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Crisi Usa-Iran: è Guerra elettorale

Trump vuole innescare una guerra con l'Iran per un tornaconto elettorale interno. Secondo gli opinionisti di TPI, il presidente degli Stati Uniti punta infatti alla rielezione a novembre. Le analisi di Giampiero Gramaglia, Luca Telese e Giulio Cavalli

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 6 Gen. 2020 alle 07:15
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Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi per TPI

Usa-Iran, Guerra Elettorale – Il 2020 si è aperto con una rapida escalation della crisi tra Washington e Teheran: l’uccisione dell’influente generale iraniano Qassem Soleimani in un raid sull’aeroporto di Baghdad ordinato direttamente dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Il “generale ombra” era il comandante delle Guardie della Rivoluzione Islamica e una delle figure chiave della strategia dell’Iran in Medio Oriente, molto vicino alla Guida suprema iraniana, l’ayatollah Alì Khamenei. 

Trump rivendicando l’assassinio ha voluto sottolineare che “Soleimani stava pianificando imminenti e sinistri attacchi contro diplomatici e militari americani”. In tanti sostengono invece che l’eliminazione del generale iraniano sia stata una mossa funzionale perlopiù a spostare il dibattito interno Usa dall’impeachment alla difesa nazionale in vista delle elezioni presidenziali di novembre.

Il presidente degli Stati Uniti vuole innescare una guerra con l’Iran per un tornaconto elettorale. Trump punta alla rielezione: gli opinionisti di TPI Giampiero Gramaglia, Luca Telese e Giulio Cavalli convergono su questa lettura.

C’è il dubbio che il magnate presidente anteponga i suoi calcoli elettorali a ogni altra considerazione”, commenta Giampiero Gramaglia su TPI.

È della stessa idea Luca Telese che sulla tensione tra Teheran e Washington su TPI scrive: Altro che guerra al terrore: Trump utilizza l’Iran per vincere le elezioni“.

“La trappola di Trump segue uno schema classico dei conservatori in Occidente: cancellare le vie intermedie, appiattire ogni problema sullo schema sì-no, amico-nemico“, spiega Telese.

“Trump con la sua irresponsabile esecuzione da videogame, che eccita gli apprendisti stregoni del modernismo bellico, i sempiterni idioti del wargames e delle bombe intelligenti, scatena una nuova era del terrore perché spera di rinsaldare il patriottismo nazionalista e animare l’Internazionale dei fiancheggiatori a stelle e strisce, facendo dimenticare tutti i suoi noti scheletri nell’armadio, dal Russiagate all’impeachment, aggiunge.

“Preme anche sul campo democratico, entra a gamba tesa nelle primarie, sapendo che il dibattito da oggi si polarizzerà fra il babbionismo patriottico (alla Biden) e l’intransigenza pacifista (alla Sanders)”, continua.

“Un segnale di questo disagio sono i diversi tweet di auto-correzione di Elisabeth Warren, grande esperta di diplomazia, ma pessima regista di campagne di opinione, che ha dovuto modificare le sue prime prese di posizione per non essere annullata dalla lucida capacità comunicativa del vecchio Bernie”, scrive Telese nella sua analisi.

“Ovviamente quando inizierà a salire la psicosi degli attentati, e magari resterà per terra qualche cadavere, il trumpismo (come prima il bushismo) seguendo uno schema antico, logoro, ma sempre attivo nel teatro della Storia, chiederà agli elettori americani una nuova delega presidenziale in bianco, nel nome della necessaria soppressione di alcune libertà, e della provvidenziale sicurezza nazionale e mondiale”, dice ancora.

“Si vota, dopotutto, proprio nel 2020, siamo perfettamente nei tempi del calendario elettorale. Prima ti costruisci un Nemico, poi arruoli un esercito di tifosi nei social e nei media, e quindi vai alla guerra contro il Male assoluto cantando l’inno e sventolando la bandiera. Naturalmente, mentre fai tutto questo, cerchi di raccontarti al mondo come il paladino della libertà e della democrazia. Ecco il déjà vu. Ecco perché non bisogna arruolarsi nella truppa. Ecco perché non si può abboccare all’amo della propaganda di latta”, conclude Telese.

“Basta scorrere l’account Twitter di Trump per ritrovare una sua dichiarazione del 29 novembre 2011 contro Obama: ‘Per essere eletto Barack Obama inizierà una guerra contro l’Iran’, scriveva il magnate americano che ora, sulla poltrona presidenziale, è pronto a contraddirsi per incassare gli stessi benefici”, ricorda invece Giulio Cavalli sempre su The Post Internazionale.

“Oggi dalle finestre è entrato l’Iran. Qui, però, siamo oltre al solito inganno del fare la guerra per ottenere la pace e addirittura oltre al fare la guerra per la guerra: questa è un’offensiva che ha il solo scopo di pompare una campagna elettorale e soffiare nel super-io di qualcuno. Vale come buttare la palla in tribuna, solo che il pallone è una bomba”, aggiunge.

“Trump non è riuscito a trattenersi dal fare il Trump: alla fine ha ceduto al suo ego ipertrofico che ha bisogno di essere su tutte le bocche del mondo e, come tutti gli incapaci di costruire la pace, ha dovuto ripiegare sulle bombe per incassare una reazione (che sarà presumibilmente violentissima) e spostare il dibattito dalla politica alla difesa nazionale”, chiude Cavalli.

Anche Fulvio Scaglione è di questa opinione e su Famiglia Cristiana scrive: “Trump usa la politica mediorientale (e in genere la politica estera) per fini di politica interna. Eliminare un generale iraniano è un ottimo sistema per trasformare il tentativo di impeachment in un atto antipatriottico. E se per caso gli iraniani dovessero reagire, ecco una scusa perfetta per trasformare la campagna elettorale in un referendum tra chi vuole difendere l’America (lui, ovviamente) e chi vuole invece arrendersi. Ora chi lo accusa passerà per traditore degli Stati Uniti”.

Tensione Iran-Usa: è la guerra elettorale di Trump. Le opinioni e le analisi di TPI

L’uccisione di Soleimani è un calcolo elettorale di Trump: ora si rischia davvero una guerra Usa-Iran (di Giampiero Gramaglia)

Altro che guerra al terrore: Trump utilizza l’Iran per vincere le elezioni (di Luca Telese)

E così, ancora una volta, si fa una guerra per campagna elettorale (di Giulio Cavalli)

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