Caso Gregoretti-Salvini, cosa succede adesso dopo il voto della Giunta delle immunità del Senato

Cosa succederà adesso dopo il "sì" della Giunta delle immunità al processo a Salvini per il caso della nave Gregoretti: la palla passa adesso all'Aula

Di Carmelo Leo
Pubblicato il 20 Gen. 2020 alle 16:41 Aggiornato il 4 Feb. 2020 alle 18:54
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Caso Gregoretti-Salvini, cosa succede adesso dopo il voto della Giunta

IL 20 gennaio 2020, la Giunta delle immunità del Senato ha dato il via libera al processo a Matteo Salvini sul caso Gregoretti. Decisivo il voto dei senatori di centrodestra, visto che come previsto la maggioranza ha deciso di non prendere parte al voto in Giunta delle immunità.

Alla fine, il risultato della votazione è stata di 5 a 5 (i senatori della Lega, come richiesto da Salvini, hanno votato a favore del processo, mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia erano contrari). In caso di pareggio, il regolamento del Senato prevede che passi comunque il “no” alla richiesta del relatore, che in questo caso era di non procedere contro Salvini. Così, il leader della Lega sarà adesso libero di essere processato per il caso della nave Gregoretti.

Resta confermato il 12 febbraio il voto finale dell’aula del Senato sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini sul caso Gregoretti. L’ha deciso la conferenza di capigruppo di Palazzo Madama. La seduta comincerà alle 9.30.

Ma cosa succede adesso dopo il voto della Giunta? Quali saranno i prossimi passi? Vediamolo insieme.

Caso Gregoretti-Salvini, cosa succede adesso

Il voto all’interno della Giunta delle immunità del Senato si è concluso in parità: 5 sì, 5 no, 12 astenuti (De Falco più gli 11 membri di maggioranza) e un assente per motivi personali. Il regolamento del Senato, però, non prevedere pareggi. La proposta del relatore (in questo caso, quella di Gasparri di dire “no” al processo a Salvini) può essere approvata solo con una maggioranza. Il pareggio equivale quindi a una bocciatura della proposta.

Di conseguenza, è come se la giunta avesse dato il via libera al Tribunale dei ministri per avviare il processo contro Salvini. Adesso, la delibera della Giunta giungerà in Aula, che si riunirà entro 60 giorni da quando l’atto arriva sul tavolo della presidente Casellati. Tuttavia, il Senato prenderà solo atto delle conclusioni della Giunta e non potrà fare nuove votazioni, a meno che 20 senatori non presentino un ordine del giorno per chiedere il voto.

La delibera della Giunta, dopo il passaggio in Aula, sarà dunque trasmessa al Tribunale dei ministri di Catania che avvierà il processo a Salvini per il caso della nave Gregoretti.

Caso Gregoretti-Salvini, il riassunto della vicenda

Il caso Gregoretti risale all’estate scorsa: secondo l’accusa del Tribunale dei ministri di Catania, che ha chiesto quindi al Senato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, l’ex ministro dell’Interno avrebbe “privato della libertà personale i 131 migranti bloccati a bordo della nave Gregoretti della Guardia Costiera italiana dalle 00:35 del 27 luglio 2019 fino al pomeriggio del 31 luglio”. Solo il 31 luglio, infatti, è arrivata l’autorizzazione allo sbarco, avvenuto poi nel porto di Augusta.

Secondo il Tribunale dei ministri, il gesto di Salvini è stato fatto con un “abuso di potere” e per questo, rigettando la richiesta di archiviazione avanzata dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, i giudici hanno chiesto l’autorizzazione a procedere al Senato.

Il dibattito all’interno della Giunta delle immunità del Senato è iniziato da qualche settimana. Il presidente della Giunta, il senatore Maurizio Gasparri, ha chiesto agli altri membri di votare “no” al processo a Salvini, negando quindi l’autorizzazione a procedere nei confronti del leader della Lega. Lo stesso capo del Carroccio, però, ha chiesto ai suoi di votare sì: “Votate per mandarmi a processo e la chiariamo una volta per tutte”, ha detto.

Il principale tema del voto di oggi era il raggiungimento del numero legale in Giunta: 8 senatori su 23. Dal momento che la maggioranza (M5s, Pd, Italia Viva e Leu) non era sicura di presentarsi alla votazione, per “non fornire a Salvini l’arma in campagna elettorale da vittima di un processo politico”, la responsabilità del voto ricadeva sui senatori di centrodestra e del Misto.

Alla vigilia del voto, dunque, la situazione si presentava in piena parità: 5 no (4 di Forza Italia e 1 di Fratelli d’Italia) e 5 sì (i leghisti). Prevedendo l’assenza dei senatori della maggioranza, l’ago della bilancia sembrava essere l’ex M5s Gregorio De Falco.

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