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Salvini accusa il governo su Ilva, ma votò la cancellazione dell’immunità per Arcelor Mittal

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 5 Nov. 2019 alle 11:28 Aggiornato il 11 Nov. 2019 alle 12:54
Immagine di copertina

Ora non è colpa di nessuno. Anzi è colpa di tutti gli altri, solo degli altri, e via d’opposizione sperando che gli elettori non abbiano la voglia e il tempo di approfondire.

La vicenda dell’ex Ilva che per l’ennesima volta si trova sull’orlo della dismissione rischiando di fare sprofondare un intero settore e migliaia di famiglie, riporta a galla la pessima abitudine della politica infangata nelle accuse incrociate più che centrata sulle soluzioni.

Ma il dato sconcertante è che sull’Ilva quelli che oggi gridano allo scandalo sono gli stessi che lo scandalo l’hanno costruito passo dopo passo, che oggi dovrebbero, se fosse onesti, rivendicare le proprie scelte o dichiarare di avere sbagliato e invece fuggono dalle proprie responsabilità trasformando, al solito, tutto in un misero ring.

C’è Matteo Salvini, scatenato nella modalità “opposizione”, quella che gli viene meglio, pronto a accusare il governo per un’iniziativa che è anche sua: lo scorso aprile quando il governo gialloverde varò il decreto crescita si decise di non prorogare l’immunità penale, AncelorMittal protestò vivacemente già allora, Salvini era ministro di quel governo e votò quel decreto.

Sulla decadenza dello scudo penale (tanto per togliersi il dubbio che non ne fossero coscienti) la ministra del Sud Barbara Lezzi pronunciò parole nette dichiarando che Arcelor Mittal non poteva essere diversa dagli altri e non poteva desiderare “l’immunità penale”. Le accuse di queste ora di Salvini quindi sono ipocrisia pura.

E Renzi? Anche qui ci sarebbe da discuterne: se è vero che nel 2015 il governo Renzi fu l’autore del decreto “salva Ilva” (che prevedeva l’immunità per chi avrebbe preso la gestione dell’acciaieria) è anche vero che Renzi, nonostante se ne dimentichi spesso, fa parte di questo stessa maggioranza che ha votato lo scorso 22 ottobre la cancellazione dell’articolo 14 del decreto imprese, facendo passare un emendamento presentato dal Movimento 5 Stelle (a firma dell’ex ministra Lezzi) e, di fatto, negando lo scudo penale.

Lo ha fatto notare giustamente l’ex ministro Calenda, che ha definito “irresponsabili” PD, M5S e Italia Viva, appunto.

Quindi, per essere chiari: il Movimento 5 Stelle ha sempre detto di volere chiudere Ilva e per questo è stata votata e per questo ha sempre lavorato in Parlamento ma le altre forze politiche sono apparse almeno piuttosto confuse nella gestione politica della questione. La ridda di accuse rende solamente tutto molto più triste.

Arcelor Mittal aveva già deciso di ritirarsi dall’ex Ilva: l’immunità è solo un pretesto (di Luca Telese)