: “La questione dello scudo penale è una foglia di fico, un alibi per nascondere un altro problema. Non esiste il diritto di recesso, non esiste la questione della tutela legale come elemento contrattuale”.

Rispondendo alla nota dell’azienda l’esponente M5S ha spiegato che “non esiste un diritto di recesso come strumentalmente Arcelor Mittal ha scritto oggi. Non esiste la questione della tutela legale come elemento contrattuale”.

Se si aprirà una nuova trattativa con l’azienda dell’acciaio, il governo tenterà la strada di una nuova “tutela legale”, che sarà probabilmente contenuta in un decreto ad hoc. Un provvedimento da approvare subito, nel primo Consiglio dei ministri a disposizione. “È stato stipulato un contratto e saremo inflessibili sul rispetto degli impegni”, ha comunque ribadito Conte in queste giorni.

Intanto giovedì sarà in Italia Sajjan Jindal, presidente e ad del gruppo siderurgico indiano JSW, protagonista del passato negoziato per rilevare l’Ilva. Matteo Renzi ha smentito contatti per coinvolgerlo in una cordata alternativa.

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