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“Nessun golpe giudiziario contro di me”, lo scontro tra Matteo Salvini e la magistratura

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Il ministro Salvini si è più volte scagliato contro la magistratura, definendo le indagini a suo carico delle "medaglie"

Dopo le pesanti dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi contro giudici e magistratura, il ministro dell’Interno Matteo Salvini l’8 settembre 2018 ha smorzato i toni, affermando che “non c’è nessun golpe giudiziario” contro di lui.

“Ci sono delle inchieste, spero che facciamo bene e in fretta”, ha detto il ministro a margine del Forum di Cernobbio.

“Rispetto il lavoro di tutti. Non mi tolgono il sonno: vado avanti a lavorare per fare quello che gli italiani mi chiedono di fare. Non sono al di sopra della legge”.

Le dichiarazioni del ministro Salvini si riferiscono a due differenti processi che riguardano rispettivamente i migranti della nave Diciotti e i fondi della Lega. 

In riferimento a quest’ultimo caso, l’attuale leader della Lega ha più volte dichiarato che la vicenda non lo riguarda direttamente, ma non ha comunque  risparmiato le critiche nei confronti dei giudici che si occupano del caso.

“Una vicenda del passato, spero che la Procura di Genova impegni il suo tempo sul disastro del ponte Morandi”, aveva infatti affermato in una conferenza stampa del 6 settembre Matteo Salvini, rispondendo a una domanda sul sequestro dei fondi della Lega disposti dal tribunale del riesame di Genova.

“È una vicenda di 8-9-10 anni fa, i processi alla storia non mi affascinano. Se ci vogliono togliere tutto, lo facciano, abbiamo gli italiani con noi. Facciano quel che credono”.

Il 7 settembre il ministro ha ricevuto un atto da parte della procura di Agrigento, che ipotizza per Salvini il reato di “sequestro di persona aggravato”.

I giudici hanno anche inviato al Tribunale dei ministri gli atti in merito al caso della nave Diciotti che vedono coinvolto il leader della Lega.

Matteo Salvini aveva aperto la busta contenente l’atto della procura in diretta Facebook per condividere la notizia con i suoi follower.

“Sono indagato”, ha affermato il ministro dopo aver letto il contenuto dell’atto. “Dovrebbe essere il famoso sequestro di persona aggravato dal fatto che io sia un pubblico ufficiale, aggravato dal fatto che a bordo ci fossero dei minori e per il fatto che e’ andato avanti per più giorni. Dovrebbero essere 15 anni”.

Il ministro ha commentato la vicenda anche a margine del Forum di Cernobbio: “Se sono un sequestratore ne trarrò le conseguenze penso di essere un esecutore di quello che mi chiede il popolo italiano”.

I primi attacchi ai giudici erano giunti però all’indomani dell’avvio delle indagini a suo carico sul caso Diciotti.

“Rischio 30 anni di galera per avere difeso il diritto alla sicurezza degli Italiani? Sorrido, lavoro ancora di più e tiro dritto”.

Una delle frasi più ricorrenti pronunciata da Matteo Salvini contro i giudici e con cui il ministro ha cercato di sminuire le indagini a suo carico è stata: “Altra denuncia, altra indagine, altra medaglia”.

Il cambio di toni del ministro dell’Interno sembra far seguito al chiarimento avvenuto nella serata del 7 settembre tra gli alleati di governo.

I 5 stelle infatti avevano preso le distanze dalle parole di Salvini. “Quando non siamo d’accordo io a Salvini glielo dico”, aveva dichiarato Luigi Di Maio.

“E ieri a Salvini ho detto che non deve attaccare i magistrati, perché sono gli stessi magistrati che arrestano i corrotti, i mafiosi e gli scafisti, e di questo siamo contenti, allo stesso modo i magistrati si rispettano quando ci indagano”.

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