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L’ignobile rassegnazione dei romani di fronte a una città vittima dell’ignavia

I cittadini sono vittime di un sistema ormai al collasso, ma spesso complici di questo sistema con un'assenza totale di reazione che, al massimo, si riduce a qualche vignetta simpatica sui social. Perché alla fine ai romani puoi fare di tutto, e il tutto sembra sempre finire in una battuta goliardica

Di Alessandro Marelli
Pubblicato il 14 Gen. 2020 alle 17:33
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Immagine di copertina
credit: foto di Nubia Pinheiro de Menezes, viale Aurelio Saffi, Roma

Spazzatura sotto le finestre di casa. Fermate metro chiuse. Autobus che prendono fuoco. Vegetazione incolta e degrado diffuso in tutta la città. È difficilmente comprensibile il silenzio assordante dei cittadini della città di Roma negli ultimi anni.

Vittime di un sistema ormai al collasso, ma spesso complici di questo sistema con un’assenza totale di reazione che, al massimo, si riduce a qualche vignetta simpatica sui social. Perché alla fine ai romani puoi fare di tutto, e il tutto sembra sempre finire in una battuta goliardica.

Strade che si trasformano in canali di Venezia? Ecco pronta l’immagine da far girare su WhatsApp con la Sindaca vestita da gondoliera. Cassonetti stracolmi? Ecco l’immagine satirica di un albero di Natale le cui palline sono rimpiazzate da buste di spazzatura variopinte. Autobus che prendono fuoco? E perché non farsi una risata con la figura di un piatto con un autobus al flambé?

Dietro tanta ironia in realtà si nasconde un’esasperazione e rassegnazione profonda tra i cittadini di Roma che anche quando vengono chiamati a raccolta per protestare contro la chiusura di una fermata metro strategica si presentano come un gruppo insignificante di persone più degno di una protesta condominiale.

La sensazione è quella di una città vittima tre volte: vittima di un’Amministrazione locale che ha illuso in campagna elettorale con soluzioni rapide ed efficaci un elettorato già stanco al grido di onestà (come dimenticare il miliardo di euro promesso da Di Maio).

Vittima di un sistema mediatico che risiede nella Capitale e che dal 2008 ad oggi ha trasformato qualsiasi avvenimento in un caso nazionale di riguardo, alimentando più o meno inconsapevolmente questa spirale negativa. Vittima dei suoi stessi cittadini che ormai sembrano inermi e totalmente in balia dei fatti come ad aver perso una qualsiasi sensibilità a ciò che vedono ogni giorno intorno a loro.

Il futuro della Capitale resta incerto. Dal 2006 al 2007 ha governato per la seconda volta Veltroni, con il centrosinistra.

Dal 2008 al 2013 la chance la ha avuta il centrodestra di Alemanno. Subito dopo l’outsider Marino e infine gli onesti ma probabilmente non troppo competenti del Movimento 5 Stelle. Le ricette in questi 14 anni sembrano essersi esaurite, e forse proprio da questa mancanza di alternative tangibili sembra nascere l’esasperazione silenziosa dei romani.

Probabilmente per ricostruire la Capitale servirà uno sforzo di tutte le forze politiche. Uno sforzo per evitare di trasformare Roma per un altro quinquennio in un campo di battaglia politico, rinunciando alle ambizioni di partito e dando spazio ad una nuova Giunta trasversale che si rimbocchi le maniche e che abbia come primo, difficile, obiettivo quello di ridare ai romani un briciolo di speranza sul futuro della propria città.

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