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In Lombardia non è più solo una questione di malagestione, ma di negazione della realtà

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 25 Mag. 2020 alle 12:28 Aggiornato il 25 Mag. 2020 alle 12:40
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Immagine di copertina
Attilio Fontana e Giulio Gallera

L’ultima ombra si consuma sul numero dei decessi. Sembra anche uno scherzo del destino se pensiamo che proprio sull’uso improprio dei morti i cari leghisti, giusto pochi giorni fa, avevano alzato un polverone perché non si potesse vedere attraverso la confusione come il governo lombardo insista nell’inanellare una figuraccia dopo l’altra in uno scontro che è diventato osceno perfino osservare da lontano. Qualcuno sta festeggiando il fatto che ieri in Lombardia non ci siano stati decessi (e diciamocelo, sarebbe una rincuorante notizia) eppure proprio oggi il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana ha dichiarato, senza nemmeno un po’ di vergogna: “Dato ufficiale, ma da prendere con le pinze, la domenica la comunicazione dei dati non è precisa”.

Come a dirci: non sappiamo esattamente cosa sia successo ieri ma sappiamo che la domenica le comunicazioni potrebbero essere fallaci. Un’affermazione per niente rassicurante se si tiene conto che proprio su quei dati, che sono stati criticati fin dall’inizio dell’emergenza, si basa la progettazione delle aperture delle attività produttive e lo spazio di libertà concesso ai cittadini. La dichiarazione, passata piuttosto sotto traccia, fa il paio con l’ottimismo sventolato proprio ieri in conferenza stampa da Giulio Gallera che ci ha tenuto a faci sapere che “solo il 58% dei bergamaschi che hanno avuto sintomi è positivo al test sierologico, quindi una situazione meno allarmante di quella che i cittadini pensavano di avere” dopo avere detto che solo (ha proprio detto “solo”) 10mila operatori sanitari si sono contagiati. Ormai siamo oltre alla malagestione: qui siamo di fronte a una sfrontata negazione della realtà con perfino dei rivoli di presa in giro.

La strategia di Fontana, Gallera e compagnia cantante è quella di infilarsi in una narrazione tossica in cui chiunque si permetta di contestare la loro irresponsabile leggerezza viene bollato come un detrattore tout court. Del resto è lo stesso Gallera che ci ha spiegato l’indice di contagio con un alambicco dialettico degno del peggior venditore di pentole: a sentire lui si potrebbe perfino immaginare che nove donne incinte potrebbero fare un bambino in un mese, del resto. Così, per sminuire tutto, conti uno a condire le loro dichiarazioni di “solo” e di “con le pinze” come se bastasse questo (e mica i tamponi) per rassicurare i lombardi. Qui siamo oltre al paternalismo, qui siamo di fronte a una distorsione (sintomatica) della realtà per garantire la propria auto preservazione.

Leggi anche: 1. Per contagiare lo pseudo-assessore Gallera servono due infetti. Per salvare la Lombardia bastano due dimissioni (di G. Gambino) / 2. Coronavirus, dopo la gaffe ora Gallera se la prende con TPI: “Pseudo-giornalisti” / 3. L’attacco di Gallera agli “pseudogiornalisti” non riguarda solo TPI, ma tutti noi cittadini (di L. Tosa) 

L’inchiesta completa di TPI sulla mancata chiusura della Val Seriana per punti:

•Quel 23 febbraio ad Alzano Lombardo: così Bergamo è diventato il lazzaretto d’Italia (Parte I inchiesta di Francesca Nava su TPI)

•ESCLUSIVO TPI: Una nota riservata dell’Iss rivela che il 2 marzo era stata chiesta la chiusura di Alzano Lombardo e Nembro. Cronaca di un’epidemia annunciata (Parte II inchiesta di Francesca Nava su TPI)

•Quelle migliaia di vittime che potevamo risparmiarci con la zona rossa ad Alzano e Nembro: i dati che certificano una tragedia

•”Quel 7 marzo a Bergamo: strade affollate e tutto aperto”: videoreportage di Selvaggia Lucarelli alla vigilia dell’inferno

•Bergamo, così vengono curati i pazienti da Coronavirus: sistemati anche nei corridoi. Il video dentro il Pronto Soccorso

•“Non vogliamo leggere le tue cazzate”: così rispose la Regione Lombardia, il 22 febbraio, alla segnalazione di creare ospedali ad hoc da Covid-19 per isolare i pazienti e fermare il contagio

•Dopo l’inchiesta di TPI sulla mancata chiusura di Alzano e Nembro, dalla Protezione Civile una prima conferma: la nota riservata dell’Iss era stata letta e valutata dal comitato scientifico

•“L’Istituto Superiore di Sanità ha raccomandato al governo la chiusura di Nembro e Alzano Lombardo”: così Gallera il 6 marzo scorso confermava la nota dell’Iss emersa grazie all’inchiesta di TPI | VIDEO

•Esclusivo TPI – Coronavirus, lavoratori finiti in terapia intensiva e giovani ricattati: così la Dalmine in Lombardia ha tenuto aperte anche le attività produttive non essenziali. Gli operai: “Abbiamo paura di contagiare le nostre famiglie”

•Conte risponde a TPI e scarica Fontana: “Se la Lombardia avesse voluto, avrebbe potuto tranquillamente fare la Zona Rossa ad Alzano e Nembro”

•No Conte, i giornalisti fanno domande, criticano e controllano, non devono “scrivere decreti”

•Esclusivo TPI – Com’è andato davvero il turbolento Consiglio regionale della Lombardia che non ha sfiduciato Gallera: il verbale

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