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Chiudiamo scuole e città ma nessuno ha il coraggio di parlare dell’obbligo vaccinale contro il Covid

Di Luca Telese
Pubblicato il 22 Dic. 2020 alle 19:02 Aggiornato il 22 Dic. 2020 alle 19:06
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Credits: Ansa

È proibito discutere di vaccino anti-Covid obbligatorio? Stiamo iniziando una campagna vaccinale universale, emergenziale, planetaria e accelerata, ma sembra che nel dibattito sopravviva un curioso tabù. Nessuno discute di obbligo vaccinale. Abbiamo chiuso scuole, teatri, città, contato migliaia di morti: ma sembra che nessuno voglia turbare le coscienze di quella rumorosa minoranza di massa (che viene definita “No vacs”) e di una zona grigia di scettici che prolifera intorno a questo nucleo irriducibile.

Gli stessi che si sono dimostrati spietati fino al liberticidio, nelle misure di contenimento, ripetono questo strano mantra pseudoliberale: “Non possiamo costringere nessuno”. Altri addirittura dicono: “Sarebbe giusto, ma la via migliore è la persuasione”. Ma perché se imponiamo costrizioni a tutti, se accettiamo senza battere ciglio che siano danneggiate vite e attività economiche, se saturiamo terapie intensive e devastiamo intere filiere senza guardare in faccia a nessuno, perché di grazia, dovremmo usare tutte queste cautele con i no Vacs e i loro adepti?

Già oggi – per fortuna – suggeriamo alla popolazione dieci vaccinazioni, tra cui il noto vaccino combinato esavalente, che protegge da difterite-tetano-pertosse-poliomielite-epatiteB-haemophilus influentiae, e il trivalente, che protegge da morbillo-parotite-rosolia e varicella. Queste vaccinazioni sono obbligatorie e, se non effettuate, comportano l’impossibilità di iscrivere il bambino al nido o alla scuola materna e il pagamento di multe da parte dei genitori. Per quale motivo dovremmo adottare un trattamento diverso con il Covid è un mistero.

Tra il 1939 ed il 1962, prima dell’introduzione della vaccinazione di massa, ogni anno in Italia venivano segnalati in media circa tremila casi di poliomielite paralitica, con un picco di 8.300 casi nel 1958. A partire dai primi anni sessanta, l’incidenza della malattia si è drasticamente ridotta proprio per effetto della vaccinazione di massa. L’ultimo caso in Italia da virus selvaggio si è verificato nel 1982. Essendo l’uomo l’unico ospite del virus, attraverso la vaccinazione è possibile ottenere la sua scomparsa. Tuttavia, finché la malattia sarà presente anche in un unico Paese del mondo, esisterà un rischio di importazione del virus e quindi di contrarre nuovamente l’infezione. Per questo motivo continuiamo a proteggerci anche contro un virus meno diffuso, con il vaccino. Domanda: per quale motivo non dovremmo tutelarci contro un virus pandemico, mentre c’è una epidemia il corso? E perché se – in linea di principio – abbiamo già dei vaccini obbligatori, dovremmo rifiutare l’idea di imporre un vincolo contro il virus che (oggi) è più pericoloso?

Ovviamente non parlo ai no vacs, parlo agli altri. Se la collettività paga una prezzo enorme (economico, logistico umano) per vaccinare una intera popolazione, bisogna prendere una misura drastica: o si vaccinano tutti, oppure bisogna capire che chi non si vaccina non può avere gli stessi diritti né le stesse libertà di chi si vaccina. E può avere limitazioni – ad esempio -nell’accesso al trasporto collettivo. Soprattutto di fronte ad un virus che – come ci spiega la variante inglese – muta molto velocemente bisogna accettare una misura drastica. O saremo più veloci di lui, oppure per molto tempo dovremo rinunciare alla vita civile come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Di questo, forse, dovrebbe discutere il Parlamento. Sarebbe un dibattito alto, forse drammatico. Ma come minimo utile, qualunque fosse il suo esito.

Leggi anche: Covid, Conte alla domanda di TPI: “Il vaccino non sarà obbligatorio, il 27 Vaccine Day”

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