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Conferenza Regioni, per il dopo Bonaccini Salvini spinge su Fedriga: bocciato Zaia

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 20 Ott. 2020 alle 12:10
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Conferenza Regioni, dopo Bonaccini Salvini spinge Fedriga: bocciato Zaia

Nell’Italia che affronta faticosamente la pandemia da Coronavirus, c’è una nuova scadenza alle porte: a fine 2020, infatti, scadrà il mandato dell’attuale presidente della Conferenza delle Regioni, il presidente Pd dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. Un organismo, questo, che ha acquisito moltissima importanza durante i mesi di Covid-19, visto che è in seno alla Conferenza che si decidono le strategie da adottare contro la pandemia e i temi da affrontare nella Conferenza Stato-Regioni. Il ruolo di presidente, dunque, è diventato molto più appetibile rispetto al passato. Al punto che Matteo Salvini, forte dei sondaggi e del fatto che la Lega governa in gran parte delle Regioni italiane, vorrebbe alla guida della Conferenza delle Regioni un suo fedelissimo: “Chi andrà a parlare con Conte e Gualtieri – ha detto – di certo non sarà del Pd”.

In tanti, a questo proposito, hanno pensato a una candidatura di Luca Zaia, apprezzatissimo governatore del Veneto, riconfermato alle ultime elezioni regionali con un macroscopico 76,8 per cento. Lo stesso Zaia, interpellato sul tema, ha fatto capire di voler pensare solo al Veneto, ma è evidente che al momento si trovi in una posizione di pole position. Mentre per il ruolo di vice, secondo le indiscrezioni, sarebbe al momento in vantaggio il presidente campano Vincenzo De Luca. Tuttavia, negli ultimi giorni pare che Salvini stia spingendo in particolare per un altro suo fedelissimo, ovvero il governatore del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga.

Il motivo della scelta? Sicuramente Fedriga è più vicino alle posizioni di Salvini rispetto a Zaia, la cui popolarità in forte ascesa rappresenta per il segretario della Lega anche un “pericolo” in relazione alla leadership del partito. Nonostante ciò, davanti al piano di Salvini c’è un ostacolo non di poco conto: Fedriga, infatti, guida una Regione autonoma e per questo motivo una sua candidatura non verrebbe apprezzata fino in fondo dagli altri governatori. Non dovesse realizzarsi il progetto di Salvini, ci sarebbero diversi piani B, tutti legati al centrodestra ma non direttamente alla Lega: il governatore della Liguria Giovanni Toti (Cambiamo), quello delle Marche Francesco Acquaroli (Fratelli d’Italia) e quello del Molise Donato Toma (Forza Italia).

Bonaccini, nel frattempo, non vuole sentir parlare del suo successore, né tantomeno del colore del partito a cui questi apparterrà: “La mia presidenza – ha dichiarato – l’ho rimessa nelle mani degli altri governatori, non in quelle di Salvini. Le istituzioni sono di tutti e non di un segretario di partito”.

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