“È un’influenza, è colpa del 5G”: tutte le bufale dei complottisti sul Coronavirus, smontate una per una

Di Lorenzo Tosa
Pubblicato il 9 Mag. 2020 alle 08:16 Aggiornato il 9 Mag. 2020 alle 09:32
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Immagine di copertina

Chi credeva che, col Coronavirus, No-Vax e complottisti fossero scomparsi dalla circolazione, si sbagliava. Si stavano solo riorganizzando. Se è vero che durante le prime settimane d’emergenza, era più facile trovare una mascherina in giro che un cospirazionista sul web, nell’ultimo mese in rete si sono moltiplicate a dismisura teorie del complotto più o meno assurde, più o meno verosimili, quasi sempre prive di ogni fondamento scientifico. Siti, pagine e canali Youtube vecchi e nuovi sono letteralmente esplosi, in quella che molti considerano una sorta di nuova primavera complottista che non si registrava dai tempi del post 11 settembre. Al punto che è diventato difficile anche solo tenerne il conto e disinnescarla.

Come spesso capita, specie in periodi di crisi, le fake news viaggiano a velocità doppia, tripla rispetto a qualsiasi tentativo di debunking, col risultato che, mentre i contagi in Italia e in Europa cominciano timidamente a calare, sono cresciuti in maniera esponenziale i casi gravi di contagio da fake e vere e proprie bufale. E allora proviamo a vedere quali sono i principali, per capire cosa c’è di vero, cosa di inventato, e come difendersi in tempi di Coronavirus. Partendo dalla fine.

LA CURA AL PLASMA

La vulgata complottista recita più o meno così: “C’è una cura sicura, efficace al 100% che cura dal Covid-19, ma ce la tengono nascosta perché è gratuita e perché le lobby farmaceutiche vogliono lucrare sul vaccino”. La tecnica è quasi sempre la stessa. Si parte da una tesi vera, in parte vera o verosimile per affermare qualcosa di completamente sganciato dalla realtà. È vero, ad esempio, che la “cura al plasma” ha un suo fondamento scientifico e, in casi specifici, funziona molto bene. Peccato che non sia esattamente top secret. È talmente poco segreta che se ne conoscono le proprietà benefiche addirittura dal 1890, quando fu usato per curare la difterite e successivamente, nel 1918, l’influenza spagnola. Solo che non si tratta affatto di una cura miracolosa (anzi, ha parecchie controindicazioni che la rendono, in alcuni casi, rischiosa, come ha ricordato di recente anche la virologa Ilaria Capua), è irriproducibile su larga scala e può essere, dunque, utilizzata solo per trattare i pazienti più gravi. Infine – ed è la cosa più importante – non c’entra assolutamente col nulla col vaccino. La prima è una cura, il secondo è un metodo di prevenzione. È come mettere insieme le mele con le pere: metodo vecchio, ma sempre valido tra i complottisti.”

HANNO CHIUSO I PROFILI DI DE DONNO: CENSURA!

“Il professor Giuseppe De Donno è, per essere chiari, il Primario di Pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova: l’uomo che ha sperimentato apparentemente con successo la plasmaferesi sui primi 60 pazienti, e che i sovranisti hanno eletto immediatamente a “pioniere della cura al plasma”. Peccato che non solo la cura fosse nota da circa 130 anni, ma, se esiste un “pioniere” di questa specifica terapia in epoca di Coronavirus, quelli sono i medici cinesi, che l’hanno utilizzata con buoni risultati su 500 pazienti. Eppure, secondo Lega Salvini Premier, il filosofo Diego Fusaro e più o meno l’intera galassia sovranista del web, i profili social di De Donno sarebbero stati cancellati e, di fatto, censurati da oscuri poteri forti che avevano interesse a mettere a tacere il primario e le sue eccezionali scoperte. Peccato che, come è presto venuto fuori e confermato anche da diverse testate, era stato De Donno stesso ad aver chiuso i propri profili e a trincerarsi in silenzio stampa. Il primo caso al mondo di auto-complotto, di cui De Donno, più che complice, sembra essere vittima.

“IL VIRUS È STATO PRODOTTO IN UN LABORATORIO DI WUHAN”

E veniamo alla madre di tutte le teorie cospirazioniste in tempi di Coronavirus: la presunta origine artificiale (e tenuta nascosta dai cinesi) del Covid-19, sfuggito, più o meno volontariamente, da un laboratorio di Wuhan. Ora, su questo punto è necessario muoversi coi piedi di piombo mettendo da parte ogni convinzione o pregiudizio e attenendosi ai fatti. E i fatti, ad oggi, ci dicono che l’intera comunità scientifica internazionale (con l’unica nota eccezione di Luc Montagnier, Premio Nobel 2008 per aver scoperto, 25 anni prima, il virus dell’HIV e che, negli ultimi anni ha perso un po’ di lucidità – per usare un eufemismo – distinguendosi per proposte come la cura del Parkinson tramite la Papaya) sostiene che il Covid-19 sia da far risalire con ogni probabilità a un serbatoio animale e naturale al 100%.

Idea, questa, contestata da noti luminari come il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro e i due sovranisti nostrani Salvini e Meloni, pronti a sposare la tesi del virus creato in laboratorio dalla Cina, con tanto di richiesta danni monstre da 20 miliardi di euro avanzata dalla Lega nei confronti proprio di Pechino. Su questo punto specifico, alla luce anche della scarsissima trasparenza delle fonti cinesi, val la pena sospendere per un attimo il giudizio, in attesa di prove schiaccianti (che il Segretario di Stato Usa Pompeo giura addirittura di avere, senza tuttavia mostrarle) in un senso o nell’altro che mettano una volta per tutte la parola fine sulla vicenda.

“ALTRO CHE STRAGE: SONO MORTE MENO PERSONE DELL’ANNO SCORSO”

Per settimane ci hanno ripetuto, ovviamente senza mai citare alcun dato o cifra, che nello stesso periodo dell’anno precedente, il 2019, i numeri di morti totali in Italia sono stati superiori a quelli del 2020, a riprova di come il Coronavirus non sia altro che una bolla mediatica creata ad arte da media e politica per spaventare gli italiani e costringerli a una vaccinazione di massa (tanto, alla fine, si finisce sempre lì). Poi, il 4 maggio scorso, l’Istat ha diffuso i dati della mortalità relativi al primo trimestre dell’anno 2020. I risultati sono sconvolgenti: a marzo la mortalità è aumentata del 49,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, con addirittura uno spaventoso +568% a Bergamo e provincia, anche se nel resto d’Italia la situazione è a macchia di leopardo. Difficile aggiungere altro.

IL GRANDE COMPLOTTO DEL 5G

Addirittura qui le teorie sono due. La prima: “Il 5G indebolisce le difese immunitarie di chi ne è esposto, aumentandone drasticamente le possibilità di contagio”. La seconda è addirittura fantascientifica: “La trasmissione stessa del Covid è provocata e amplificata dalle onde elettromagnetiche delle antenne 5G”. Se nel primo caso, al momento, non c’è alcuna prova scientifica dei danni prodotti dal 5G (in futuro chissà), quello che di sicuro non esiste è alcun collegamento con il Covid, che, come tutti i virus, non si muove attraverso onde elettromagnetiche ma tramite il contatto diretto (o indiretto) tra le persone. L’unico appiglio dei complottisti è un paper dell’università di Boston del 2011 nel quale si fa riferimento alla possibilità (mai realmente provata, per altro) che alcuni batteri sarebbero in grado di comunicare tra loro attraverso segnali elettromagnetici. Piccolo particolare: nel paper non si parla mai di 5G e, men che meno, di Coronavirus o anche solo genericamente di virus, ma semplicemente di batteri. Anche se il paper dovesse essere dimostrato, il Coronavirus non c’entra nulla.

GIULIO TARRO E IL NOBEL

Insieme al già citato Montagnier, è l’uomo più citato in questo periodo dai complottisti italiani. Solo che, a differenza di Montagnier, non ha mai vinto il Premio Nobel, anche se avrebbe – stando alla vox populi – ricevuto svariate nomination. Peccato che le nomination al Nobel vengano rivelate da Stoccolma solo 50 anni dopo essere state proposte. Quindi, anche se fosse vero, bisognerà aspettare così tanto, che il Coronavirus sarà solo – si spera – una triste pagina sui libri di Storia. Ma cos’ha detto il virologo? Tante, forse troppe. La più nota dichiarazione, al momento, è questa: “Il vaccino non serve, il Coronavirus andrà via da solo col caldo”. Ipotesi, quest’ultima, non avallata, ad oggi, dalla comunità scientifica, in mancanza di prove certe.

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