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Il Dominio degli uomini al Festival di Sanremo

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Secondo il cosiddetto “femminismo ideologico”, io sono un “MBE”, Maschio, bianco, eterosessuale. A rigor di logica, quindi, non avrei dovuto aver notato la clamorosa discrasia di un festival che, mai come quest’anno, ha rappresentato la vittoria di una polarizzazione che sta aumentando – e non riducendo – le differenze tra uomo e donna. E questo Festival è la vittoria più schiacciante di misoginia, sessismo, disparità.

Due sessantenni maschi eterosessuali hanno tenuto il microfono in mano per sedici ore, statistica alla mano, sulle venticinque interminabili di durata del festival. Escludendo le canzoni, sempre secondo la matematica, alle donne è stato lasciato il microfono per gli spiccioli, e sempre contestualizzate dentro una passerella che ricorda come il Barone Rotschild mostrava gli uccelli esotici che prima uccideva, poi impagliava.

Fiorello e Amadeus hanno presentato una lunga serie di donne, lasciando loro spazio per il tempo di un monologo, o facendo loro presentare brandelli di titoli di canzoni. In alcuni casi è stato lasciato spazio per una esibizione come per agli indiani veniva lasciato spazio in una riserva dai colonialisti.

Diciamocelo chiaramente: se Elodie e Matilda De Angelis, per dirne due tra tutte, avessero presentato il festival al posto di due anziani, cosa sarebbe successo? Per certo avremmo avuto più ritmo, più magia, più spontaneità, più bellezza, molto probabilmente più talento. Sicuramente non avremmo visto siparietti al limite del grottesco, improvvisati, stanchi, da villaggio turistico.

È quasi certo, anzi, è certo che Matilda De Angelis avrebbe presentato gli ospiti senza guardare per cinque sere consecutive il gobbo. Una attrice teatrale e cinematografica professionista arriva preparata sul set o sul palco.

Non guardavo il festival da trentasei anni, e immaginavo che “co-conduttrice” significasse co-condurre. Matilda De Angelis è arrivata sul palco, come tutte le altre ospiti, dopo circa un’ora dall’inizio della manifestazione. Perché né Fiorello né Amadeus erano preparati. L’avremmo perdonata a una donna? L’impreparazione? Mai.

Se decidiamo per un attimo di guardare la realtà oggettiva, fare calare il velo sulla ipocrisia e sulle parole di sfregio come “spigliata”, “bravissima”, “intelligente”, “talentuosa”, riservate dai due “maschi bianchi” alle ospiti soprammobile, ci rendiamo conto dell’inganno. Dobbiamo davvero sottolineare che una donna sia spigliata, bravissima e talentuosa?

Se riflettiamo su ciò che abbiamo visto, ci rendiamo conto che è barbarie. Prima di tutto, questo era l’anno per fare condurre una donna. Lo sanno sia Fiorello che Amadeus, a tal punto che l’anno prossimo non saranno più loro, e, speriamo, la Rai decida di affidare la conduzione a una donna.

In secondo luogo, soltanto l’Italia tra le nazioni occidentali non ha due conduttori, un uomo e una donna, in una manifestazione del genere. Perché non c’è stata alcuna conduttrice. Ci sono state delle ospiti esibite dal sistema con toni paternalistici e grotteschi buttate in pasto a pochi minuti di esibizione.

Alessia Bonari, l’infermiera, costretta anche a devolvere il suo compenso in beneficienza per tacciare le critiche. Lei sì, Fiorello e Amadeus no [Leggi anche: I cachet del Festival]. Le giornaliste, l’attrice con la sclerosi multipla, le attrici delle fiction, la modella esibita come un trofeo. Tutte donne di successo nel loro mestiere ridotte a gregarie di due stanchi, imbolsiti rappresentanti del dominio dell’uomo.

Aggiungiamoci Ibrahimović, che a conti fatti è stato il vero co-presentatore del festival, a discapito delle donne. Forse una donna non può capire ciò che vede un uomo, e quando un uomo si mette dalla parte delle donne, davvero, diventa deflagrante la distorsione. Perché, da uomo, io ho visto delle cose che sono intrinseche nel nostro meta-codice di maschi.

L’amicizia tra Fiorello e Amadeus, che protegge oltre la decenza, il cameratismo con il calciatore, e il loro sorriso beffardo da “comandiamo noi”. Se avessi dovuto girare un film alla Tarantino su Sanremo non avrei avuto dubbi. Avrei preso Matilda De Angelis ed Elodie, e con una frusta avrei costretto Amadeus e Fiorello a fare “gli ospiti”. Sei bravo Fiore! Sei spigliato Ama! Ora però, torna al tuo posto!

Sfortunatamente per tutti, non è andata così. Se poi vogliamo aggiungere le stridenti parole della Palombelli, già sottolineate in uno splendido articolo di Selvaggia Lucarelli, il quadro è completo.

Abbiamo messo la donna a fare il monologo o il siparietto, cosa volete di più? Siamo noi uomini a comandare. Il gioco psicologico è sempre lo stesso: metti due omosessuali che si baciano, metti un monologo sulla condizione femminile, e avrai la coscienza pulita. Non è vera parità, è un contentino squallido che, delle due, amplia le disparità.

Mi rimane in testa lo sguardo di Veronica Lucchesi, la cantante de “La rappresentante di lista”. Beffardo nome che spiega tutto, anche questo articolo. Veronica ha talento incredibile, la canzone era probabilmente la migliore del Festival. L’esibizione nella serata cover di Splendido splendente certamente la migliore, eppure relegati nelle retrovie. Lo sguardo di Veronica era stanco, a tratti triste. Perché già sapeva tutto. Non si può avere talento ed essere donna, in Italia.

Leggi anche: Sanremo è un flop perché cerca disperatamente una normalità che non c’è (di Selvaggia Lucarelli)

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