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Elezioni Emilia-Romagna, il sindaco di Bologna a TPI: “Domenica 26 gennaio vinciamo sicuro. Le Sardine? Non le chiamerei a lavorare con me”

L'intervista esclusiva del direttore di TPI, Giulio Gambino, a Virginio Merola: "Borgonzoni completamente oscurata da Salvini. Il Pd deve dare risposte popolari, alternative alla destra, senza inseguirla"

Di Giulio Gambino
Pubblicato il 22 Gen. 2020 alle 13:29 Aggiornato il 22 Gen. 2020 alle 13:43
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Elezioni regionali Emilia-Romagna, il sindaco di Bologna Virginio Merola (Pd) a TPI: “Vinciamo noi”

“Secondo me vinciamo, perché in questa regione c’è molto buon senso e soprattutto senso comune”: non usa mezzi termini Virginio Merola, sindaco Pd di Bologna, alla vigilia delle elezioni regionali in Emilia-Romagna di domenica 26 gennaio 2020.

Il primo cittadino del capoluogo emiliano, in un’intervista esclusiva al direttore di TPI, Giulio Gambino, ha parlato delle prospettive di un voto che si preannuncia più incerto che mai, con la leghista Lucia Borgonzoni che proverà a conquistare una regione considerata da sempre una roccaforte rossa e amministrata in questi cinque anni dal governatore uscente Stefano Bonaccini, che adesso si è ricandidato.

Eppure, per Merola l’esito delle regionali non è in discussione. Lui, che ha già sfidato e battuto in passato Lucia Borgonzoni (proprio alle comunali del 2016), non risparmia stilettate alla candidata leghista: “Faccio fatica a dire cosa ha fatto di buono in campagna elettorale: è stata molto oscurata da Salvini. Ma bisogna metterci anche un po’ di capacità per amministrare una regione. È un’abitudine tutta italiana quella di politicizzare le elezioni locali”.

Innegabile, però, che il voto di domenica prossima sia destinato a incidere anche a livello nazionale: “Bonaccini – spiega Merola – dice che si vota solo per l’Emilia e non per altro. Per me sbaglia: l’Emilia è un ponte per l’Europa e può dimostrare che un modo diverso per amministrare questo Paese c’è”.

Al centro dell’agenda di Merola e di tutto il Pd c’è però il futuro di un partito che, a prescindere dal risultato in Emilia, dovrà cambiare: “Il Pd non deve cambiare nome, ma deve essere meno centralistico e non in balia delle correnti. Le Sardine ci hanno insegnato che c’è bisogno di una politica buona, che sia partecipata e che combatta l’odio e il rancore tenendo aperta una prospettiva sull’Europa. Quel movimento – aggiunge il sindaco di Bologna – ci dice però che serve essere capaci di dare risposte popolari, alternative alla destra, senza inseguirla.

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