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Mancata zona rossa nella bergamasca, duro scontro Conte-Fontana

Attilio Fontana attacca Giuseppe Conte: "Dopo un mese ci avete dato le briciole". Ma la responsabilità è dell'esecutivo e delle regioni?

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 2 Apr. 2020 alle 12:54
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Sull’emergenza Coronavirus è scontro tra Conte e Fontana, tra governo e Regione Lombardia. Il nodo centrale è la mancata istituzione della zona rossa nella Val Seriana, ovvero la richiesta di isolamento di Alzano Lombardo e Nembro da parte dell’Istituto Superiore della Sanità del 2 marzo scorso rimasta inascoltata. Questione che noi di TPI abbiamo evidenziato in un’inchiesta in più parti a firma di Francesca Nava.

“Sull’istituzione della zona rossa il premier Conte, che è un fine giurista, deve darmi due risposte: 1 come faccio io che non ho titoli a bloccare un diritto costituzionale protetto; 2 anche se l’avessi disposta con che forze dell’ordine avrei potuto chiudere zona rossa?”. Queste le parole del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, risponde alle parole del premier Giuseppe Conte, che ha dichiarato che “se la Lombardia voleva la zona rossa nel Bergamasco poteva disporla”.

Scontro Conte Fontana: il gioco delle responsabilità

Per il governatore “è un tentativo di scaricare. Noi a Conte abbiamo chiesto la zona rossa, nel comitato tecnico il nostro rappresentante ha insistito. E’ inutile che cerchi di scaricare su di noi”. Invece il premier Conte, quando prese ulteriore misure restrittive, “disse ‘è come se realizzassi zona rossa in tutta regione’. Forse ha cambiato opinione ma non può addebitare a me” la colpa di non aver fatto la zona rossa a Bergamo.

Dai microfoni di Radio Padania il presidente della Regione Lombardia sbotta: “Stiamo ancora aspettando delle risorse materiali, è passato un mese e mezzo dall’inizio dell’emergenza e da Roma abbiamo ricevuto briciole”. La verità, continua Fontana, è che la Lombardia ha fatto tutto da sola: “Se non ci fossimo mossi noi, se non ci fosse stato l’assessore al Bilancio Caparini” a muoversi per acquistare materiale, “avremmo chiuso gli ospedali dopo due giorni. Il numero di mascherine che ci arrivava dalla Protezione civile non ci avrebbe consentito di aprire. E’ una vergogna, non ci è arrivato se non una piccola parte di quello che abbiamo richiesto a Roma. Ce la siamo dovuta cavare con nostri mezzi e risorse”.

Infine, Fontana avverte di un grosso rischio: “Ci sono scienziati che ci dicono che essendo un virus che ha attinenza con l’influenza c’è il rischio che alla ripresa del virus influenzale in ottobre e novembre, ci possa essere anche una ripresa del Coronavirus. Quindi bisogna prepararsi”. La Lombardia lo sarà, assicura: “La nostra risposta finora è stata una risposta alla drammatica emergenza improvvisa. La nostra sanità ha dovuto affrontare uno tsunami, è partito tutto con una violenza mai vista”.

La storia per punti:

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