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Rivolta dei governatori di centrodestra. Lettera a Mattarella: “Più autonomia sulle riaperture”

Di Anna Ditta
Pubblicato il 30 Apr. 2020 alle 10:09
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A sinistra Jole Santelli, governatrice della Calabria. A destra Luca Zaia, presidente della Regione Veneto. Al centro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Credit: Ansa

Rivolta dei governatori di centrodestra. Lettera a Mattarella: “Più autonomia sulle riaperture”

“Adesso inizia la Fase 2. È una fase nuova, che si giustifica per una progressiva diminuzione dell’emergenza”. Lo si legge nella lettera scritta dai governatori del centrodestra e indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia e ai presidenti di Camera e Senato​, per chiedere maggiori competenze nella gestione della seconda fase dell’emergenza Coronavirus, quella delle graduali riaperture.

I governatori di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia – che guidano in totale 12 Regioni su 20 e la provincia autonoma di Trento – criticano nella lettera l’uso dello strumento del Dpcm e chiedono che la fase di “normalizzazione dell’emergenza Coronavirus” porti anche a un ritorno dell’“equilibrio democratico” dei poteri tra Stato-Regioni, come sancito dalla Costituzione “in applicazione dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione”. Chiedono infine maggiore autonomia nel deliberare le aperture che, a loro giudizio, devono tenere conto del diverso livello di diffusione del virus nei territori.

“Le Regioni propongono, in presenza di una data situazione epidemiologica riscontrabile oggettivamente e certificata dall’Autorità sanitaria delle singole Regioni e sottoposta ad uno scrupoloso controllo del governo, di garantire la possibilità di poter riaprire la propria attività a tutti coloro che rispettino le misure già previste dal Dpcm del 26 aprile 2020 e dai protocolli di sicurezza aziendali”, si legge nel testo, sottoscritto dai presidenti di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Umbria, Veneto; oltre al presidente della Provincia di Trento.

I contrasti con l’esecutivo erano già emersi nel confronto delle regioni con il ministro Boccia sulla fase 2. Davanti alle richieste di alcuni presidenti di Regione, come il veneto Luca Zaia, Boccia non aveva escluso la possibilità di impugnare ordinanze regionali che andassero nella direzione di garantire maggiore libertà di movimento. “In base al monitoraggio delle prossime settimane ci potranno essere dal 18 maggio scelte differenziate tra le regioni sulle riaperture di attività”, ha assicurato il ministro.

“Per riaprire e ripartire bisogna tenere conto delle specifiche esigenze di ogni territorio, in base al dato epidemiologico. Anche perché gli interessi economici delle regioni del Nord non sempre coincidono con quelli del Sud”, ha affermato il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci. “A Roma chiediamo il dialogo non la diffida”. Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana ha commentato: “Vogliamo regole precise e sicure che valgano per tutti. Dopodiché apre chi è in grado di garantire queste regole. E rimane chiuso chi ancora non è in grado di adeguarsi”.

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